Via Crucis antimafia: analisi e ricordi del Procuratore De Francisci e del Generale Pellegrini

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Lotta alla mafia: l’analisi del Procuratore De Francisci e del Generale Pellegrini 

Via Crucis antimafia: analisi e ricordi del Procuratore De Francisci e del Generale Pellegrini

Assassinio Generale Dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro

Sangue e disperazione lungo la via Crucis estiva delle vittime della mafia. Un martirio susseguitosi a Palermo fra luglio e settembre degli anni che vanno dal 1979 al 1992.

Una via dolorosissima segnata in particolare da due stragi e tre omicidi: gli agguati ai poliziotti eroi Boris Giuliano e Ninni Cassarà ed il massacro di tre baluardi della legalità e delle istituzioni, il Consigliere istruttore Rocco Chinnici, il Procuratore Gaetano Costa ed il Generale Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa.

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Il Consigliere Istruttore Rocco Chinnici

Anniversari che la memoria popolare ha unificato e idealizzato come tappe della resistenza contro cosa nostra. Una resistenza tuttavia in quegli anni individuale e non collettiva. Portata avanti in prima persona da pochi protagonisti. Elementi di speranza e punti di riferimento di una Palermo e di una Sicilia allora ostaggio della mafia.  “Le vittime sono accomunate dalla circostanza che hanno guidato una vera e propria rivoluzione antimafia investigativa e giudiziaria” sottolinea il Procuratore Generale di Bologna Ignazio De Francisci, in quegli anni allievo e collega di Falcone e Borsellino al pool antimafia di Palermo.

“I moventi delle stragi di Via Pipitone Federico e di via Isidoro Carini e degli omicidi di Giuliano, Costa, e Cassarà sono riconducibili alla spiccata personalità e all’impegno delle vittime nelle indagini sulle cosche di cosa nostra” conferma il Generale dei Carabinieri Angiolo Pellegrini, Comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985.

Via Crucis antimafia: analisi e ricordi del Procuratore De Francisci e del Generale Pellegrini

Il Procuratore Generale di Bologna Ignazio De Francisci

 

  • Chinnici, Dalla Chiesa, Giuliano, Costa, Cassarà: due stragi e tre omicidi un unico movente, l’azione di contrasto antimafia senza se e senza ma? 

De Francisci “ Senza dubbio, anche se in fasi e anni diversi, erano stati dei propulsori delle prime inchieste su cosa nostra, ambito quasi del tutto inedito e dove quasi tutto stagnava da anni”

Pellegrini “Costituivano non solo un pericolo immediato per cosa nostra ma, soprattutto, un pericolo potenziale, per quello che avevano compreso e per quello che avrebbero potuto fare. Boris Giuliano aveva scoperto i canali del traffico di eroina diretta negli Stati Uniti ed il ritorno in Sicilia di ingentissime somme di denaro; Gaetano Costa le connessioni tra mafia ed imprenditoria che consentivano il riciclaggio del denaro; Carlo Alberto dalla Chiesa aveva una visione aggiornata di una mafia attiva non solo a Palermo ma anche nelle maggiori città italiane ed aveva messo in evidenza l’interesse delle cosche per l’accumulazione dei capitali, con la complicità delle banche. Aveva inoltre segnalato come le quattro maggiori imprese di Catania erano sbarcate a Palermo, ipotizzando così un’evoluzione del potere mafioso. Rocco Chinnici stava per incriminare gli esponenti della cosiddetta cerniera tra mafia, imprenditoria e politica, a cominciare dai  cugini Salvo. Ninni Cassarà era il funzionario che oltre ad aver redatto col sottoscritto il rapporto Greco Michele più 160, costituiva la punta di diamante di tutta la Squadra Mobile di Palermo. Per tutti occorre poi ricordare che si ritrovarono isolati e che  la mafia attacca ed uccide quando la vittima, particolarmente distintasi per l’impegno profuso nella repressione del fenomeno mafioso, non appare assistita dall’ appoggio delle istituzioni, venendo a costituire come un ostacolo da eliminare”. 

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Il Generale dei Carabinieri Angiolo Pellegrini

   

  • I decenni e le inchieste hanno consentito di chiarire i contesti o rimangono delle zone d’ombra, delle verità, ancora da accertare ?    

De Francisci “Certamente per quanto riguarda il Procuratore  Costa sappiamo poco anche sugli esecutori materiali.”

Pellegrini “Non vi è dubbio che, nonostante l’impegno profuso negli ultimi anni, rimangono ancora alcune verità da accertare. Le recenti operazioni, coordinate proprio dalla DNA, struttura ideata e voluta da Giovanni Falcone, fanno ben sperare.”

  • Ricordi personali ? 

De Francisci “Ricordo in particolare Ninni Cassarà perché veniva spesso nel bunker dell’ufficio istruzione per parlare con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e ricordo bene il giudizio positivo che Borsellino dava di lui.  Ma rammento altrettanto bene il profondo dolore che Falcone provò per l’assassinio del Vice Questore, non si dava pace del fatto che non riusciva a fare arrestare i colpevoli di quel crimine,  che coinvolse anche l’agente giovanissimo Roberto Antiochia. Quando parlava o accennava a Cassarà, Falcone si commuoveva moltissimo”

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Ninni Cassarà Roberto Antiochia e il Procuratore Gaetano Costa

Pellegrini “Ninni Cassarà è stato per me un fraterno amico, con il quale ho diviso gioie dolori. Dal suo arrivo a Palermo fino al 1985. Passammo ben 44 notti, negli uffici ormai deserti della Criminalpol a compilare quel rapporto Greco più 160, che divenne poi la base del maxi processo. Nel processo Chinnici, solo noi due raccontammo tutto ciò che sapevamo sui Salvo, che si erano presentati nel mio ufficio definendosi il potere politico ed economico sella Sicilia. Ciò rafforzò ancora di più la nostra amicizia e la stima reciproca. Fui uno degli ultimi a parlare con Ninni Cassarà, prima che fosse assassinato e, in quella occasione, l’unica sua preoccupazione fu quella di chiedermi se avevamo dato tutto per provare a vincere la guerra contro la mafia.

