Dolore e rabbia, ma anche autoanalisi a Washington e in Europa per l’onda lunga del terrorismo islamico che lega il 20° anniversario dell’11 settembre all’apocalisse afghana di ieri e di oggi.
Santuario del fondamentalismo e goccia che fa traboccare i fermenti sotterranei dell’Islam, l’Afghanistan è l’altra faccia degli attentati alle Twin Tower di New York e al Pentagono. Un minaccioso convitato di pietra che aleggia sulle commemorazioni.
Più che le zone interne della Siria al confine con l’Iraq, lo Yemen, la Somalia, il Sahel e le altre aree controllate dai fondamentalisti islamici, Kabul rappresenta l’esempio concreto e dirompente della revanche del terrorismo. Una vendetta senza tempo, in grado di costringere alla ritirata superpotenze nucleari come Russia e Stati Uniti. “ E’ uno scontro fra civiltà e inciviltà” sintetizza Ugo Intini già Vice Ministro degli Esteri del Governo Prodi e mediatore delle Nazioni Unite in Afghanistan.

Perché 11 settembre?
I fanatici possono a volte, sul piano tattico e operativo, essere assolutamente razionali ed efficienti. Bin Laden e dopo di lui gli altri hanno cominciato con l’11 settembre una guerra di lungo respiro contro la civiltà occidentale, usando la nostra tecnologia ma aborrendo i nostri costumi.

Risposta dell’occidente adeguata ?
A giudicare dai risultati, la risposta dell’Occidente (ma si dovrebbe dire soprattutto degli americani) è stata catastrofica per l’Occidente stesso. Mi riferisco non soltanto all’Afghanistan ma a tutte le ultime guerre. In Iraq e Libia, sono stati cacciati pessimi dittatori laici, che perseguitavano e sterminavano i fondamentalisti islamici. Al loro posto, ha però conquistato spazio proprio il fondamentalismo islamico stesso, che è il nostro principale nemico. In Siria, l’impresa non è neppure riuscita, perché Assad è ancora lì. Il tutto con migliaia di soldati americani ed europei morti, con centinaia di migliaia di civili uccisi e con la spesa di alcune migliaia di miliardi di dollari. L’Afghanistan è l’ultimo dei fallimenti. Lì almeno si è fatta la guerra non ai nemici dei fondamentalisti, come Saddam, Gheddafi e Assad, ma ai fondamentalisti stessi. E questo è ragionevole. Dopo vent’anni però, come in un gioco dell’oca horror, ci troviamo esattamente al punto di partenza.

