Generazione blue whale: anatomia sociale del gioco della morte

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Il male oscuro del blue whale Mentre da più parti si cerca di capire quali siano i contorni e le dimensioni del Blue Whale, la terribile spirale che fa imboccare ai ragazzi il tunnel del suicidio, i risultati preliminari di un’indagine della Società Italiana di Pediatria, presentata al Congresso Nazionale di Napoli, rilevano l’esistenza di  un disagio emotivo molto diffuso e profondo tra i giovanissimi, accanto a una distanza dalle figure adulte di riferimento.

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Tagli autolesionisti e tatuaggi caratteristici degli adolescenti plagiati dal blue whale

I risultati dell’indagine confermano che l’adolescenza è sempre più caratterizzata da precoci difficoltà emotive e comportamentali. Come prevenirle e affrontarle? Per i pediatri è essenziale elaborare strategie comunicative adatte ai bambini più piccoli e preparare i genitori ben prima dell’età adolescenziale.

  • Check-Up generazionale

Dalle interviste capillari realizzate con 10 mila ragazzi fra i 14 e i 18 anni, provenienti da tutte le regioni italiane, è emerso che ben l’80% dei ragazzi ha vissuto un disagio psichico e il 15% si é sottoposto ad atti di autolesionismo.generazione-blue-whale-anatomia-sociale-del-gioco-della-morte

  • Smartphone

L’età media del primo smartphone é tra i 10 e i 12 anni, ma c’e’ anche chi lo ha ricevuto a 5 (l’1,4%) o prima dei 10 anni (il 26%). La maggioranza degli intervistati usa i social per parlare con gli altri quando si sente solo.

  • Sesso 

La maggior parte degli intervistati non ha ricevuto educazione sessuale dagli adulti di riferimento (62,3%), 1 su 3 tra coloro che hanno già avuto rapporti non ha usato contraccettivi, più della metà ha visualizzato materiale pornografico on line e il 15% ha ammesso di aver ricevuto proposte sessuali da parte di adulti anche attraverso siti Internet o app. generazione-blue-whale-anatomia-sociale-del-gioco-della-morte

  • Contesto sociale

Adulti lontani, gli amici come ancora. Al primo posto ci sono gli amici, poi i genitori e la scuola. Gli amici sono un punto fermo nei momenti di difficoltà: solo il 4% non riceve mai il loro aiuto, circa il 70% lo riceve spesso o sempre. Solo il 46% si rivolge ai genitori per essere tranquillizzati o quando hanno una preoccupazione.

  • Sostegno psicologico

Un ragazzo su due ha sentito il bisogno di avere un sostegno psicologico, ma l’84,2% non si é rivolto a un servizio di aiuto psicologico e solo il 4,8% ha utilizzato quello della scuola. Quelli che si sono rivolti allo specialista ( 7,4%) lo hanno fatto principalmente per problemi familiari (27,3%) seguiti da quelli sentimentali e comportamentali (entrambi al 21%), scolastici (16%) e con coetanei (13,3)ciale-del-gioco-della-morte

 

 

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