Cura Tumori: guarigione ostacolata da ansia e depressione

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Cura Tumori: guarigione ostacolata da ansia e depressione

Cura Tumori guarigione ostacolata da ansia e depressione

Terapie anticancro a rischio se il paziente è depresso. Secondo le statistiche ansia e depressione interessano in maniera grave almeno il 35% dei pazienti oncologici, ma oggi solo un terzo dei casi viene  diagnosticato e curato.

La destabilizzazione psichica e comportamentale determinata da diagnosi tumorali incide enormemente sull’ efficacia delle cure. Ansia e depressione anzi ostacolano le molte possibilità di guarigione offerte dalla moderna medicina. Da qui la creazione  di una scuola europea, la prima del genere, per formare personale medico ed infermieristico in grado di gestire anche l’impatto psicologico delle diagnosi oncologiche.

La corretta comunicazione fra sanitari, pazienti e familiari insieme a un adeguato supporto psicologico e sociale sono alla base di un’assistenza oncologica più  ‘umana’ , perché favoriscono la soddisfazione dei pazienti, il loro coinvolgimento nel processo decisionale, la partecipazione a studi clinici e il controllo dei sintomi e del disagio psicologico.

Cura Tumori guarigione ostacolata da ansia e depressione

AIOM-HuCare , si chiama così  la prima Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa, resa possibile grazie al finanziamento gratuito di  una industria farmaceutica. Nel progetto sono coinvolti  43 reparti distribuiti su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di individuare e ridurre del 75% i casi di ansia e depressione. Questi disturbi interessano in maniera grave almeno il 35% dei pazienti oncologici, ma oggi solo un terzo dei casi é diagnosticato e curato.

L’obiettivo è  applicare interventi psico-sociali uniformi ed efficaci a tutti i malati nelle Oncologie del nostro Paese, a partire dal modo in cui i pazienti vengono accolti, allo screening per diagnosticare il livello di sofferenza psichica da indicare nella cartella clinica, alla presenza di uno psicologo in corsia a cui vengono indirizzati i malati colpiti da disagio psichico grave.

L’esperienza si avvale del successo di una precedente iniziatica. Il primo Progetto HuCare-1, iniziato nel 2008 e concluso nel 2011, ha coinvolto 28 centri e ha dimostrato la realizzabilità di una strategia di implementazione, introducendo nella pratica sei interventi psicosociali raccomandati nelle linee guida internazionali.

Grazie a questa strategia é stato possibile modificare l’assistenza fornita nei 28 centri: oltre il 75% dei pazienti ha ricevuto le misure previste e il livello di ansia e depressione e’ diminuito del 75%, passando dal 35% dei casi a meno del 20%. La Scuola utilizzerà la HuCare Quality Improvement Strategy (HQIS), che prevede sei interventi:

  • formazione di tutto lo staff clinico per migliorare le capacita’ comunicative e relazionali;
  • screening dei pazienti per misurare l’ansia e la depressione;
  • screening dei bisogni sociali;
  • assegnazione di un infermiere di riferimento a ogni paziente;
  • utilizzo di una lista di domande per tutti i malati per favorire la comunicazione con il medico;
  • percorso strutturato per fornire a malati un esperto che fornisca informazioni in modo corretto.

Un’ assistenza oncologica ottimale deve integrare le cure psicosociali con i trattamenti abituali, individuando precocemente e intervenendo sulle conseguenze psicologiche e sui bisogni sociali. Le raccomandazioni, basate sulle evidenze scientifiche, di come ciò vada fatto esistono da diversi anni, ma la loro applicazione nella pratica non è automatica. Perciò è necessario mettere in atto interventi strutturati per sostenere le Oncologie italiane nel processo di implementazione.

La comunicazione e la relazione con i pazienti sono state tradizionalmente considerate di minore importanza, pertanto vengono raramente inserite nei corsi di laurea per medici e infermieri. Oltre a migliorare il benessere emotivo e la salute mentale, le cure psicosociali hanno dimostrato di consentire una migliore gestione dei sintomi correlati alla malattia e degli effetti avversi del trattamento. Diversi fattori rendono la comunicazione in oncologia particolarmente difficile .

Da un lato, i pazienti possono avere paura di porre domande percepite come insensate o di rubare tempo al medico. Spesso il malato e’ sopraffatto dall’emozione durante la visita e, una volta a casa, si rende conto di non aver posto al clinico questioni importanti. Dall’altro lato, per l’oncologo può  risultare difficile rilevare alcuni bisogni informativi, in particolare sulla prognosi, e decidere quali temi affrontare in base all’interlocutore e alle sue esigenze.

Se le informazioni non vengono fornite in modo adeguato, al momento giusto e in un contesto appropriato, le conseguenze psicologiche sul paziente possono essere pesanti, fino a sintomi ascrivibili al disturbo post traumatico da stress acuto. Inoltre, una cattiva comunicazione, non mirata a favorire la comprensione e il ricordo delle informazioni, può avere un impatto negativo sulla “partecipazione” del paziente alle scelte terapeutiche .

Nel progetto HuCare-2 sarà valutata in particolare la qualità di vita dei malati, prima e dopo l’introduzione degli interventi. I risultati saranno disponibili fra due anni

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