Intervista a Peppino Caldarola: “Pochi programmi e tante polemiche. Ma tutti i leader si giocano molto”

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Intervista a Peppino Caldarola
Peppino Caldarola
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Pubblichiamo l’intervista di Gianfranco D’Anna a Peppino Caldarola
apparsa sabato 3 giugno sul “Il Giornale di Sicilia
Intervista a Peppino Caldarola
Peppino Caldarola
Tutti in campo. Occhi puntati su Roma, Milano, Torino, Napoli. Più di 13 milioni gli italiani chiamati alle urne per eleggere i sindaci di oltre 1.300 Comuni, tra i quali anche Cagliari, Bologna e Trieste. Soprattutto nelle città il dibattito sulle gravi problematiche delle periferie e delle carenze dei servizi cittadini è stato quasi sempre oscurato dal confronto sul referendum costituzionale di ottobre.  “Queste comunali sono il trionfo del surreale. Pochi programmi, molte contrapposizioni sul referendum, spesso nello stesso partito” concorda l’editorialista ed ex direttore dell’Unità, Peppino Caldarola.   ”Eppure si tratta di decidere come saranno amministrate grandi aree metropolitane. Il cuore dell’Italia. Colpa forse di alcuni candidati inadeguati o addirittura molto simili, come Sala e Parisi a Milano. Ma l’esito del voto avrà un peso politico notevole” sottolinea Caldarola.
 
  • Da Renzi a Grillo, a Berlusconi, Salvini, Meloni, Alfano: cosa si stanno giocando i leader?
Matteo Renzi non crede nelle amministrative, ma paradossalmente se le vince non si rafforza, se le perde sarà in un mare di guai. Grillo può pure vincere a Roma, dando un segnale di potenza, ma la Raggi in dodici mesi data la sua palese inadeguatezza può distruggere ogni ambizione grillina. Matteo Salvini seguirà con emozione la corsa di Giorgia Meloni, se la giovane leader andrà al ballottaggio l’alleanza fra Fratelli d’Italia e la Lega ha futuro, in caso contrario si prefigura un divorzio. La Meloni si gioca la partita della vita. Comunque andrà, la destra di piazza e radicale è rappresentata da lei. Angelino Alfano è ormai in terra di nessuno. Il famoso Centro, per cui ci sarebbe spazio, non viene occupato se non da Verdini visto che anche Casini ha abbandonato quel che rimaneva dell’Udc. Silvio Berlusconi starà attaccato come una cozza a Parisi, perché una sua vittoria riaprirebbe il gioco nazionale anche nel centro destra perché il mondo berlusconiano è quello che ha subito più defezioni e smottamenti”
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  • Cosa c’è davvero in gioco? Di quanti significati si sono caricate queste amministrative?
I significati essenziali sono due: il primo riguarda lo scontro governo-minoranze. Se Renzi perde a Roma o a Milano, o peggio in entrambe, il suo governo traballerà, e molto,anche se il Premier esclude le dimissioni. Il secondo significato è nello scontro interno agli schieramenti. Un buon risultato di Parisi e ipoteticamente di Marchini rafforzerebbe Berlusconi e ne rilancerebbe la leadership. Una sconfitta nella Capitale o a Milano indebolirà la presa di Renzi sul PD e avvierà un combattuto congresso.”
  • La sfida elettorale delle amministrative  accentuerà ulteriormente i contrasti sul referendum costituzionale di ottobre?
“ Quella del  referendum sarà una partita dura e difficile. Sulla carta dovrebbe vincere Renzi perché il tema di una Camera decidente e di un Senato delle regioni       non costoso, è molto attraente per chi critica la politica, e in Italia sono tanti. La vittoria del No chiuderebbe questo capitolo di riforma dopo tre bicamerali fallite e due referendum contrari. Tuttavia il referendum è ormai troppo politicizzato e quindi sembrerà un plebiscito pro o contro il governo. Qui si vedrà se Renzi ha un consenso vero o lo sta perdendo. Se vincerà ci porterà al voto per rafforzarsi definitivamente.”
Intervista a Peppino Caldarola
  • Il Paese avverte il senso delle riforme avviate dal Governo o guarda maggiormente ai provvedimenti economici e pensionistici?
“Provato dalla crisi il paese guarda all’economia poi si scalda anche su altre cose. Ma l’Italia è ancora un paese a rischio. I dati  economici non fanno stare sereni. Il lavoro continua a mancare soprattutto al Sud. Il paese vorrebbe riforme di tipo diverso dal job act, provvedimenti anti-povertà, iniziative per lo sviluppo. Meno chiacchiere e più fatti  cioè!”
  •  Giustizia , Regioni, innovazione?  quali le altre riforme più urgenti?   
“Quello della Giustizia è ormai un antico groviglio di nodi che non si riescono a sciogliere e ad  affrontare perché la magistratura vuole l’ultima parola. Ingiustificatamente. Le Regioni sono fonti di sprechi, scandali e di malgoverno. Sono anche troppe, ci vorrebbe un’idea nuova. L’innovazione è la carta vincente in tutto il mondo. Noi siamo un paese a pelle di leopardo. Il nuovo convive col vecchio. Qui ci vorrebbe una radicale rottamazione.”      
  • I 70 anni della Repubblica e la grande, corale, risposta popolare, politica e istituzionale alle celebrazioni del due giugno promosse dal Presidente Mattarella fanno intravedere un orizzonte di maggiore coesione fra le forze politiche per fronteggiare le emergenze dell’economia, dei migranti e le possibili crisi internazionali ?
“E’ stato bello vedere questo 2 giugno unitario. Se lo merita il Presidente, se lo meritano le nostre Forze armate che stanno accrescendo il prestigio dell’Italia dovunque nel mondo siano state e sono impegnate.  ” L’amor patrio” non dovrebbe più dividere gli italiani. Siamo ancora un grande e bel paese, gli italiani nel mondo ci riempiono di orgoglio, possiamo tornare ad essere una vera potenza economica. Peccato per la politica troppo rissosa che spesso frena o, peggio, ostacola la ripresa”
  • Quanto peserà l’astensionismo?
 “La democrazia è partecipazione, l’ha cantato Giorgio Gaber e l’hanno sottolineato grandi filosofi. Se l’area della partecipazione si restringe, anche se si accresce la possibilità della governabilità, si innesca una sorta di bomba sociale e politica che scoppiando può travolgere tutto. Malgrado le stupidaggini che si leggono sui partiti di massa, questi allargavano partecipazione e consenso e davano solidità alla democrazia. Immagino che per tanti la scelta sarà fra il voto e il non voto. Per altri ancora sarà la ricerca del male minore. La scelta del non voto é una rinuncia, legittima ma che non autorizza poi recriminazioni. Chi non vota, in pratica perde astrattamente il diritto di lamentarsi , di protestare”
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