Sandro Petrone una vita per il giornalismo

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Sandro Petrone una vita per il giornalismo
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Pensieri e lacrime per l’amico, prima che collega, Sandro Petrone. Ricordi di tanti anni trascorsi assieme alla redazione esteri del Tg2.Sandro Petrone una vita per il giornalismo

Ricordi risalenti anche ai suoi precedenti reportage a Telemontecarlo. Tanti flash che lampeggiano nel buio del dolore per la prematura e crudele scomparsa di un grande inviato speciale, volto del Tg2, conduttore dell’edizione delle 13 dal 1997 al 2012. Sandro Petrone una vita per il giornalismo

Un giornalista colto, documentato e accurato che ha seguito gli avvenimenti più importanti degli ultimi decenni: dall’attentato a Giovanni Paolo II alla guerra nel Golfo, dalla caduta del Muro di Berlino agli attacchi alle Torri Gemelle, dal Kosovo all’Afghanistan, dall’Iraq al Libano,dagli attentati a Madrid a quelli di Oslo, fino alle ‘primavere arabe’ in Tunisia e Libia.

Una vita trascorsa davanti alle telecamere e culminata con la responsabilità di Capo redattore della redazione esteri del Tg2.Sandro Petrone una vita per il giornalismo

Con Sandro Petrone scompare una cospicua parte di giornalismo televisivo incentrato esclusivamente sui fatti e sulle notizie e non sulla loro narcisistica rappresentazione

Appassionato di musica, autore e cantautore nel 2018 pubblicò ‘Solo fumo’, un concept album autobiografico che ruota attorno alla storia di un inviato speciale che, dopo quarant’anni in giro per il mondo, lascia il giornalismo per tornare cantautore, come in gioventù, nella Napoli della Vesuwave.

Nato a Napoli nel 1954 Sandro Petrone ha iniziato la sua carriera giovanissimo partendo dalle radio private per poi arrivare alla carta stampata e nel ’79 alla Rai.

Con lacrime ancora più amare e il dolore acuito dall’impossibilità di rendere l’ultimo affettuoso saluto a Sandro Petrone, lo ricordiamo con le sue foto più belle e i versi struggenti di Cesare Pavese:

Che diremo stanotte all’amico che dorme? 
La parola più tenue ci sale alle labbra 
dalla pena più atroce. Guarderemo l’amico, 
le sue inutili labbra che non dicono nulla, 
parleremo sommesso. 
La notte avrà il volto 
dell’antico dolore che riemerge ogni sera 
impassibile e vivo. Il remoto silenzio 
soffrirà come un’anima, muto, nel buio. 
Parleremo alla notte che fiata sommessa. 
 
Udiremo gli istanti stillare nel buio 
al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,
che verrà d’improvviso incidendo le cose 
contro il morto silenzio. L’inutile luce 
svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti taceranno. E le cose parleranno sommesso.

Sandro Petrone una vita per il giornalismo

 

 

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