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Mafie a che punto siamo ?

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Rubrica di critica recensioni anticipazioni

I cardini del pensiero Socrate Buddha Confucio Gesù

by Augusto Cavadi

L’opinione pubblica – inclusi i mondi della cultura, dell’informazione e della politica – si occupano sovente di mafia in occasione di eventi clamorosi, come l’arresto di Matteo Messina Denaro.

Ma c’è anche in Italia un ristretto numero di intellettuali, magistrati, giornalisti, docenti e attivisti che non spegne gli interruttori cerebrali tra un evento e un altro e, con tenacia, persevera e nel monitorare il fenomeno mafioso e nell’aggiornare le possibili strategie di contrasto.

Mafie a che punto siamo?
Peppino Impastato

Tra questi focolai di opposizione metodica al sistema di potere mafioso va annoverato il Centro siciliano di documentazione “Giuseppe Impastato” di Palermo, fondato (già nel 1977 !) da Umberto Santino e Anna Puglisi che insieme continuano a dirigerlo, non senza la collaborazione di socie e soci con cui, da alcuni anni, hanno anche aperto nel cuore del centro storico del capoluogo dell’isola il “No mafia memorial”.

Mafie a che punto siamo?
Umberto santino e Anna Puglisi

Il Centro “Giuseppe Impastato” e il Dipartimento “Culture e società” dell’Università statale hanno  organizzato nel 2017 un convegno nazionale per raccogliere, dalla voce di esperti qualificati, analisi e proposte sul tema. Solo in questi mesi è arrivata in porto la pubblicazione degli atti in un bel volume, a cura di Umberto Santino, intitolato Mafie: a che punto siamo? Le ricerche e le politiche antimafia, Di Girolamo, Trapani 2022, pp. 300, euro 25,00.

Mafie a che punto siamo?

In una prima sezione del libro, dopo la presentazione – a firma del curatore – del Progetto di ricerca “Mafia e società” del Centro “Impastato” (pp. 27 – 75), il sociologo Marco Santoro si interroga sulla “ontologia” della mafia e, nel tentare di rispondere alla domanda cosa essa sia, evidenzia la necessità di riconoscerne la “complessità” in quanto “dispositivo di assemblaggio tra elementi eterogenei, soggetti e pratiche” che è stato ed è “parte integrante di complicati equilibri di potere su cui lo Stato nazionale (in Italia ma non solo in Italia) è venuto formandosi e consolidandosi nel corso del tempo” (p. 108).

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Alessandra Dino

Di questa organizzazione criminale parte rilevante sono i capi storici, di cui la sociologa Alessandra Dino focalizza qui “modelli di comando e sistemi di leadership”, sottolineando le somiglianze e soprattutto le dissomiglianze fra lo stile stragista di un Totò Riina e lo stile affaristico-politico di un Binnu Provenzano (pp. 109- 133).

Sulle conseguenze che sulla vita quotidiana della società comporta l’esercizio della violenza mafiosa si sofferma la sociologa Monica Massari, la quale mette in guardia dal rischio – a suo avviso molto reale – che le gente tenda a rimuovere i traumi provocati dai metodi intimidatori e punitivi dei mafiosi sino ad accettarli come elementi inamovibili dell’esperienza collettiva. La relazione del sociologo Rocco Sciarrone –L’area grigia delle mafie: un articolato e multiforme campo organizzativo (pp. 147 – 167 ) – in cui l’autore evidenzia come i “giochi cooperativi” tra mafiosi e soggetti esterni alla mafia costituiscano “uno dei punti di forza più rilevanti delle mafie” (p. 165) chiude la sezione dedicata alle analisi del fenomeno mafioso considerato globalmente.

Con Innovazioni e criticità in materia di misure di prevenzione il sociologo del diritto Antonio La Spina introduce alla seconda sezione del volume, dedicata a un esame attento delle “politiche antimafia” (p. 169). Egli bilancia un giudizio sostanzialmente positivo della legislazione in vigore con la proposta di ”ulteriori e calibrate scelte migliorative” (186).

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Michele Prestipino

Il Procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarretta, coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, prendendo spunto dalle organizzazioni criminali di Ostia e dintorni, prova a focalizzare,con un vivrante intervento, il tema delle “Nuove mafie” (p. 187), operanti ad esempio in regioni come in Lazio, affinché non si pervenga ancora una volta in ritardo alla determinazione concettuale e giuridica di tanti fenomeni affini a Cosa nostra e  ‘ndrangheta. Allo stesso tema è dedicato il contributo Le mafie romane: un difficile percorso verso il riconoscimento (p. 201) a firma della criminologa Ilaria Meli. Chiudono l’interessantissimo volume tre contributi di due magistrati di vasta esperienza nel settore del contrasto alle organizzazioni mafiose: uno di Franca Imbergamo (Il ruolo della Procura nazionale antimafia, p.219) e due di Piergiorgio Morosini (L’antimafia e il Consiglio Superiore della Magistratura, p. 229 e Appunti sulla condizione della magistratura e sulla necessità di riformare l’ordinamento giudiziario, p. 239).

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Franca Imbergamo

A questa raccolta di relazioni ogni lettore potrà attingere aggiornamenti e indicazioni di ulteriore approfondimento a seconda delle sue proprie necessità intellettuali e professionali. Tutti e tutte, però, possiamo trarre un messaggio trasversale: la mafia, pur fortemente colpita nella sua ala militare, permane. E persevererà a condizionare la vita politica, amministrativa, economica e sociale di sempre più numerose aree del Paese sino a quando ci si occuperà di essa solo in occasione di eventi mediaticamente clamorosi (come l’arresto di Matteo Messina Denaro), dimenticandosene nello scorrere ordinario dei giorni, in cui essa gode di una provvidenziale disattenzione pubblica.Mafie a che punto siamo?

 

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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