rapporto sulla sicurezza: check up sui rischi geostrategici e cyber intelligence

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L’Italia e il resto del mondo. Cosa c’è dietro l’angolo e come prevenire i rischi, disinnescare i punti critici, le paure, le tensioni sociali, rispondere alle esigenze di sicurezza?

Questo secondo gli esperti l’esame obiettivo geostrategico e il check up operativo di inizio 2017, ovvero il rapporto sulla sicurezza:

Le fibrillazioni in Italia

La consapevolezza di un malessere diffuso, l’inquietudine amplificata dai vettori di propaganda in rete, la radicalizzazione delle incertezze sul futuro e la percezione di un disagio sociale appesantito dalla mancanza di crescita e dalla carenza di opportunità di lavoro, hanno caratterizzato il 2016 come un anno in cui i risultati referendari hanno coagulato lo scontento collettivo stigmatizzando la discrasia tra la vita politica e la vita reale del Paese.

Facendo un bilancio del 2016, il 44,6% della popolazione non ha percepito sostanziali cambiamenti nell’ambito delle condizioni socioeconomiche, il 42,6% ha denunciato un peggioramento e solo il 12,8% ha percepito un blando miglioramento, mentre molti,     soprattutto fra i ceti medio-bassi e bassi, intravedono una progressiva erosione delle  opportunità, senza sperare in segnali  di  mobilità ascendente.

La sensazione del congelamento delle condizioni economico-sociali è alla base della sensazione che paralizza le prospettive: non a caso  ben il 36% delle minacce percepite per l’Italia è rappresentato dalla persistenza della crisi economica, mentre le altre voci residuali riguardano i rischi legati al terrorismo fondamentalista, alla instabilità in Medio Oriente e al deterioramento degli equilibri mondiali in ogni settore, dagli indici demografici, fino ai gap geologici.rapporto sulla sicurezza

Il rischio del cosiddetto “richiamo della piazza” – intesa come simbolo di contestazione e dissenso – appare  la risultante della  frammentazione esistente nei movimenti sociali e nella sinistra antagonista: è presente in rete con comunicazioni e richiami alla presenza, ma salvo aree legate ai centri sociali e all’antagonismo connesso a scelte di “Grandi Opere e Grandi Eventi”– tutti i Movimenti del NO, G7 compreso – concretizza in realtà presenze limitate, legate da azioni aggressive contro Forze dell’Ordine e Movimenti dell’ambito destra-sociale.

La presenza anarchica insurrezionalista trapela con il supporto all’antagonismo e con attentati “a sorpresa” che costituiscono fonte di inquietudine e di incertezza.

La componente  di destra si ispira soprattutto all’identitarismo, ai richiami populisti, alla negazione della visione “mercenaria e mercantile” dell’Europa e si affida alle prospettive della destra sociale ormai presente e attiva in tutta Italia.

I temi che accomunano le istanze di base di visione opposte sono l’immigrazione, la insofferenza sociale e la mancanza di occupazione e di progettazioni prospettiche  che rischiano di scontrarsi sulle metodologie di lotta, partendo da rivendicazioni sociali analoghe, potrebbero raggiungere derive diverse concretizzandosi nella possibilità di contestazioni  anche violente nelle giornate del G7 del 26 e 27 maggio a Taormina.

Sullo sfondo delle problematiche interne si allungano anche le ombre delle paure tradizionali della diffusione della criminalità, della corruzione, della tradizionale disoccupazione e dei timori relativamente nuovi, ma non meno ansiogeni, del terrorismo internazionale,  delle “guerra di religione” e – nei grandi centri urbani – della diffusione dei flussi migratori.La battaglia della cybersecurity

Percezione delle minacce

La minaccia immanente percepita con la stessa inquietudine generata dall’incertezza economica resta il terrorismo fondamentalista, nelle  declinazioni delle differenti organizzazioni e nella consapevolezza delle radicalizzazioni improvvise ed imprevedibili legate alle Ummah virtuali e alla propaganda nei social network e nelle piattaforme mediatiche e informative.

