Il cuore femminile dell’agricoltura: Rossana Zambelli Direttore Generale CiA-Agricoltori italiani

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Il cuore femminile dell’agricolturail cuore femminile dell'agricoltura rossana zambelliDi Rossana Zambelli si capisce subito che dice quello che pensa e pensa ciò che dice. E a rileggere le interviste più recenti colpiscono risposte che rappresentano una sorta di manifesto esistenziale: “Il mio sogno? mettere l’esperienza al servizio degli altri. Aiutarli a crescere. Far passare il messaggio che c’è una grande forza nel noi e meno nell’io”.

E ancora : “Ho sacrificato i tempi della vita privata, la competizione è stata a tutto tondo, il mio impegno è stato scandito da ritmi e tempi maschili”.  Non ha rimpianti Rossana Zambelli, 36 anni di CiA-Agricoltori Italiani e dal 2010 al vertice operativo di una fra le maggiori Confederazioni di coltivatori ed imprenditori agricoli del paese, ma non rinuncia a sottolineare quante sostanziali differenze permangano per le donne e per le manager in particolare.

Pacatezza e concretezza, ma anche consapevolezza d’esercitare un ruolo di responsabilità che incide e ha riflessi sull’attività economica di milioni di persone e sulla qualità dei prodotti agricoli. Non è poco.

  • Che significa gestire operativamente un’organizzazione nazionale di coltivatori e imprenditori agricoli con 900 mila iscritti e un indotto esponenziale ?

Gestire un’organizzazione come la Confederazione Italiana degli Agricoltori è allo stesso tempo un grande impegno e un immenso onore. Un impegno perché richiede sempre la massima attenzione e responsabilità, che vuol dire giorni esclusivamente dedicati al lavoro, notti passate a fare riunioni. Con ritmi e tempi dettati dalle questioni aziendali, dalle urgenze del settore.

Ma è anche e soprattutto un onore, quello di difendere e tutelare gli agricoltori, l’agricoltura, che non soltanto è la “dispensa del Paese”, ma manutiene il territorio e i paesaggi rurali; crea occupazione soprattutto per le fasce più deboli, come donne e giovani; produce “welfare” e servizi assistenziali ed educativi con le Fattorie sociali e le Fattorie didattiche.

  • Come interviene la Direzione nazionale in caso di emergenze?

Le sedi zonali, provinciali e regionali della CiA sono molto attive sul territorio e, in caso di emergenze, sono le prime a muoversi per effettuare il monitoraggio delle aree a rischio, stimare danni e perdite per gli agricoltori colpiti e, quindi, valutare provvedimenti a sostegno dei produttori.

In questo quadro, la Direzione nazionale fa da “cabina di regia” per coordinare le attività con le regioni coinvolte e disporre le azioni utili per aiutare gli imprenditori agricoli, fungendo anche da “megafono” con il Governo.

  • Andamento dei rapporti con l’Europa?

Sono trascorsi trent’anni da quando la CiA ha messo piede a Bruxelles. Era il 1985 e da allora questo percorso in Europa è proseguito senza interruzioni, con la Confederazione protagonista e partecipe delle varie tappe che hanno caratterizzato la trasformazione dell’Unione europea.

In qualità di organizzazione di rappresentanza del mondo agricolo, l’impegno che ha caratterizzato questi tre decenni di lavoro si è dipanato prioritariamente lungo le fasi del processo di riforma della Politica agricola comune. In tal senso, siamo onorati e soddisfatti di aver contribuito alla costruzione della Pac che resta, a nostro avviso, la più importante politica economica attuata dall’Ue nei suoi oltre cinquant’anni di storia.

Da quel lontano 1985 in poi, la CiA ha sempre messo al centro della sua visione di sviluppo del settore agricolo l’importanza della cooperazione con le Istituzioni europee.

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Il Presidente e il Direttore della Confederazione agricoltori Dino Scanavino e Rossana Zambelli
  • Cosa manca maggiormente alla politica agricola, governativa e regionale, del nostro Paese?

