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Loewith e il realismo cosmologico dei Greci

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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Augusto Cavadi

Secondo Jacques Maritain, con Cartesio la filosofia compie una svolta fondamentale: da onto-sofia (ricerca dell’essere da parte del soggetto) diventa ideo-sofia (ricerca del pensiero del soggetto). Qualcosa del genere afferma un altro tomista del Novecento, Cornelio Fabro: il “principio di Parmenide” (se si pensa, si pensa l’essere) viene sostituito dal “principio d’immanenza” (se si pensa, si pensa se stessi pensanti).

Questi rivolgimenti possono sembrare sottigliezze cerebrali, ma Sartre si è incaricato di mostrarne le estreme conseguenze: passare dal “sum, ergo cogito” al “cogito, ergo sum” significa aprire la strada a un soggettivismo antropocentrico fuori dal quale l’essere (il reale, ciò che è) risulta senza senso, assurdo. Ci si trova dunque smarriti in un mondo, muto e opaco, in cui saremmo stati “gettati” da Nessuno in vista del “Nulla” che ci attende.Loewith e il realismo cosmologico dei Greci

Tra i pensatori post-nietzschiani che non si sono riconosciuti in questa autostrada affollata di nichilisti di vario stampo non ci sono solo personalità di credenti, ma anche “scettici” come Karl Loewith (1897 – 1973) che, pur essendo autore di opere consistenti, è rimasto immeritatamente in seconda fila nel dibattito pubblico. Tra gli studiosi che ne hanno valorizzato, e rilanciato, l’apporto, va annoverato Orlando Franceschelli, a partire dalla  fortunata monografia Karl Loewith. Le sfide della modernità tra Dio e il nulla del 2000. Dopo aver curato, tra l’altro,  la traduzione italiana di Dio, uomo e mondo nella metafisica da Cartesio a Nietzsche, adesso lo stesso Franceschelli offre una raccolta di cinque interventi del pensatore tedesco in un volume intitolato Il cosmo e le sfide della storia (Donzelli, Roma 2023, pp. 159, euro 19,00) e arricchito da una sua articolata Introduzione ( «La natura – intorno a noi e in noi stessi») in cui evidenzia il filo rosso dei testi loewithiani (scritti in occasioni e tempi differenti).Loewith e il realismo cosmologico dei Greci

Il primo saggio, Mondo e mondo umano, costituisce una decisa apologia del realismo cosmologico dei Greci che non può essere archiviato come mero documento del passato e che, anzi, va recuperato e attualizzato in funzione critica rispetto a quelle versioni del pensiero cristiano, dello storicismo e dell’esistenzialismo che tendono a ridurre tutto il “mondo” al “mondo umano”. Un’apologia davvero contro-corrente in una cultura dove, persino nel linguaggio abituale, si è persa la differenza fra il “mondo” come totalità sociale (che va incessantemente trasformato) e il “mondo” come totalità naturale (che va conosciuto, contemplato, ammirato, rispettato, senza risibili tracotanze prometeiche da parte di noi umani che ne costituiamo una particella infinitesimale). Molto intense le pagine dedicate alla filosofia come figlia di quello “stupore” che “si stupisce” che “qualcosa sia precisamente così come è, che sia così e non altrimenti” (p. 41). Wittgenstein aggiungeva che il filosofo si stupisce, ancor più radicalmente, del fatto che qualcosa – prima di essere così o altrimenti – è: ma Loewith si vieta di stupirsi sino in fondo perché  paventa in ogni postura “mistica”  – sia pur laicissima come nel caso del pensatore austriaco – un misconoscimento dell’autonomia (ontologica) dell’universo.

A un mistico in senso teologico-religioso è dedicato il secondo capitolo: Teilhard de Chardin. Evoluzione, progresso ed escatologia. Loewith ne tratteggia le tesi principali con grande rispetto, ma non senza rilievi critici: il gesuita paleontologo, pur mostrando sensibilità “per quanto stupefacenti siano il mondo e l’uomo in esso”, “non rinuncia alla domanda troppo umana sul perché essi esistano. E’ evidente che porre una simile domanda non è conciliabile con l’accettare il mondo come un dato di fatto immemorabile che abbraccia ogni cosa, che esiste in vista di niente di ulteriore, senza alcun perché e senza alcuna destinazione concepita come un lontano scopo finale” (p. 88).

Questa critica di Loewith a Teilhard può a sua volta suscitare la domanda se davvero i più rappresentativi dei Greci – ad esempio Platone e Aristotele – si siano accontentati di vedere nel cosmo “un dato di fatto” “senza alcun perché” , senza nessuna causa né agente né finale (cfr. la citazione dai Memorabili di Senofonte a p. 16 dove Socrate sostiene che il corpo umano è stato “messo insieme da qualcuno” e, più in generale, che non è logico supporre che gli “elementi, infiniti di numero e immensamente grandi”, di cui è composto il cosmo, siano “stati sistemati in bell’ordine” “da una forza non intelligente”) ?

Nel terzo scritto, La fatalità del progresso, l’autore contesta le teorie – avviate a suo avviso dal cristianesimo – di un progresso continuo del genere umano e richiama la saggezza derisoria di “Leopardi, Flaubert, Baudelaire” (p. 102). Non si tratta di capovolgere queste teorie sostenendo che la storia umana sia caratterizzata da una continua decadenza, bensì di chiedersi se “c’è ancora un’istanza che possa costituire un limite al progresso in sé illimitato, oppure è inevitabile che l’uomo faccia tutto ciò che può fare” (p. 120).

Le tematiche affrontate da Loewith vengono, infine, riprese nel quarto e ultimo scritto (La questione heideggeriana dell’Essere: la natura del mondo e il mondo della natura) che – in quanto dedicato ad Heidegger stesso per i suoi ottant’anni – risulta il meno accessibile a lettori non iniziati allo studio della storia della filosofia contemporanea.

La preziosa raccolta è sigillata, infine, dal Discorso in occasione del conferimento della laurea honoris causa da parte dell’Università di Bologna in cui l’autore ha modo di enunciare la sua propensione per “un certo scetticismo correttamente inteso nei confronti di ogni pretesa e illusione” (p. 154): il tono di fondo delle sue opere e, prima ancora, della sua esistenza.Loewith e il realismo cosmologico dei Greci

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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