Terremoto continuo: l’incubo del mostro che divora l’Italia

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Terremoto continuo: l’incubo del mostro che divora l’Italiaterremoto continuoScosse infinite, terremoto continuo. Un mostro che continua a terrorizzare il centro Italia, già devastato dal sisma di agosto e di ottobre 2016. Un incubo permanente che stravolge comunità, esistenze, memorie.  Negli occhi di tutti il diagramma delle fortissime scosse di mercoledì 18  gennaio accompagnate dall’onda d’urto di interminabili assestamenti. A trasformare, se possibile, la situazione in uno scenario ancor più catastrofico sono le proibitive condizioni meteorologiche che rendono difficilmente raggiungibili numerose località e i casolari di campagna.

Malgrado sia ancora presto per sapere con esattezza quale sia stata la faglia,o le faglie, che hanno generato le scosse odierne é probabile – afferma Andrea Billi, dell’Istituto di geologia ambientale e geo-ingegneria del Cnrche ancora una volta si sia trattato di un fenomeno di contagio sismico tra faglie adiacenti, anche detto effetto domino o a cascata un fenomeno al quale assistiamo già da alcuni mesi in Centro “.  Secondo l’esperto del Cnr  “Quando una faglia genera un terremoto, la faglia stessa si libera dello stress al quale era sottoposta immediatamente prima del terremoto e trasferisce parte di tale stress ai segmenti di faglia adiacenti, che in un lasso di tempo imprevedibile di ore, giorni, mesi, anni, possono a loro volta generare terremoti e di nuovo contagiare le faglie adiacenti. Tali terremoti saranno sicuramente seguiti da uno sciame di repliche sismiche la cui intensità è difficilmente prevedibile“. terremoto continuoIn bilico sulle faglie sismiche, l’Italia ha una urgente, assoluta, necessità di un grande piano nazionale di messa in sicurezza. Un nuovo piano Marshall da almeno 30 miliardi di euro per risollevare definitivamente il paese dalle continue macerie della impossibile guerra ai terremoti, che ciclicamente devastano tutte le regioni. Dalla distruzione di Messina nel 1908, a quella del Belice, al Friuli, Irpinia, L’Aquila, Emilia, fino alla tragedia del disastro in corso nell’Italia centrale.

Non più affannose gestioni delle emergenze, ma concreta prevenzione. Cosa non affatto secondaria, oltre a garantire la salvaguardia dei cittadini, delle città d’arte, dei tesori artistici, di asili, scuole, ospedali e di tutto il patrimonio immobiliare, il piano di messa in sicurezza, garantirebbe exploit occupazionale ed un grande effetto propulsivo sull’economia

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