HomeMafia SecretsIl Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia

Il Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia

Nell’oscuro labirinto della storia criminale dell’Italia gli anniversari passano stanchi, corrosi dalla retorica e dall’oblio. Le commemorazioni delle date delle stragi e dei delitti di mafia si alternano ripetitive, senza mai un bagliore di verità e giustizia, spesso involontariamente fini a sé stesse e con l’agghiacciante prospettiva di trasformarsi nei funerali della Costituzione e dello Stato di diritto.

Il Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia
Nando Dalla Chiesa

“Le verità parziali le abbiamo avute, ma c’è sempre un pezzo che manca, che rimane fuori e non si può provare in tribunale” ha osservato il sociologo Nando Dalla Chiesa il figlio del Generale Prefetto dei 100 giorni nella Palermo allora irredimibile.

Il Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia
Michele Costa

“Forse inconsciamente non si vuole cercare la verità perché si ha paura di trovarla”, accusa l’avvocato Michele Costa, figlio del Procuratore capo assassinato da un sicario di cosa nostra poco dopo l’emissione di una inedita raffica di ordini di cattura nei confronti di boss e fiancheggiatori delle cosche.

Anche se essenziali all’elaborazione della memoria collettiva e alla sua trasfigurazione in esempi storici, le commemorazioni da sole non bastano, soprattutto se invece di elaborare l’angoscia si trasformano in retorica dell’apparenza.

“La retorica dovrebbe essere un ponte, una strada, ma in genere é una muraglia, un ostacolo”, scriveva Jorge Louis Borges. Un ostacolo alla verità.

Il Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia
Il Procuratore Gaetano Paci

“Il corso del tempo non può mai essere un elemento positivo, soprattutto se si tiene conto che stragi e omicidi che hanno funestato il nostro Paese sono stati condizionati da raffinate strategie di depistaggio che ne hanno allontanato la possibilità di arrivare alla verità” osserva il Procuratore di Reggio Emilia Gaetano Paci, per decenni in prima linea in Sicilia e Calabria contro mafia e ‘ndrangheta, per il quale é essenziale alzare il livello investigativo e giudiziario antimafia.

Il lungo tempo trascorso può trasformarsi in fattore positivo? Può determinare la scoperta di dossier celati, consentire incroci di dati complessivi, aggiungere testimonianze inedite, far valutare col senno di poi il mosaico dei vertici dei servizi segreti, degli apparati investigativi e giudiziari di quegli anni cruciali e, soprattutto, far acquisire eventuali pentimenti e rivelazioni di boss detenuti?Il Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia

“Forse per qualcuno di questi elementi probatori, si pensi all’agenda rossa sottratta sulla scena della strage di via d’Amelio, il recupero non sarà mai possibile. Ciò non impedirà, tuttavia, a chi ha conoscenza, indipendenza e determinazione di poter ancora acquisire importanti elementi. Così è accaduto per la strage di Bologna, per la quale sono stati ritrovati straordinari elementi documentali, provenienti da Licio Gelli che dimostrano che ne era stato il finanziatore. Documenti che giacevano negli archivi del tribunale”.

E’ credibile che l’eventuale coinvolgimento diretto di apparati deviati non abbia lasciato alcuna traccia testimoniale e documentale, nessun riscontro verificabile neanche a livello di contabilità, disponibilità di numeri telefonici, tabulati di voli di stato, colloqui carcerari, trasferte, rapporti, relazioni di servizio, segnalazioni e altro?

“Negli anni sono stati raggiunti importanti risultati sul coinvolgimento, diretto o indiretto, di soggetti di vertice dei nostri servizi di sicurezza, che avrebbero dovuto garantire la sicurezza del paese, nelle strategie di depistaggio. Si pensi agli incarichi extra-ordinem e perciò illegittimi conferiti dal Procuratore Sisti di Bologna ai vertici all’epoca della strage e del Procuratore di Caltanissetta Tinebra a Bruno Contrada. Si pensi inoltre al devastante depistaggio realizzato da Arnaldo La Barbera di cui solo recentemente é emersa l’appartenenza occulta ai servizi. È possibile che altre figure emergeranno, allorquando verranno chiariti i ruoli di coloro che hanno assicurato le coperture dei latitanti di lunga durata, compreso Matteo Messina Denaro.”