Daesh si adegua alle vicende degli interventi militari che ne hanno limato porzioni di territorio spostando le aree di influenza in zone limitrofe e ovunque si possano superare le barriere in nome di un fondamentalismo violento ed esasperato veicolato in Rete.

La stessa  paura di attentati incombenti  – portati a termine anche con strategie di attacco meno sofisticate (camion, armi da taglio, incendi a distanza) che possono non contemplare il martirio – accomuna turchi e francesi, americani e tedeschi, italiani e spagnoli.

Comunque matrici occidentali che assistono a negoziati pieni di interrogativi tra Mosca, Istanbul, Teheran, Il Cairo, in un gioco di specchi che vede l’Italia attenta a seguire le vicende libiche tra Tobruk e Tripoli, la repressione di Al Sisi in Egitto e la scommessa della consistenza della  influenza di  tra Israele nell’area medio-orientale.

La scomparsa di alcuni leaders e di molti kamikaze tende ad adeguare le strategie a livelli di maggior concretezza: il martirio non prevede necessariamente la morte di chi realizza l’attentato – è sufficiente l’accettazione dell’idea per sentirsi martire,  ri-mettendo a disposizione dell’organizzazione la voglia di annientamento del nemico occidentale.

La regione Balcanica, stressata da vecchi conflitti e nuove istanze di divulgazione di incrementa la funzione di incubatore di potenziali terroristi moltiplicando incertezze strategiche in un’area ormai instabile da anni.

In un quadro di grande fluidità sarà particolarmente interessante seguire le strategie dell’Arabia Saudita, l’evoluzione di Al Qaeda in Yemen e gli equilibri geopolitici dell’Iran, tenendo sullo sfondo i grandi influencers America, Russia e Cina.

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L’insidia esponenziale della cyber insicurezza

Il panorama globale  della cyber security potrebbe essere  caratterizzato da un significativo aumento del numero di difficoltà causate da malware sempre più sofisticati e in grado di propagarsi aggiornando e adeguando le proprie potenzialità  ai sistemi antivirus ed estendendo le potenzialità dei danni come nel caso (ormai scuola) del malware SPYEYE.

Ransomware e mobile malware saranno in crescita costante:  produrranno un continuo e sostanziale aumento del numero di attacchi con conseguenti disagi per organizzazioni, aziende ed utenti della rete rappresentando una delle minacce più insidiose.

Gli sviluppatori di malware introdurranno miglioramenti per rendere i codici più complessi,  difficili da individuare e di rapida diffusione utilizzando gli attacchi ai dispositivi dell’Internet delle cose che sono di comune utilizzazione e si attivano da remoto con l’uso di un semplice telefono cellulare.

Il numero di dispositivi IoT  è in costante ed esponenziale crescita, è quindi conseguenziale che il numero di attacchi informatici sia destinato ad aumentare in maniera significativa e proporzionale. Molti dispositivi IoT sono stati progettati senza tener presente le esigenze della cyber security (anche dal punto di vista di un’adeguata configurazione) e sono facilmente aggredibili con tecniche intrusive su “oggetti intelligenti” come camere di sorveglianza, DVR e router.

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Si possono  prevedere attacchi sempre più frequenti soprattutto nei settori della   sanità, dell’energia e del commercio, mentre  per la tutela imprenditoriale le  piccole e medie imprese continueranno ad essere esposte a vecchie e nuove minacce, essendo costrette – anche dalla situazione economica stagnante –  a limitare spese ed investimenti proprio ad iniziare dalla sicurezza informatica.

La diffusione di smartphone e tablet potrebbe diventare un’arma a doppio taglio anche nei confronti delle aziende più grandi – pubbliche e private – che forniscono dispositivi elettronici al personale creando sliding e back doors persino inconsapevoli.

Un ulteriore rischio non residuale indirettamente connesso al livello di sicurezza del  mondo cyber e alla comunicazione veicolata dai social network è costituito da fake news, verità parallele e divulgazioni di notizie verosimili, ma sostanzialmente false, in grado di moltiplicare i margini di incertezza ed i parametri di   valenza delle comunicazioni e di creare ingerenze a tutti i livelli dalla politica fino alla geostrategia.

