Come superare l’angoscia di un lutto

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Come superare l’angoscia di un lutto
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Senza scomodare Freud, Jung e Kierkegaard e gli altri padri della psicanalisi e studiosi dell’angoscia, fra gli altri effetti collaterali la pandemia sta contribuendo non poco ad esasperare una problematica esistenziale comunque sempre presente nella storia dell’umanità. Quella della scomparsa di una persona cara o dell’improvvisa perdita del lavoro.Come superare l’angoscia di un lutto

Il fiume della vita rende istintivamente essenziale capire come sfuggire alle angosce e riappropriarsi della propria esistenza. Ma “surfare” la vita per quel che è spesso non basta, perché l’essenza dell’esistenza è rappresentato dal costante tentativo di scoprire chi si è veramente e di concretizzare le proprie aspirazioni.

“The show must go on…. lo spettacolo deve continuare …. bisogna ricominciare a vivere” sintetizza con una amara battuta ironica la psicologa e psicoterapeuta Viviana Cutaia, cordinatrice di Help Line telefono Giallo 800011110, attivo 24 ore su 24.

Come superare l’angoscia di un lutto
Viviana Cutaia

Come superare concretamente, con comportamenti e iniziative, l’angoscia di un lutto o di una separazione ?

Il lutto e la ricomposizione dell’equilibrio personale rientrano in quella area della Psicologia che riguarda la perdita, il trauma, il dolore, l’assenza, il vuoto. Fa riferimento alla condizione di “perdita” di parte di se stessi a causa della scomparsa di un familiare, di un amore, di un amico, di un collega, di un animale domestico…oppure a causa di un licenziamento. La sua condizione ha una rilevante valenza emotiva perché riguarda una parte  della nostra vita, dunque un investimento affettivo.

Il lutto è pur sempre doloroso e altera il benessere bio-psico-sociale di ognuno di noi mettendo a repentaglio talvolta la nostra stessa vita, la vita di chi ci sta accanto e la nostra salute innanzitutto.

Per quanto doloroso possa essere, il lutto è una risposta fisiologica le cui reazioni, specialmente nella fase acuta, possono essere accompagnate da sentimenti di profonda tristezza, inadeguatezza e nostalgia per la mancanza della persona cara. Questi, nei 6 mesi successivi alla perdita, si considerano “segni di resilienza”. Nell’arco di un anno, dalla perdita della persona cara, la cosiddetta elaborazione del lutto dovrebbe rientrare in una “normalità”.

Lo choc post lutto è dunque un fenomeno “normale” che tutti noi viviamo e ci accomuna per le emozioni prevalentemente negative che viviamo (rabbia, rancore, senso di colpa, abbandono…).

Da un punto di vista clinico distinguiamo: un lutto acuto e un lutto “integrato e costante”.

In generale, l’approccio psicoterapico al lutto viene centrato sulla persona sofferente e sulle difficoltà socio-relazionali legate alla perdita della persona cara e successivamente alle relazioni in cui reitera la componente dolorosa tipica della perdita.

Più specificatamente, l’approccio è similare a quello usato per il disturbo post-traumatico da stress e si lavora su una “esposizione” graduale e progressiva legata ai ricordi della persona cara in quell’ottica di risorsa piuttosto che centrare il percorso terapeutico sul quel carico doloroso (ad esempio il ricordare e condividere con familiari, amici e conoscenti ricordi e peculiarità positivi della persona cara) e il partecipare a gruppi di mutuo-aiuto per l’elaborazione del lutto.Come superare l’angoscia di un lutto

E se non si riesce a riappropriarsi della propria esistenza?

Superati i cosiddetti 12 mesi la condizione di lutto può aggravarsi in “Disturbo da lutto persistente e complicato” in cui le manifestazioni acute del lutto (tristezza, colpa, invidia, rabbia,…) associate a persistenti rimurginazioni cognitive negative permangono se sono trascorsi almeno 12 mesi (fino a 24 per Parker e Weiss), dalla morte di qualcuno con cui l’individuo in lutto aveva una relaziona stretta.

Già Freud, in Lutto e Melanconia, 1915-1917, chiariva l’essenza della melanconia confrontandola con il normale lutto e la sua elaborazione. Un possibile continuum simile ai vissuti depressivi che i pazienti vivono nella componente di deprivazione tipica del lutto (ogni paziente con vissuti depressivi guarda al passato “come se” avesse perso qualcosa lungo il cammino). Continua Freud dicendo: “…Il lutto profondo, ossia la reazione alla perdita di una persona amata, implica lo stesso doloroso stato d’animo, la perdita d’interesse per il mondo esterno – fintantoché esso non richiama alla memoria colui che non c’è più…”. In questa direzione dobbiamo avere il coraggio di uscire dalla nostra zona dolorosa e rimischiarci con il mondo, adottando adattamento e resilienza.

Rischi di connessi alla fragilità, al pessimismo e all’auto isolamento del post lutto?

Le 5 Fasi del lutto (Negazione, Rabbia, Contrattazione, Depressione, Accettazione) possono consentire quella transizione di ruolo tipica della separazione in cui bisogna rigenerare il cosiddetto legame (“Tu non ci sei più ma vivrai per sempre dentro di me”). La ridefinizione di se stessi ha un ruolo centrale in tutto ciò, “anche una parte di me non c’è più” e bisogna esserne consapevoli.

Tra i fattori di rischio più comuni si rintracciano: un’esposizione maggiore nel genere femminile possibilmente con una storia psicologica di ansia, depressione o abuso di alcol o di droghe.

Riguardo la personalità possiamo rintracciare una scarsa capacità di coping, una rigidità caratteriale, la tendenza a reagire negativamente alle situazioni “impreviste”, bassa tolleranza alla frustrazione, distress emozionale. Come superare l’angoscia di un lutto

Quanto incide la pandemia?

La pandemia sta incidendo notevolmente sulle nostre vite. Tutti noi ricordiamo con profondo dolore le vicende legate alle morti di Bergamo per Covid-19. Queste scene traumatiche dei feretri rimarranno per sempre nelle nostre menti e nei nostri cuori. Le popolazioni colpite, le zone rosse, il lockdown, l’isolamento forzato, ci hanno fatto sperimentare il dolore e la perdita nel poter riabbracciare la persona cara. Tutti noi siamo a lutto anche senza aver sperimentato la perdita di una persona cara per Covid-19 in quanto l’assistere a queste scene ci ha fatto vivere una condizione molto simile al lutto. Ricordo bene un mio giovane paziente che ha dovuto assistere durante il lockdown al funerale della madre dietro uno schermo. Questo a tutt’oggi non gli ha consentito di potere elaborare il lutto. Una condizione molto simile la viviamo in quelle morti traumatiche, tragiche e inaspettate che mettono a repentaglio la nostra vita e quella della persona cara che non c’è più. Un’impennata di suicidi che ha colpito le professioni sanitarie e quelle categorie più fragili e più vulnerabili.Come superare l’angoscia di un lutto

 

 

 

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