Miraggio milanese dei Pink Floyd delle origini

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Il sound riflesso dei Pink FloydMiraggio milanese dei Pink Floyd delle origini

by Pinkie

Nick Mason, batterista e cofondatore dei Pink Floyd, innamorato di automobilismo, di Ferrari, di magioni con giardini principeschi e della idea che….prima o poi “…ci sarà un’altra reunion …” compie un piccolo miracolo rock agli Arcimboldi di Milano.

La band che mette in piedi in attesa della improbabile e sognatissima reunion ha il nome del secondo mitico LP del gruppo di Cambridge e di una biografia ancora vendutissima dedicata ai maghi di quel rock fusion tra blues e psichedelia  molto imitato e mai eguagliato: e nascono i Saurceful of secret che suonano pezzi  di libera reinterpretazione  dei Floyd pre- Dark Side of the Moon.

Miraggio milanese dei Pink Floyd delle origini

I mitici Pink Floyd

Scenografia inesistente rispetto al gigantismo floydiano, profumo di pub e di Syd, e nessuna concessione al look (camicie a mezze maniche da inglese in pensione accaldato con pancetta da birra) ma fin dalla prima nota  è subito chiaro che è rock vero, che arrivano sonorità tirate e rincorse di quando si suona per gusto e per divertimento e di quando quattro ragazzi inglesi alla fine degli anni ‘60 tiravano fuori suoni spaziali, favole in musica e capolavori di armonia (la suite di Saurceful of Secret).Miraggio milanese dei Pink Floyd delle origini

Sono i periodi di Green, Astronomy Domine, Fearless e If, ma dato che come sottolinea il batterista – definito  sul palco “il battito del cuore dei Pink Floyd” – da Gary Kemp (ex Spandau Ballet ) non suona una cover band, sia pure di lusso, si reinventa con effetti nuovi e struggenti un medley che intreccia If ad Atom Heart Mother e si veste The Nile Song di hard rock con la voce insospettabilmente potente di Guy Pratt, bassista dei Pink Floyd senza Waters, con senso del ritmo, della scena e un pizzico di umorismo AustralianEnglish ( tra l’altro è figlio dell’attore Mike Pratt, genero di Rick Wright e padre di Stan, musicista promettente).

Sul palco anche l’ex chitarrista dei Blockheads Lee Harris ed il bravissimo compositore e producer Dem Becken alle tastiere:  le voci trovano blend inconsueti tra Gary Kemp ( che ricorda vagamente David Bowie in Astronomy Domine) e Guy Pratt , meno riuscito l’effetto gong e corale in Set the control for the heart of the sun, tra i pezzi più belli e personali di Roger Waters che senza di lui perdono significato e, al contrario, onde di suoni potenti in One of these days, da sempre cavallo di battaglia di Nick Mason.

Quasi due ore di rock godibilissimo ed essenziale che ha unito le solite tre generazioni presenti a tutto “quello che resta” del vero mondo del rock senza nostalgia e con la grande voglia di continuare on the road, senza età, da veri miti.Miraggio milanese dei Pink Floyd delle origini

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