Paolo Borsellino e gli anniversari senza verità e giustizia

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Paolo Borsellino e gli anniversari senza verità e giustizia
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Paolo Borsellino e l’anniversario numero 28 del massacro di via Mariano D’Amelio, a Palermo, dove nel pomeriggio del 19 luglio del 1992 l’esplosione di un’auto bomba collocata all’entrata del palazzo dove abitava la madre del magistrato, uccise il Procuratore Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Paolo Borsellino e gli anniversari senza verità e giustizia
Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta

Dopo quasi tre decenni di depistaggi e di vere e proprie inconfessabili corresponsabilità con le cosche mafiose, l’anniversario del 2020 evidenzia un mosaico investigativo che per la prima volta raccoglie numerose tessere della strategia stragista di cosa nostra.

Un mosaico nel quale i brandelli di verità che affiorano in maniera sempre più sconvolgente per via D’Amelio, delineano scenari destabilizzanti sui quali le Istituzioni, oltre ad accorrere alle celebrazioni degli anniversari, devono davvero mobilitarsi per fare luce fino in fondo.

Perché senza verità e giustizia, gli anniversari delle uccisioni di Borsellino Falcone e di tutte le vittime della mafia rischiano di trasformarsi in funerali dello Stato di diritto e della Costituzione.

Paolo Borsellino e gli anniversari senza verità e giustizia
Procura della Repubblica di Marsala anni 90: il Pm Massimo Russo e il Procuratore Paolo Borsellino

“Oggi, più che mai, abbiamo il dovere di essere meritevoli di quello Stato e di quella magistratura che Paolo Borsellino insieme a Giovanni Falcone hanno rappresentato dimostrando con i fatti di essere degni testimoni della loro storia. Che è in fondo un capitolo fondamentale della storia di ciascuno di noi” afferma il magistrato Massimo Russo, allievo di Borsellino negli anni ‘90 alla Procura di Marsala.

Procuratore Russo, cosa allarma e sconvolge maggiormente dei retroscena recentemente accertati sulla  strage organizzata per assassinare Borsellino ?

Il fatto che sia formata una verità processuale  sulla base di un subdolo inganno realizzato con il depistaggio del falso collaboratore Scarantino senza che questo processo di deviazione dalla verità storica dei fatti sia stato  intercettato nelle vari fasi di controllo in sede giudiziaria e che si siano dovuto attendere le rivelazioni di nuovo, autentico, collaboratore, Gaspare Spatuzza, per riprendere il giusto e corretto cammino per la ricostruzione delle fasi operative dell’orrenda strage di via D’Amelio. La circostanza che sia stato possibile  montare, smontare e rimontare una verità processuale allarma ma soprattutto inquieta perché apre inevitabilmente ad altri scenari : chi e perché ha inquinato ? A chi giova la confusione ed il conseguente ritardo nell’accertamento dei fatti?  Come è stato possibile che organismi istituzionali piegassero la loro funzione alla realizzazione di un depistaggio? Interrogativi questi destinati ad interferire inevitabilmente sulle causali dell’uccisione di Paolo Borsellino e più in generale sulle vere ragioni della scelta stragista realizzata (e concepita?) da cosa nostra tra il 92 e il 93.

Paolo Borsellino e gli anniversari senza verità e giustizia
Massimo Russo

Risalire alla verità è ancora possibile o molte prove sono state cancellate o rimosse per sempre?

Più passa il tempo è più diventa difficile accertare le responsabilità per una vicenda di per sè assai difficile e complessa da ricostruire. Con il sacrificio e l’impegno delle forze di polizia e della magistratura tanti pezzi importanti di questa verità difficile sono stati conseguiti ma mancano ancora diversi tasselli e forse la cornice stessa in cui collocarli. Ritengo che la Procura di Caltanissetta in quest’ultimo periodo stia facendo un lavoro straordinario proprio in questa direzione, ma occorre l’impegno di tutte le istituzioni perché verità oscure diventino afferrabili. Al di là e al di qua dell’odiosa retorica delle ricorrenze

Accanto al metodo Falcone c’era anche un metodo Borsellino, cosa lo caratterizzava?

Le storie professionali di questi nostri straordinari magistrati si intrecciano a tal punto da non potere distinguersi un metodo di lavoro  differente per Falcone e Borsellino .La comunanza di intenti, la condivisione di obbiettivi e strategie, la comune perseveranza nell’impegno antimafia mettono in secondo piano le impalpabili  differenziazioni nell’approccio alle investigazioni legate più al differente tratto caratteriale che a profili metodologici.

Paolo Borsellino e gli anniversari senza verità e giustizia
strage di via D’Amelio

Quanto è riscontrabile l’esempio di Paolo Borsellino per le più recenti generazioni di Magistrati?

Paolo Borsellino ha lasciato il segno indelebile del suo impegno per la Giustizia e per la società ed un eredità traboccante di contenuti etici per le future generazioni, non soltanto di magistrati. La sua laica religione del sacrificio e del dovere, il suo amore per le Istituzioni, il suo alto senso dello Stato di cui si sentiva umile servitore, la Giustizia come attività diretta a realizzare un ideale civile e morale, la sua tensione per liberare la nostra terra dalla schiavitù mafiosa  sono soltanto alcuni dei valori che hanno ispirato la sua esistenza e che segnano il discrimine non soltanto tra magistrati e magistrati, ma tra siciliani e siciliani, tra uomini e uomini. La sua luminosa eredità è quanto mai utile in questo momento storico di sbandamento etico di una parte importante della magistratura perché ci ricorda qual è il vero senso della nostra funzione che deve essere sottratta alla contrattazione e al calcolo degli interessi e delle utilità  personali, lui che ha fatto del sacrificio la sua regola di vita sino al sacrificio della sua stessa vita. Una vita da imitare piuttosto che da ammirare retoricamente raccogliendo e condividendo il suo sogno di un Paese normale in cui, come ripeteva Borsellino, potere “sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà.

Paolo Borsellino e gli anniversari senza verità e giustizia

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