Il rifidanzamento della mistica con la politica

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Il rifidanzamento della mistica con la politica
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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Augusto Cavadi

Né la mistica né la politica godono di grande popolarità. Alla prima associamo volti emaciati di eremiti nel deserto e pupille all’insù di pallide suorine estasiate; alla seconda i sorrisi furbetti di maneggioni in grado di contraddire le proprie affermazioni di una settimana prima senza l’accenno di un rossore.Il rifidanzamento della mistica con la politica

Nel recentissimo Misticopolitica. Orizzonti della spiritualità post-religiosa (Effigi Edizioni, Arcidosso 2022) Federico Battistutta prova a dare un’idea differente sia della mistica sia della politica per arrivare a chiarire il senso del neologismo “misticopolitica” che, a suo avviso, designa un processo storico-culturale odierno meritevole d’attenzione.

I tratti essenziali di un’esperienza mistica li ha ben trattati, già all’inizio del Novecento, William James: “l’ineffabilità (l’esperienza mistica è vissuta sempre in prima persona), l’intuizione (è il risultato di una forma di conoscenza non ordinaria), l’instabilità (tale condizione, salvo rare eccezioni, non è permanente) e la passività (può essere attività nella fase di induzione, ma, una volta avvenuto il passaggio, il soggetto risulta passivo)” (p. 31). Essa è dunque poco catalogabile e poco controllabile: di conseguenza guardata con sospetto dalle istituzioni religiose e non di rado condannata e perseguitata.

Il rifidanzamento della mistica con la politica
Federico Battistutta

Anche in ambito sociale l’autore – con ampi riferimenti alla saggistica contemporanea – ritiene riduttivo limitarsi a registrare la “insoddisfazione verso i partiti” (Piero Ignazi) e verso la politique politicienne e ignorare, o sottovalutare, quei numerosi e vasti movimenti (dal Black Lives Matter degli U.S.A al Fridays for future promosso da Greta Thunberg in Europa) che si presentano come “nuove modalità di socializzazione in grado di mettere in discussione le tradizionali classificazioni politologiche” in nome di una “utopia” intesa quale “manifestazione creativa, inscritta nel processo storico che interroga criticamente la staticità e il conformismo della realpolitik in auge” (p. 51).

Solo dopo aver focalizzato i due poli (la mistica e la politica) ci si può accostare alla categoria recente di “misticopolitica” che vorrebbe essere una terza via fra i due errori sinora consumati nella storia: dunque (seguendo R. Panikkar) né “commistione acritica di religione e politica” che “conduce a forme di totalitarismo, più o meno teocratiche” né “separazione” schizofrenica fra “una religiosità ultramondana da una parte e una politica come mero esercizio del potere dall’altra” (p. 23).Il rifidanzamento della mistica con la politica

In positivo, la misticopolitica è, innanzitutto, un ampliamento di orizzonti: la politica non può “riguardare solo la polis”, ma deve abbracciare i destini del pianeta; trasformarsi in “cosmopolitica” (p. 24) . Questo allargamento del campo visivo e operativo comporta un mutamento qualitativo: non basta la scienza dell’ambiente (ecologia), serve una sapienza ambientale (ecosofia) condivisa da cittadini e cittadine ‘comuni’ – ben al di là degli ambiti istituzionali delle chiese e dei partiti – grazie alla quale si avverta la Terra come il contesto di relazioni irrinunciabili con il resto dei viventi. Nell’ottica eco-sofica cade ogni rigido dualismo fra umano e non-umano: c’è una sacralità in alcune manifestazioni dell’essere umano, ma ce n’è anche in tante manifestazioni della natura extra-umana (cfr. pp. 24 – 26).

Nel libretto, agile ma intenso, Battistutta restituisce – attraverso l’evocazione di personaggi, correnti di pensiero, movimenti sociali – alcune tratti della “misticopolitica” attuale. A partire dalla teologia  della liberazione in America latina e arrivando alla “decrescita”, all’eco-femminismo, all’ecologia “profonda”, sono tutte esperienze teorico/pratiche con “un denominatore comune”: “individuare scelte alternative” (p. 71)  al “neoliberismo come la religione contraffatta di questo tempo, con il suo sistema di credenze posto come irrefutabile, a cominciare dall’individualismo ontologico elevato a dogma indiscutibile” (p. 73). Non si tratta di “vagheggiare il ritorno a una Madre Natura idealizzata” quanto di insistere “sull’importanza di provare empatia e dolore come sensibilità politica” (p. 71), contestando – già a partire dalle proprie scelte quotidiane – quella “divinizzazione del mercato” che lo spaccia, fraudolentemente, come “onnisciente, onnipotente e onnipresente” (p. 73) e che ci illude di afferrare la felicità moltiplicando il possesso e il consumo.Il rifidanzamento della mistica con la politica

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