Stragi e delitti chiave che hanno determinato ulteriori omicidi e attentati ?

“Le stragi di Bologna, Italicus, Dalla Chiesa, Chinnici e gli omicidi di Pier Santi Mattarella e Pio La Torre hanno saldato un collegamento tra entità criminali e statali che hanno caratterizzato la strategia stragista degli anni ‘90. Iniziata con l’omicidio di Salvo Lima il 12 marzo 1992, é proseguita con un programma che subì una serie di variazioni in corso d’opera, a cominciare dalla stessa strage Borsellino la cui realizzazione fu oggetto di “un’accelerazione” che sorprese persino gli stessi uomini di fiducia di Salvatore Riina. Vennero abbandonati alcuni propositi che cosa nostra coltivava da tempo, come l’organizzazione degli omicidi di Calogero Mannino, Claudio Martelli e Piero Grasso ed altri se ne aggiunsero. Come le stragi in continente e quelle tentate e realizzate in Calabria tra il ‘93 e il ’94, in cui altre entità assunsero un ruolo decisionale relegando a Cosa Nostra la compartecipazione alla mera esecuzione.”Il Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia

Continuità operativa o soltanto, per così dire, “tradizionale” fra i padrini detenuti e i capi della nuova mafia in evoluzione nelle province dell’isola, in particolare a Trapani e Palermo ?

“Gli arresti, le condanne all’ergastolo e a lunghe pene detentive e anche i decessi, hanno mutato molto gli organigrammi. Ed é cambiata molto anche la “qualità” dei leader e degli affiliati. Un tempo dovevano avere attitudini militari, per perpetrare omicidi, intimidazioni ed estorsioni. Ed occorreva ricercare all’esterno le competenze professionali. Oggi prevalgono le doti mercantili e relazionali per gestire i flussi di denaro accumulati con i traffici di stupefacenti e per inserirsi nell’economia legale.”

Quante chance attribuisce all’eventuale pentimento dei capimafia detenuti che si sono resi conto di non avere nessuna speranza di uscire dal carcere o di accedere ai benefici penitenziari attraverso la normativa dell’ergastolo ostativo?

“Alcuni irriducibili è difficile che si pentano perché sono rimasti legati all’ideologia corleonese/ndranghetista della sopportazione del carcere come elemento distintivo, utile anche per accrescere l’autorevolezza criminale dei familiari in libertà. Altri sono in attesa di comprendere quali spazi si apriranno con la riforma dell’ergastolo ostativo e con quelle che ciclicamente, al di là della buona fede dei proponenti, mirano al ridimensionamento dell’apparato di contrasto ( si pensi alle intercettazioni, al concorso esterno, alle misure di prevenzione ), non escludendo ( come è avvenuto nel corso del processo ‘ndrangheta stragista da parte di Giuseppe Graviano ) il ricorso a messaggi intimidatori/ricattatori verso quei settori della classe politica ritenuta a loro più vicini”Il Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia

Esisterà mai, o rimarrà una leggenda giornalistica, un pentito di Stato, cioé un esponente istituzionale che ammetta le proprie responsabilità e indichi, magari post mortem,  le complicità in merito alle stragi e ai delitti di mafia?

“Credo che questa rimarrà una ipotesi irrealistica sino a quando troveranno copertura o solidarietà politica coloro che hanno avuto responsabilità dirette od indirette nelle stragi.”

Con la ‘ndrangheta calabrese lo Stato sta compiendo gli stessi errori e le stesse connivenze verificatesi nei confronti del contrasto a cosa nostra? 

“La ndrangheta ha una storia molto complessa, pari a quella di Cosa Nostra, che ha potuto contare in modo indefettibile sulle coperture istituzionali a vari livelli, compreso quello giudiziario. Soltanto dalla fine degli anni ‘90, con il maxi processo Olimpia, e poi con alcuni processi ( come Crimine nel 2016 o il recente Gotha, di cui è appena stata depositata la sentenza di primo grado ) é stata messa a nudo la sua struttura e il grado ed il livello delle complicità istituzionali di cui ha goduto. Si é verificato un ritardo di almeno vent’anni da parte dello Stato nel suo complesso che le ha permesso di crescere e svilupparsi in tutto il mondo.”Il Procuratore Gaetano Paci: alzare il livello investigativo antimafia

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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