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La poesia del Meridione e dei porti sepolti dell’anima

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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Antonino Cangemi

Il Meridione è solo un’area geografica o qualcosa di più e di diverso, un ambito territoriale ed etnico che segna l’identità di chi vi appartiene?

E se così fosse, che cosa significa essere meridionali e, in particolare, esserlo oggi in un mondo stracarico di contraddizioni in cui allo sviluppo tecnologico, alla globalizzazione e all’omologazione si contrappongono la crescita della povertà e dei divari sociali tra i ceti e tra i popoli?

La poesia del Meridione e dei porti sepolti dell’anima
Giuseppe Di Matteo

Forse aveva in mente queste domande Giuseppe Di Matteo, giornalista professionista barese (collabora con QN e col blog “Pane e scorpioni”), che, arresosi dinanzi all’impossibilità di rispondervi ricorrendo alle sole risorse razionali e logiche, ha fatto appello ai propri moti interiori, compresi quelli nascosti nei “porti sepolti” dell’anima. Scrivendo, per fornire una spiegazione agli interrogativi, non un saggio ma una raccolta di poesie.La poesia del Meridione e dei porti sepolti dell’anima

Meridionale. Frammenti di un mondo alla rovescia”, 4Punte edizioni (disegni di Mario Pugliese e prefazione di Alessandro Cannavale), è una silloge singolare almeno per un paio di aspetti: perché monotematica quando tali raramente lo sono le raccolte di poesie, per il contenuto antropologico che ai più avrebbe suggerito la scelta di tutt’altra forma di scrittura.

Intendiamoci, la “questione meridionale” era già affiorata in poesia. Se guardiamo al secolo scorso, vengono in mente la trasfigurazione lirica della civiltà contadina di Rocco Scotellaro o i versi di Quasimodo di “Lamento per il Sud “: “…Oh, il Sud è stanco di trascinare morti / in riva alle paludi della malaria, / è stanco di solitudini, stanco di catene, / è stanco nella sua bocca / delle bestemmie di tutte le razze / che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi, / che hanno bevuto il sangue del suo cuore…”. Se pensiamo ai nostri giorni, la poesia di Franco Arminio, strettamente legata a contesti territoriali meridionali, ha un incisivo rilievo antropologico. Ma ciò nulla toglie all’indubbia originalità della raccolta di Di Matteo se non altro per come rappresenta, cantandola, la realtà dei meridionali.Meridione e crisi

Dovendo sintetizzare, potremmo dire: col cuore del poeta e con l’intelligenza del sociologo. Vi è  la partecipazione emotiva del poeta nella simpatia (nel senso etimologico del “partire insieme”: anche lui è e si sente un uomo del Sud) verso i meridionali, nell’accorata trasposizione poetica dei loro disagi, a volte drammi, delle loro ataviche povertà, della precarietà della loro esistenza; lo sguardo contemplativo del sociologo, meglio dell’antropologo, nel cogliere nell’attualità una “questione meridionale” assai diversa da quella del passato a seguito dei flussi migratori extracomunitari di una portata tale da modificare le coordinate di una volta.

Oggi la questione meridionale – questo ci dice Di Matteo, e ce lo dice col linguaggio della poesia – non contrappone più in Italia i poveri del Sud e i ricchi del Nord, chi lascia la propria terra in cerca di un riscatto economico e sociale in un Settentrione operoso e prosperoso.

Se ciò continua a esistere, esiste in modo diverso rispetto al passato (prevalgono oggi spostamenti dal Sud al Nord d’Italia prevalentemente per studio e occupazioni intellettuali) e comunque marginale rispetto ai fenomeni migratori derivanti dal Nord Africa.

Oggi, la disperata traversata del Mediterraneo di extracomunitari che fuggono da situazioni politiche insostenibili e dalla più crudele povertà rischiando la propria pelle (“Di spalle / a quel mare senza Dio / dove la pelle tornerà”) denuncia una più drammatica questione meridionale non circoscritta al nostro Paese ma estesa ai poveri più poveri del mondo. Il meridionale che “sta dall’altra parte della barricata” “ha la pelle nera /… / Un alito di sale / la mani orfane di mezzo pane”.

Come dire che ogni Sud ha un suo Sud, che ogni miseria un’altra più acuta, ogni sofferenza un dolore più straziante e che la solidarietà – proprio per questo – ha un raggio amplissimo ricordandoci che “Ci spostiamo / da un cielo all’altro / dello stesso Dio”.

Il meridionale della poesia di Di Matteo, sia egli un siciliano o un calabrese o un nordafricano, ha un legame ancestrale con la propria terra e con le proprie radici. L’ulivo ritorna spesso nella poesia di Di Matteo – d’eco ungarettiana – quale simbolo della civiltà mediterranea che, nel nome della multietnicità e dello spirito solidale, affratella; e nel Sud, e del Sud, continua a incantare “la grazia più cara dell’imperfezione”.

Chi sono pertanto i meridionali per Di Matteo? Sono gli ultimi che ultimi non si vergognano di essere, fieri della loro identità, quelli che “non sono stati invitati” ai quali restano le briciole di un succulento banchetto, chi ha il coraggio di cambiare e per un domani meno avaro sfida la vita e le sue maledizioni, tutti coloro -soffrire accomuna – che non chiudono la porta al prossimo.La poesia del Meridione e dei porti sepolti dell’anima

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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