Infine è possibile pensare alle potenzialità offerte in ogni settore dall’utilizzazione dei droni, in tutte le forme di spionaggio, di registrazioni, di attacco che rendono interconnessi i mondi delle minacce terroristiche, delle intrusioni informatiche, dei furti energetici e delle risorse, fino all’influenza in termini militari e geostrategici.

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La sindrome europea del target

Le fonti di inquietudine europea sono legate al perdurante senso di instabilità economico-sociale connesso ad una produttività poco rilanciata, e soprattutto al flusso consistente e spesso indiscriminato dei migranti che sia dall’Africa (via mare) che dai Balcani (via terra) trovano condizioni favorevoli ad ingressi umanitari, controlli a volte poco incisivi, soggiorni precari ma poco sorvegliati e possibilità di utilizzare la penisola come hub di parcheggio in attesa di mete migliori.

La problematica dei flussi migratori  indiscriminati, delle  mancate integrazioni, del sovraffollamento straniero delle carceri e del rischio immanente del terrorismo internazionale auto radicalizzato costituisce una delle principali cause di disagio sociale e viene percepita come fonte costante di incertezze.

La miscela della tentazione populista alimentata dalla crisi economica e dalla paura del terrorismo, estremizzata dal refendum per la Brexit e dall’euroscetticismo nord-europeo, è resa più attuale dalla constatazione che nel 2016 i dati riferiti agli sbarchi sulle coste italiane sono stati ben 181.436, circa il 18% in più rispetto al 2015 e quasi il 7% in più rispetto al 2014, considerato l’anno clou dei flussi migratori.

Rispetto agli ingressi in Europa in cui predomina effettivamente la matrice dei rifugiati dalle aree di guerra  ( Siria, 23%, Afghanistan 12%) in Italia continuano a sbarcare soprattutto immigrati per motivi economici provenienti dall’Africa (Nigeria, Eritrea, Gambia, Senegal, Sudan) e dall’Asia ( Bangladesh, India, Pakistan, Cina), nel sostanziale agnosticismo politico sociale dell’UE.

Nell’ambito dello scenario europeo, lo schema si ripete e il 2017, sembra riproporre tematiche acquisite, ma non metabolizzate, né risolte nel corso degli anni precedenti:

  •  il fenomeno migratorio e gli inevitabili contraccolpi socio-culturali.
  •  l’incontrollabilità del terrorismo e la psicosi “paura della paura” che ne discende
  •  la riproposizione della questione della “identità”
  •  i limiti della “sovranità” tedesca
  • la virtuale disgregazione del pianeta-Europa minacciato da nazionalismi suggeriti da suggestioni autarchiche

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Guerre in corso

Ben 47 grandi Stati nel mondo sono attualmente in stato di guerra di fatto, in Europa e nel vicino Medio Oriente

         

       EUROPA:  9 Stati in crisi belligeranti    

  • Cecenia (guerra contro i militanti islamici),
  • Daghestan (guerra contro i militanti islamici),
  • Ucraina (Secessione dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk)
  • Nagorno-Karabakh
  • Azerbaijan                                                                                                              MEDIO ORIENTE: 7 stati alle prese con guerre    
  • Iraq guerra contro i militanti del Daesh
  • Israele ( contrapposizione con i palestinesi nella striscia di Gaza e Cisgiordania. Rifiuto del governo Nethanyahu di accettare la risoluzione del consiglio di sicurezza sugli insediamenti coloniali in territorio palestinese),
  • Siria (guerra civile ad un punto cruciale dopo la caduta di Aleppo. Sul campo anche truppe russe e americane)
  • Yemen (guerra contro e tra militanti islamici)
  • Turchia (gli attentati terroristici e il fallito colpo di stato del Luglio 2016 hanno fornito l’occasione al governo Erdogan per attuare una dura repressione all’interno del Paese sempre più caratterizzato da una forte islamizzazione, dalla mancanza di pluralismo politico e di confronto democratico e dalla costante pressione contro i militanti del PKK, partito dei lavoratori del Kurdistan).

 

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