Negli ultimi anni gli interventi di politica nazionale, seppur per molti ambiti condivisi e apprezzabili, sono stati spesso attuati per far fronte più a situazioni di emergenza che per gestire l’ordinarietà. In quest’ottica, ciò che è necessario è una visione d’insieme, al cui interno sia definito un progetto organico d’interventi che inserisca a pieno titolo l’agricoltura nell’agenda economica nazionale.

La gestione delle crisi e della volatilità dei mercati, la semplificazione, la centralità dell’agricoltura nei rapporti di filiera e il reale riconoscimento del ruolo sociale ed ambientale svolto quotidianamente dalle imprese: sono questi alcuni dei principali pilastri su cui costruire le politiche future.

Accanto a ciò, gli interventi territoriali dovranno, da un lato, facilitare l’applicazione delle regole nazionali, dall’altro essere più efficaci ed efficienti nell’implementare delle misure che la politica europea di sviluppo rurale gli affida.

  • Settori che vantano un maggiore sviluppo e altri che invece segnano il passo o sono in crisi? 

Le crisi sono ricorrenti e, di anno in anno, coinvolgono alcuni dei principali settori del sistema agricolo Made in Italy. Il 2016, ad esempio, è stato caratterizzato da una calo del 5% dei prezzi pagati agli agricoltori con riduzioni diffuse in tutti i principali comparti tra cui, per citare uno di quelli in maggiore sofferenza, il cerealicolo.

Altre produzioni, ad esempio la frutta estiva, sono andate leggermente meglio se paragoniamo le performance a quelle del 2015. In definitiva, per tornare a quanto sopra osservato, la definizione di strumenti moderni e dinamici per gestire le crisi di mercato rappresenta una delle priorità d’intervento nel prossimo futuro.

  • Quanto, e rispetto a quali Paesi, incide la concorrenza estera sulle produzioni italiane?

L’Italia ha scelto di percorrere con successo la via dell’internazionalizzazione ormai da diverso tempo. Nell’ultimo anno il Belpaese ha esportato nel mondo 36,8 miliardi di euro tra prodotti agricoli, cibi e bevande. In tale contesto, i nostri principali mercati di sbocco, sono, in ordine decrescente, la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Usa.

Al tempo stesso, non dimentichiamo che la nostra bilancia commerciale agroalimentare è in deficit. Ciò vuol dire che importiamo più di quanto esportiamo.

Sempre nell’ultimo anno, ad esempio, Germania, Francia e Spagna, insieme, hanno spedito verso l’Italia 15,6 miliardi di euro di prodotti agroalimentari. Se, invece, consideriamo la crescita percentuale delle vendite verso l’Italia, è stata la Cina a far registrare la dinamica tendenziale più importante (+20%) seguita dagli Stati Uniti (+10%). il cuore femminile dell'agricoltura rossana zambelli

  • Rischio trattato transatlantico (TTIP) superato o no? E come si sarebbe comportata la Confederazione Agricoltori Italiani se lo avessero approvato?

L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America ha fatto tramontare qualsiasi ipotesi di negoziato di libero scambio tra Unione Europa e Usa. Del resto, uno dei primi provvedimenti adottati dal neo presidente è stato la sospensione del Partenariato Trans Pacifico (TPP) che, rispetto al TTIP, era entrato in una fase più avanzata e operativa.

Non vi è dubbio che, all’interno del negoziato tra Ue e Usa, quello agroalimentare è stato uno dei settori più coinvolti e che maggiormente ha attirato l’interesse dell’opinione pubblica e la sensibilità dei consumatori.

In tale ambito, come ribadito in più di un’occasione, la posizione della CiA è sempre stata quella di un’apertura, ma non a tutti i costi. Qualsiasi accordo commerciale di libero scambio non può in alcun modo prescindere dalla tutela delle produzioni tipiche italiane e dalla salvaguardia della redditività delle imprese agricole. 

 

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