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Rubrica di critica recensioni anticipazioni
by Antonino Cangemi
A distanza di trent’anni dalle stragi mafiose che, nel giro di nemmeno due mesi, costarono la vita ai magistrati Giovanni Falcone Falcone e Paolo Borsellino e agli uomini delle loro scorte, le commemorazioni sono doverose e necessarie, anche nell’ambito dell’editoria. La loro assenza significherebbe dimenticanza e indifferenza nei confronti di chi ha dedicato la propria esistenza al contrasto alla mafia e difetto assoluto della più elementare sensibilità civica. 
Ma come commemorare quei fatti tragici che hanno inciso sulla storia del nostro Paese e di riflesso su quella di ciascuno di noi? Bandendo ogni forma di retorica, sempre in agguato in queste circostanze e sempre fuorviante.
Proposito non facile da seguire, pure in un libro. Ne è consapevole il magistrato Franca Imbergamo che, nella prefazione del saggio di Augusto Cavadi “Quel maledetto 1992, L’inquietante eredità di Falcone e Borsellino” (Di Girolamo editore), riconosce all’autore il merito di essere riuscito a eludere il rischio della retorica.



