Quei dolorosi addii a quattro zampe

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Quei dolorosi addii a quattro zampe

by Maria Tuzzo

Nelle chat degli amanti degli animali spesso si leggono messaggi di condoglianze in cui ricorre l’augurio di  “Buon Ponte” per il trapassato, in genere un cane o un gatto.

I post si rifanno alla leggenda degli Indiani d’America in cui si descrive il  Ponte dell’Arcobaleno: un luogo magico dove, tra verdi colline erbose, i nostri amici, ritornati sani e felici, si rincorrono giocando, in attesa di incontrare di nuovo i propri umani.Quei dolorosi addii a quattro zampe

La parte più bella ed emozionante è quella che descrive il momento in cui il nostro beniamino, interrompendo i giochi, si accorge che siamo arrivati anche noi.

Secondo la leggenda, quando raggiungiamo gli animali che hanno vissuto con noi, di nuovo insieme attraversiamo il Ponte, camminando nella luce multicolore, fianco a fianco verso il Paradiso.

Un Paradiso indiano in cui tutti, animali ed umani, sono accolti senza discriminazioni.

L’antica cultura pellerossa dà egual valore ad ogni elemento della natura, sia esso uomo, pianta o animale ed offre una risposta poetica e consolatoria al bisogno profondo di immaginare una vita oltre la vita per i nostri cari non umani, e soprattutto dona a noi  la speranza di poterli ritrovare e gioire insieme.

Per quanto raccomandi di amare e rispettare ogni vivente, la dottrina cattolica, secondo la quale “è centrale l’uomo e solo dopo ci sono gli animali e l’ambiente, il creato” non prevede, invece, che le creature non umane  possano entrare nel Paradiso.Quei dolorosi addii a quattro zampe

Il dibattito è aperto ma ad oggi dobbiamo consolarci con la leggenda del Ponte, un arcobaleno di luce che arriva dalle praterie del Nuovo Mondo.

Sembra, comunque, che anche da questa parte dell’Oceano esista un ponte di transito verso l’oltretomba e anche questa storia, purtroppo però, coinvolge gli animali, in particolare i cani.Quei dolorosi addii a quattro zampe

Avvolto nelle gelide nebbie della Scozia, l’Overtoun Bridge un vero ponte di pietra, negli ultimi settant’anni, si è conquistato il soprannome di “ponte dei cani suicidi”.

Ad oggi sono circa seicento i cani che si sono lanciati nel vuoto, tutti dallo stesso punto del ponte, sfracellandosi sulle pietre sottostanti dopo un volo di sedici metri.

Il mistero ha scatenato l’immaginazione degli scozzesi, molti dei quali credono, appunto, che l’Overtoun Bridge sia una porta verso l’aldilà  e che le povere bestie vengano indotte a saltare giù dallo spettro della dama di Overtoun, il cui spirito vendicativo è intrappolato nel mondo dei vivi.Quei dolorosi addii a quattro zampe

La scienza ipotizza, invece, che i cani vengano attratti irresistibilmente dall’odore pungente  dei visoni, della cui presenza, tuttavia, non vi è traccia. In attesa di chiarimenti, con encomiabile senso pratico, gli abitanti del posto hanno messo un cartello ai due imbocchi, con la scritta: «Ponte pericoloso. Si prega di tenere i vostri cani al guinzaglio».

Cani e gatti non sono soltanto animali domestici, ma componenti della famiglia. Spesso anzi sono la famiglia. Ed il più della volte alla loro scomparsa ci si rassegna più dolorosamente rispetto alla perdita di un familiare.

“Fino a quando non hai amato un animale, una parte della tua anima sarà sempre senza luce” , sosteneva a ragione lo scrittore  Anatole France.

Quei dolorosi addii a quattro zampe                                                                    maria.tuzzo64@gmail.com

 

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