Metodo Falcone essenziale per smascherare le mutazioni delle mafie

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Metodo Falcone essenziale per smascherare le mutazioni delle mafie
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“O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative”  fra i tanti modi di commemorare Giovanni Falcone, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha delineato quello essenziale e che offre l’esatta misura dell’impegno civile e istituzionale del magistrato che è riuscito a mobilitare lo Stato contro cosa nostra e a scardinare  oltre all’organizzazione criminale la sub cultura mafiosa.

“La mafia, diceva Antonino Caponnetto, teme la scuola più della Giustizia, l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”, ha ricordato  il Capo dello Stato. “La mafia, può essere definitivamente sconfitta, realizzando così la lucida profezia di Giovanni Falcone”.

Ma per il Presidente Mattarella “la credibilità della magistratura e la capacità di riscuotere fiducia è imprescindibile per lo svolgimento della vita della Repubblica: gli strumenti non mancano, si prosegua a fare luce su ombre e sospetti: si affrontino in maniera decisiva i progetti di riforma”, ha auspicato il Capo dello Stato. “Sentimenti di contrapposizione, contese, polemiche all’interno della magistratura minano il prestigio e l’autorevolezza dell’organo giudiziario” ha ammonito il Capo dello Stato.

Come ogni anno abbiamo commemorato il 23 maggio cercando di non farci schiacciare dai luoghi comuni o peggio da quella retorica che, anniversario dopo anniversario, pur esaltando la figura di Falcone, sostanzialmente la usa per poi dimenticarla.Giovanni Falcone un esempio sempre in prima linea

Sono passati quasi tre decenni e, in questo particolarmente tribolato 2021, uno dei modi migliori per ricordarlo, assieme alla moglie, il Magistrato Francesca Morvillo, e agli Agenti di Polizia Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro, è certamente quello di sottolinearne l’esempio concreto. Di studiare e seguire il metodo Falcone.

Giovanni Falcone un esempio sempre in prima linea
Francesca Morvillo e Giovanni Falcone

In realtà il metodo Falcone era Falcone stesso, la sua profonda cultura giuridica, il modo allora del tutto inedito e rivoluzionario di modernizzare e di rendere il ruolo del giudice istruttore coerente con i principi costituzionali.

Un giudice in prima linea, che non si limita a verificare gli elementi raccolti dalla polizia giudiziaria, ma che  dirige direttamente le indagini ed esegue personalmente in particolare gli interrogatori degli imputati e la raccolta delle testimonianze. Atti specificatamente volti a individuare riscontri obiettivi.Giovanni Falcone un esempio sempre in prima linea

Ecco in estrema sintesi, il metodo Falcone consiste nell’approccio laico all’inchiesta, nella rigorosa ricerca dei riscontri probatori e nella valutazione complessiva del contesto criminale dei fatti verificati dalle indagini.

Scaturisce da questo il primo grande processo che delinea l’insieme dei delitti e dei profitti della mafia degli anni ’80.

Un inedito maxi processo a cosa nostra con 474 fra padrini e gregari delle cosche imputati, 221 dei quali dietro le sbarre, 59 a piede libero e 194 latitanti. Un processo passato alla storia e conclusosi con condanne a 19 ergastoli e 2.665 anni di reclusione.

Un metodo che traspare dalle risposte all’intervista rilasciata per ilTg1 all’ora inviato della Rai siciliana Gianfranco D’Anna all’indomani dell’agguato mafioso nel quale a Palermo il 29 agosto del 1991 venne assassinato l’imprenditore Libero Grassi.

 

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