Mario Draghi all’orizzonte per fare uscire l’Italia dalla crisi

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Mario Draghi all’orizzonte per fare uscire l’Italia dalla crisi
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Mario Draghi all’orizzonte per fare uscire l’Italia dalla crisiLa Repubblica Italiana sta davvero toccando il fondo, commentano sbalorditi all’estero. Da capolinea a Governo zombie, su Palazzo Chigi non erano mai rimbalzate tante definizioni di insussistenza politica e governativa. Un imbarazzante record negativo, con livelli di scontro fra Presidente del Consiglio e Ministri,  fra esponenti di primo piano dell’esecutivo e organi costituzionali, talmente abnormi da far temere un corto circuito istituzionale.

Come uscirne?  Ce la farà il Governo ad arrivare al 26 maggio? e quanti giorni sopravviverà alle macerie delle europee?

La crescita esponenziale della quotidiana bagarre fra Cinque Stelle e Lega, e spesso anche fra i leghisti e il resto del mondo, ha fatto temere nel corso dell’ultimo Consiglio dei Ministri l’inedita prospettiva istituzionale di una crisi in piena campagna elettorale delle europee.Mario Draghi all’orizzonte per fare uscire l’Italia dalla crisi

Un Consiglio dei Ministri inimmaginabilmente suddiviso in due tempi, come al cinema.

La prima parte per ratificare le nomine del Generale Giuseppe Zafarana a Comandante Generale della Guardia di Finanza, del neo Prefetto Antonio De Iesu a Vice capo vicario della Polizia, di Biagio Mazzotta alla Ragioneria Generale dello Stato e di Pasquale Tridico al vertice dell’Inps.

Mentre il secondo tempo del Consiglio dei Ministri sembrerebbe aver assunto a tratti l’aspetto di un ring di chessboxing, lo sport che le mette insieme boxe e scacchi.

Pur volendo considerare con molta buona volontà e carità di Patria un gioco delle parti elettorale la rissa continua in corso all’interno del Governo a colpi di decisioni e reciproci veti istituzionali,  pochissimi scommettono sulla tenuta dell’esecutivo dopo il vortice delle europee.

Veleni e vendette della guerra politico-mediatica fra 5 Stelle e Lega lasciano già intravedere un the day after del voto del 26 maggio caratterizzato dalla formalizzazione della latente crisi di Governo, sostanzialmente in atto da mesi.

Con prospettive molto diverse, che diventeranno concrete soltanto sulla base dei risultati delle europee.Mario Draghi all’orizzonte per fare uscire l’Italia dalla crisioni ok Fi chissà

Due ipotesi su tre prevedono la crisi di Governo:

Se si dovesse verificare un salasso di voti per i grillini e un parallelo exploit di consensi di Matteo Salvini e della Lega, i risultati delle europee farebbero insorgere la base di 5 Stelle che reclamerebbe la fine dell’alleanza suicida con la Lega.

In concreto l’eventuale successo oltre il 30/32% di voti per la Lega costringerebbe Luigi Di Maio ad uscire dall’esecutivo e ad accusare i leghisti di impedire il cambiamento dell’Italia promesso dal contratto di Governo e di cannibalizzare il Movimento.

Se invece la Lega dovesse rimane al di sotto del 30% e i grillini tenere sul fronte del 20/22% sarà lo stesso Di Maio a pretendere un rimpasto di Governo per fissare i punti del contratto da realizzare e precisare i termini di un programma di legislatura.

La terza ipotesi è quella di una apertura al buio della crisi e la riproposizione dello stallo fra i partiti.

Stallo che favorirebbe il Movimento 5 Stelle, mettendolo in condizione di scegliere alle condizioni dettate da Di Maio fra una rinnovata alleanza con Salvini, oppure  di tentare una convergenza col Pd di Nicola Zingaretti, che i sondaggi danno in ripresa.Mario Draghi all’orizzonte per fare uscire l’Italia dalla crisi

Una convergenza alla quale, in funzione anti Lega, si unirebbero anche i parlamentari della sinistra.

Anche se considerata al limite, l’ipotesi di un governo 5 Stelle Pd è tuttavia riservatamente molto presente nelle elaborazioni strategiche dei leader politici e dei palazzi istituzionali.

Il ribaltone dei grillini avrebbe comunque un effetto centrifugatore per gli assetti politici complessivi.

Al Nazareno l’impatto sarebbe sostanzialmente positivo.  Il ritorno al Governo contribuirebbe ad archiviare, con sostanziose spruzzate di sottogoverno, la leadership di Matteo Renzi e rilancerebbe il ruolo di baricentro politico del Pd.

In prospettiva a Salvini e alla Lega, un ipotetico governo 5 Stelle Pd consentirebbe di bypassare, assumendo la leadership dell’opposizione di centrodestra, il difficile varo autunnale di una finanziaria lacrime e sangue, che comporterà o l’aumento dell’Iva oppure nuove tasse.

Sulla sponda del fiume, a Salvini non resterebbe che attendere la possibile deflagrazione dei contrasti fra piddini e grillini che potrebbe culminerebbe con le elezioni anticipate nella primavera del 2020.Mario Draghi all’orizzonte per fare uscire l’Italia dalla crisi

Una strategia che potrebbe essere spiazzata dalla scelta di un Presidente del Consiglio autorevole e di prestigio internazionale, in grado di garantire i mercati e gli alleati occidentali. E il nome che emerge è uno solo: Mario Draghi, che secondo questo scenario potrebbe dimettersi qualche mese prima della scadenza del 31 ottobre dalla Presidenza della Bce, essere nominato Senatore a vita e assicurare un  autorevole apporto istituzionale in uno dei frangenti più delicati e  difficili del Paese.

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