Faide & pentimenti su cosa nostra rovina la valanga del dopo Riina

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La valanga del dopo Riina

Faide & pentimenti su cosa nostra rovina la valanga del dopo Riina

La mafia muore in carcere. I padrini passano uno dopo l’altro dal 41 bis al cimitero. L’elenco dei capimafia detenuti è lungo e i più giovani meditano eventuali pentimenti.

La svolta del dopo Riina era da mesi nell’aria ed ora soffierà ancora più impetuosa fra le sbarre delle celle di massima sicurezza.

Dubbi e interrogativi sull’alternativa se marcire e morire in prigione oppure collaborare con la giustizia e avere la possibilità di riabbracciare figli, mogli e familiari, riguardano in particolare i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, Antonino e Salvino Madonia, Salvatore e  Sandro Lo Piccolo, padre e figlio, tutti capimafia di primissimo piano.

Faide & pentimenti su cosa nostra rovina la valanga del dopo Riina fratelli Graviano

Filippo e Giuseppe Graviano

In ogni caso per cosa nostra, il dopo Riina si è di fatto trasformato in una valanga mediatico-giudiziaria che azzererà, anche con la nuova spinta per la cattura degli ultimi latitanti, l’assetto finora conosciuto delle cosche.

Il timore, evidenziato dalle analisi del Procuratore Generale di Palermo, Roberto Scarpinato e dell’ex Procuratore Giancarlo Caselli, è che alla tradizionale mafia siciliana si sia già sostituita una narco-criminalità internazionale  alleata con la ‘ndrangheta calabrese in grado di controllare e gestire attraverso la rete traffici di droga e armi, appalti e tangenti, gioco d’azzardo e riciclaggio.

Una nuova mafia digitale 5.o che si muove parallelamente allo sviluppo industriale.

Faide & pentimenti su cosa nostra rovina la valanga del dopo Riinaroberto-scarpinato

Roberto Scarpinato

“La lotta alla mafia non finisce qui. Possiamo dire con decisione che con l’arresto di Riina e con la cattura di Provenzano e numerosi altri incisivi interventi, lo Stato ha fatto passi in avanti importanti in questi anni per combattere la criminalità organizzata attraverso una legislazione certa ed efficace” afferma il Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri.

Faide & pentimenti su cosa nostra rovina la valanga del dopo Riina Cosimo Ferri

Cosimo Ferri

  • Quanto ha inciso il regime del 41 bis nella sterilizzazione dei rapporti di Riina con l’esterno, impedendo che il padrino potesse continuare a impartire ordini dal carcere?

“La lunga detenzione di Riina ed il fatto che per 24 anni sia stato sottoposto al regime del 41 bis confermano l’importanza di questa misura su cui non si può e non si deve arretrare perché consente di interrompere i collegamenti tra il detenuto e l’associazione criminale. Le sue condizioni di salute, soprattutto negli ultimi anni, hanno imposto alcune riflessioni sul 41bis che portano a dire come sia giusto rispettare i diritti umani e tutelare la salute, ma come sia fondamentale non attenuare la misura”

  • Prospettive legislative?

“La legislazione italiana ha introdotto diversi strumenti efficaci modellandoli sulle nuove esigenze e sulle nuove modalità con cui la mafia agisce e penetra nel tessuto sociale ed economico, penso al blocco dei beni e degli investimenti. Dobbiamo continuare su questa strada per azzerare il pericolo delle mafie. La Riforma del codice antimafia con la semplificazione delle misure prevenzione consentirà di condurre indagini sempre più accurate ed efficaci avvalendosi della cooperazione delle forze di polizia, di magistrati e delle istituzioni anche a livello europeo ed internazionale.”

  • Coordinamento antimafia europeo e confisca beni?

“Nella lotta alla mafia é assolutamente necessaria una seria ed efficace cooperazione internazionale nella ricerca dei latitanti, dei beni da sequestrare, nel monitorare flussi di danaro ed attività poste in essere”.

Faide & pentimenti su cosa nostra rovina la valanga del dopo Riina Caterina Chinnici

Cateriina Chinnici

Sui bilanci e le prospettive della lotta contro la mafia interviene anche l’europarlamentare e magistrato Caterina Chinnici:

“È chiaro che sul piano investigativo si dovrà porre attenzione ai nuovi equilibri che si potranno delineare all’interno di cosa nostra, ma certamente non potrà e non dovrà cambiare l’approccio nella lotta alla mafia”.

Per l’europarlamentare , figlia del Giudice istruttore Rocco Chinnici trucidato a Palermo dalla mafia, il 29 luglio del 1983, assieme agli uomini della scorta.  ” L’aspetto fondamentale è mantenere sempre alta la guardia  cercando di potenziare e di ampliare, anche su scala sovranazionale, gli strumenti normativi e di coordinamento investigativo che hanno consentito di raggiungere risultati importanti nel contrasto alle organizzazioni criminali”

“È un lavoro – sottolinea l’On. Chinnici– che anche personalmente porto avanti all’interno del Parlamento Europeo e che considero necessario per dare continuità all’azione di quei servitori dello Stato, tra cui mio padre, che hanno pagato con la vita il loro impegno contro la mafia.”

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