Rocco Chinnici per me era un punto di riferimento. Prima di salire nell’ ufficio di Falcone, mi faceva piacere passare dall’ ufficio del Consigliere Istruttore, per scambiare due parole con lui un uomo che, a ben conoscerlo, dimostrava non solo energia ma, soprattutto, calore umano e grande dignità. E’ stato il padre tutelare per tanti magistrati. Pronto a difendere i suoi giovani magistrati dall’ ostruzionismo e dalla indifferenza, gettando le basi di quello che diverrà il Pool Antimafia che consentirà in soli quattro anni di dimostrare a tutti gli increduli che cosa nostra era un organismo unitario, a struttura piramidale.

Dalla Chiesa venne mandato a Palermo senza che gli venissero concessi quei poteri speciali, cioè il coordinamento delle indagini e la copertura istituzionale. Si battè contro i poteri forti, l’imprenditoria e la politica collusi, la pigrizia e la ricerca del quieto vivere, la rassegnazione dei cittadini di Palermo. Lo vidi con le lacrime agli occhi, in occasione della strage della circonvallazione, mentre dava suggerimenti e ordini su come indirizzare le indagini. Il suo assassinio e quello della moglie diedero  una violenta scossa alla popolazione sana di Palermo. La rabbia della gente, che si manifesto con il lancio di monetine contro i rappresentanti della istituzioni che parteciparono ai funerali e  portò alla approvazione della Rognoni La Torre, che giaceva in Parlamento “

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Il Vice Questrore Boris Giiuliano

  • Nella Palermo di quegli anni che impatto aveva l’escalation mafiosa? 

De Francisci “Era un impatto molto presente, duro, avevamo anni e anni di impunità che dovevamo riuscire a superare e poi l’ambiente era quello che era. Cito sempre che erano gli anni nei quali si vendevano le sigarette di contrabbando nei corridoi del palazzo di giustizia e che la banca interna veniva rapinata come pure l’Ufficio postale. Insomma un altro mondo”.

Pellegrini “L’omicidio del boss Stefano Bontate, il 23 aprile 1981 innescò a Palermo una gigantesca guerra di mafia. Di lì a due mesi i morti non si contavano più. Palermo divenne presto una città nella quale la sera vigeva una sorta di coprifuoco. Alle 19 gli esercizi pubblici abbassavano le loro saracinesche ed i traffico si riduceva al minimo. I giornali pubblicavano in rosso, a caratteri cubitali in prima pagina il numero delle persone assassinate 101, 102 ecc. ecc… Dopo l’auto bomba fatta esplodere in via Pipitone Federico, per assassinare Chinnici ,il quotidiano della sera  L’Ora titolò Palermo come Beirut. Ma noi investigatori reagimmo, non ci facemmo prendere dallo sconforto, serrammo le fila, condividemmo le nostre responsabilità con i colleghi della Polizia di Stato, continuammo a redigere rapporti a doppia firma, a combattere l’indifferenza, la paura e la rassegnazione che sembrava invece aver preso la popolazione civile.”

  • Cosa e quanto è cambiato da allora?

 De Francisci “E’ cambiato tutto o quasi, ma la mafia è sempre quella”

Pellegrini “Tornare a Palermo significa trovare un clima completamente diverso da quello degli anno ’80. Strade piene di gente, soprattutto giovani. Non c’è più alcun sentore di violenza e sangue. La città è cambiata, le vecchie generazioni hanno cancellato il ricordo di quegli anni terribili, degli omicidi, delle bombe, delle lupare bianche. Le nuove generazioni non conoscono gli anni in cui la mafia, stato illegale, con lo stesso territorio, la stessa popolazione e la sovranità dello Stato legale, dopo tanti anni di convivenza, decise, sentendosi più forte, di poter sovvertire l’ordine democratico. Anche la mafia è cambiata: ha cancellato gli anni durante i quali i corleonesi tentarono la scalata alle istituzioni con le armi, le bombe, gli omicidi, e tende a riposizionarsi in territori vergini, in nuove alleanze, preferendo i comitati d’affari, i centri di potere, i territori economicamente più convenienti ed attività pseudo legali più redditizie.”

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Carlo Alberto Dalla Chiesa

  • Quanto serve l’esperienza antimafia esportata dagli investigatori e dai magistrati che hanno assunto incarichi ai vertici in altri ambiti istituzionali ? 

 De Francisci  “Serve e molto. Veniamo da un fronte in guerra e portare la nostra esperienza in zone apparentemente più tranquille fa bene ai giovani colleghi e fa anche bene a chi come me, anche se al tramonto della propria vita professionale, apprende cose nuove, incontra colleghi con altre formazioni culturali, insomma continua a crescere”

Pellegrini  “L’esperienza maturata da magistrati ed investigatori nell’ antimafia può ovviamente risultare estremamente importante per la capacità di percepire eventuali e sempre possibili infiltrazioni negli apparati istituzionali.”

 

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