L’ultimo gradino per la Casa Bianca

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Ultimo gradino casa bianca
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ultimo gradino casa biancaFa impressione assistere agli ultimi convulsi interventi delle presidenziali americane. Gli infiniti colpi di scena e l’abissale divario culturale e politico fra i due candidati hanno strascinato il paese nella più contraddittoria, confusa e rischiosa campagna per l’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti. Un’incognita che lascia col fiato sospeso i paesi democratici e, nonostante l’apparente tifo o l’indifferenza, impensierisce anche Russia e Cina.

La vigilia del voto mobilita in particolare gli analisti, chiamati a prefigurare i possibili scenari e l’impatto economico e geopolitico che scaturirà dall’elezione del 45esimo Presidente.

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Arduino Paniccia

Zerozeronews ne ha parlato con due fra i maggiori esperti di strategie internazionali:  il Prof. Arduino Paniccia, dell’Università di Trieste e l’editorialista Paolo Magri, Vicepresidente esecutivo dell’ISPI.

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Paolo Magri

Cosa c’è dietro questa campagna elettorale Usa combattuta fino all’ultimo colpo?

Paniccia: “Due mondi che si scontrano per la guida dell’ultima superpotenza superstite della seconda guerra mondiale. Due mondi con interessi e obiettivi diametralmente opposti. Il rafforzamento della politica americana sulla base della lunga e multiforme esperienza acquisita da Hillary Cinton. Il cambiamento fuori dagli schemi, e proprio per questo imprevedibile e temibile di Donald Trump”.

Magri: ”Le sorprese della fase finale della campagna sono una tradizione, non a caso è in uso il                    termine  October surprise. La novità sono piuttosto i toni, più duri, e i temi,  marginali.”

Chi varcherà l’ultimo gradino della Casa Bianca?

Paniccia”Per non correre rischi Clinton, che ha dalla sua l’intellighenzia, gli apparati federali e le lobbies economiche, dovrebbe prevalere con almeno due punti in più e da  5 a 10 grandi elettori più dei 270 necessari. Altrimenti si può verificare una fase di stallo. Per far digerire la sconfitta al candidato repubblicano, per evitare contestazioni che potrebbero sfociare in disordini, Hillary deve vincere nettamente non per il rotto della cuffia”

Magri: “Tutto dipenderà da quanti andranno a votare: se latinos e afro saranno di più dei bianchi           delusi di Trump, gli Usa avranno la prima donna presidente. Il mondo tifa per lei, perché più                     prevedibile e nel solco dell ‘America che consociamo, anche se con posture diverse da Obama.                     Trump, alla luce della vaghezza delle proposte di politica estera avanzate in campagna,                       rappresenta invece un salto nel buio di cui molti, fuori dagli Stati Uniti farebbero volentieri a meno ”

Cosa cambia nel mondo ?

Paniccia:”Se vince Hillary apparentemente non cambia molto. Inizialmente continuerà la politica di contenimento che contraddistingue la strategia militare e diplomatica Usa dalla guerre di Corea, Vietnam, Iraq, Afghanistan. Attaccare e non vincere,  la non vittoria, ma privilegiare il business sempre e comunque. Con Trump l’accordo probabile con la Russia potrebbe portare alla fine della guerra fredda in corso e meno pericoli per l ‘Europa. Ma non è detto. Perché se Trump, per motivi economici e occupazionali, imbocca la strada del riarmo, allora le tensioni potrebbero acuirsi”.Ultimo gradino casa biancaMagri: “L’annunciato isolazionismo di Trump potrebbe costituire uno sprone all’Europa per qualche passo avanti nell’elaborazione di una politica estera più profilata: l’Italia potrebbe, anche alla luce di brexit, ritagliarsi un ruolo . Clinton darebbe per converso una nuova centralità all’Europa, ma soprattuto in chiave antirussa: una cattiva notizia per un paese come il nostro che ha sempre cercato di mantenere un dialogo con Mosca”

E per  l’Italia?

Paniccia: ”Per la stabilità del governo attuale va bene Hillary. Per le vicende delle guerre nel Mediterraneo e la fine delle sanzioni che ci provocano gravi danni economici paradossalmente converrebbe invece una presidenza Trump. Ma la speranza è che una volta diventata Presidente, la candidata democratica decida di risolvere, per una sorta di elaborazione freudiana, la delicata situazione in Libia e nel nord Africa.

Magri:”I nostri rapporti con Washington sono da decenni solidi a prescindere da chi occupa la casa Bianca e molto dipenderà da chi governerà il nostro paese nei prossimi anni …”

 

 

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