Donne: presa di coscienza libertà prevenzione denuncia

493
Donne: presa di coscienza libertà prevenzione denuncia
Condividi

Donne che si interrogano ma non aspettano risposte esterne

by Adriana Piancastelli

Sono un’ex baby boomer, nata ai confini degli anni ’60, allevata in un contesto militar-classico-meridionale.presa di coscienza libertà prevenzione denuncia

“Non devi correre troppo, non devi parlare a voce alta, non puoi picchiare chi ti ha preso la matita, non si fa, non puoi, non devi…non sei mica un maschio”.

Mantra quotidiano cresciuto con ogni cellula e vissuto con il disagio intimo, costante, di chi si è affacciato alla vita con la convinzione ferrea – non sempre onorevole – di appartenere semplicemente al genere umano.

Adolescenze turbolente per noi baby boomers rosa: piene di no, grandi rabbie, molte curiosità, esperimenti nuovi come l’autocoscienza, il self-help, la sorellanza, vissute tra respiri di libertà e sensi di colpa.

La pillola anticoncezionale e l’obbligo di tornare a casa entro le 11 di sera fino alla maggiore età, poi dilatato fino a mezzanotte fino a “quando sei a casa nostra”.

Esistevano gli schiaffi educativi e le barriere dei no assolutamente no, per crescere.

E intorno, soprattutto nei Sud del mondo, andava molto peggio: mogli bambine comprate, vedove poco più che bambine sole, ai margini della società, non più rappresentate da un marito e magari madri di figlie femmine.

In alcuni Paesi girava un proverbio odioso (ancora oggi praticato, seppur con meno sostenitori in pubblico): “Quando torni a casa la sera, entra e picchia tua moglie: tu non conosci il motivo, lei certamente sì”.

Agghiacciante.Donne: presa di coscienza libertà prevenzione denuncia

La porta chiusa alle spalle dopo una giornata segna spesso, a qualsiasi latitudine, l’inizio di incubi deliranti pieni di insulti, minacce, spinte, sputi, botte, urla, abusi, lividi, lacrime.

Domani è un altro giorno, si impara persino a tornare a sorridere al carnefice….”Ha giurato che mi ama – mio padre, mio fratello, mio zio, mio marito-… non lo farà più….“

Ancora oggi le violenze taciute e ingoiate sono più del quintuplo di quelle di cui si parla e il dato diventa più nebuloso in riferimento alla percentuale delle effettive formalizzazioni in denunce.

Eppure siamo portatrici sane di vite umane.

Eppure siamo madri di figli carnefici, compagne di uomini che hanno vissuto come coazioni a ripetere gesti infami di autorità esasperata che non è mai diventata autorevolezza.Donne: presa di coscienza libertà prevenzione denuncia

Abbiamo trattenuto il respiro nei sottopassaggi urbani al rumore sordo di passi, siamo scese prima del tempo da un autobus in cui qualche miserabile frustrato aveva deciso di palpare un po’ di morbidezze femminili, abbiamo fatto finta di non sentire qualche allusione lasciva in cambio dell’esercizio di un diritto o di una promessa illusoria.

In un periodo della mia vita, dopo i diritti urlati nelle piazze, ho pensato che forse non ci sarebbe stato più bisogno di ricordare alle generazioni future i diritti elementari garantiti dalle Costituzioni dei Paesi civili.

Addirittura ho percepito come una sorta di ironico tentativo di conservazione della specie la istituzione delle quote rosa.

Sono ancora convinta che sia una forma di mancanza di rispetto genetico chiamare un Ministro di sesso femminile Ministra come se una vocale in suffisso fosse una necessità esplicativa.

Poi una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in un dicembre di venti anni fa, ha avvertito l’esigenza di dedicare una giornata alla sensibilizzazione mondiale dell’umanità contro la violenza sulle donne.

E la ex baby boomer si è guardata dentro e ha capito che il vento del ’68 è finito e come tutti i venti ha portato freschezza e lasciato foglie secche.

Lo diceva anche Eraclito, uomo, pensatore greco, molto lontano dal somigliare ad un figlio del relativo benessere del dopoguerra: il tempo scorre come un fiume, non si bagnerà mai la mano due volte con la stessa acqua.

E la giornata dedicata alla sensibilizzazione – evidentemente sì, dopo secoli c’è ancora qualcuno che deve essere sensibilizzato – per la violenza contro le donne, è stata stabilita il 25 novembre per ricordare l’orribile omicidio delle tre sorelle Mirabal.

Donne: presa di coscienza libertà prevenzione denuncia
Patria, Minerva e María Teresa Mirabal

Tre donne che nella terra di Santo Domingo vessata dal dittatore Trujillo nel 1960 erano considerate pericolosamente rivoluzionarie perché invocavano diritti, chiedevano libertà e sognavano uguaglianza.

Troppo per meritare anche una morte onorevole: le cronache dell’epoca travestirono da incidente stradale tre omicidi orrendi, brutali, grondanti sangue e violenze con percosse e bastonate.

Care sorelle Mirabal, grazie di averci lasciato l’eredità del ricordo e della dignità in una giornata da non dimenticare mai. Oggi non è cambiato moltissimo, a volte è solo diverso il percorso delle modalità attuative: esiste una gamma infinita di violenza, perfino quella via etere, talmente subdola da indurre al suicidio.Donne: presa di coscienza libertà prevenzione denuncia

C’è ancora bisogno di testimoniare nelle piazze per gridare “Non una di meno”, non ci sono più i girotondi perché abbiamo esaurito anche l’ironia e qualche sapiente uomo politico ha pensato che fosse necessario istituire un fondo economico per gli orfani dei femminicidi provando a quantificare in modo concreto e assurdo la potenza universale dell’amore strappato ed il potere immenso dell’essere geneticamente perfette portatrici sane di vita umana.

Ma fosse proprio questa straordinaria perfezione creatrice di vita a scatenare le ondate di rabbia atavica e senza fine? Donne: presa di coscienza libertà prevenzione denuncia

Facebook Comments
Condividi