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Montante sentenza dirompente e svolta investigativa

Montante sentenza dirompente e svolta investigativa

Montante: anatomia di un reato associativo, sancito da una sentenza che trasforma il teorema in un sistema criminale. Quattordici tonalità di grigio. 14 anni all’uomo che aveva in pugno  Ministri, Presidenti di Regione, assessori regionali, alte cariche istituzionali e apparati di sicurezza.

L’ ex Presidente degli industriali siciliani ed esponente di primo piano di Confindustria, accusato di associazione per delinquere, corruzione e dossieraggio con la complicità di alti funzionari delle forze dell’ordine, precipita nel girone dei pregiudicati con una mazzata di condanna che conferma le peculiarità criminali dell’associazione per delinquere che ruotava attorno all’ex leader di Sicindustria.Montante sentenza dirompente e svolta investigativa

Una autentica stangata, da considerare ancora più grave perché col rito abbreviato la condanna viene ridotta di un terzo, e che rappresenta un’ àncora giudiziaria di notevole rilevanza ed imprime nuovo impulso all’inchiesta ancora in corso, che coinvolge elementi di spicco delle istituzioni, dell’imprenditoria e della stampa.

E’ un primo punto fermo nell’inchiesta avviata dalla Procura di Caltanissetta, nei confronti di Antonello Montante. Un’inchiesta divisa in tre tronconi e che include un filone investigativo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Montante sentenza dirompente e svolta investigativa
Il Giudice Graziella Luparello

Il dispositivo della sentenza emessa dal Giudice dell’udienza  preliminare del Tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, delinea la parabola di una mutazione genetica criminale non inedita e non provinciale, che per un decennio ha manipolato assetti istituzionali, economici, politici ed editoriali di un Paese con una democrazia fragile e ciclicamente succube di lobby e apparati deviati di tutti i tipi, dalla P2 a tangentopoli.

“La corruzione è assurta al livello di stortura di un sistema diffuso di potere che tende a condizionare politica ed economia” afferma Vito Lo Monaco, Presidente del centro studi Pio La Torre, il segretario regionale del Pci siciliano assassinato dalla mafia nel 1982 perché progettava rigidi controlli per gli appalti e soprattutto la confisca dei beni di cosa nostra.

Montante sentenza dirompente e svolta investigativa
Vito Lo Monaco
  • Cosa colpisce maggiormente del sistema Montante?

La credibilità ottenuta grazie alla maschera antimafia sostenuta dal coro mediatico e politico.

  • Un sistema criminale Made in Sicily o tipicamente nazionale?

Tipicamente nazionale come dimostrano gli ultimi procedimenti giudiziari nel nord e nel centro Italia.

  • Perché le lobby criminali si riproducono continuamente come una malattia mortale, una maledizione del Paese?

Non è una maledizione, ma una scelta consapevole di una parte minoritaria della classe dirigente che pensa di perpetrare il proprio potere ledendo le regole della democrazia e della libertà di mercato

  • Ci sono gli anticorpi istituzionali e politici per fronteggiare la mutazione genetica dei sistemi criminali?

Si gli anticorpi ci sono. Lo ha dimostrato in questi 37 anni l’applicazione della legge Rognoni- La Torre sapientemente applicata da una magistratura e da una  giustizia indipendente. E’ cresciuta la consapevolezza dell’opinione pubblica e di tutto il Paese. La repressione funziona, manca la prevenzione ed è compito di tutta la società e in particolare delle classi dirigenti.Montante sentenza dirompente e svolta investigativa

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Gianfranco D'Anna
Gianfranco D'Anna
Fondatore e Direttore di zerozeronews.it Editorialista di Italpress. Già Condirettore dei Giornali Radio Rai, Capo Redattore Esteri e inviato di guerra al Tg2, inviato antimafia per Tg1 e Rai Palermo al maxiprocesso a cosa nostra. Ha fatto parte delle redazioni di “Viaggio attorno all’uomo” di Sergio Zavoli ed “Il Fatto” di Enzo Biagi. Vincitore nel 2007 del Premio Saint Vincent di giornalismo per il programma “Pianeta Dimenticato” di Radio1.
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