L’altare della santità per la coerenza di Rosario Livatino

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L’altare della santità per la coerenza di Rosario Livatino
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La beatificazione del Giudice Rosario Livatino, commuove per l’esistenza autenticamente esemplare del magistrato e per l’evoluzione degli eventi che hanno determinato l’avvio della canonizzazione.L’altare della santità per la coerenza di Rosario Livatino

Se non proprio miracolosa, è infatti davvero inedita e singolare la concatenazione di fatti e circostanze seguite all’agguato della mattina del 21 settembre del 1990 lungo la statale 640 fra Canicattì e Agrigento quando, dopo essere stato braccato prima in auto, poi lungo una scarpata in aperta campagna, l’allora 38enne giudice del Tribunale della Città dei Tempi venne crivellato di colpi da quattro sicari.

L’altare della santità per la coerenza di Rosario Livatino
L’auto di Rosario Livatino (foto Grandangolo Agrigento)

Fino ad allora quasi nessun testimone si era mai spontaneamente presentato agli investigatori e aveva ricostruito talmente fedelmente le fasi di un delitto di mafia tanto da consentire l’identificazione e l’arresto dei killer. Subito dopo l’uccisione di Livatino, invece un rappresentante di commercio che aveva assistito impotente all’assassinio, Pietro Ivano Nava, con straordinario senso civico andò a denunciare quanto aveva visto, consentendo di delineare tutto il contesto mafioso del delitto.

La seconda, e non meno singolare circostanza, è il pentimento di uno dei killer, l’allora 20 enne Gaetano Puzzangaro, che sta scontando l’ergastolo e che in una intervista televisiva ha così ricostruito le profonde motivazioni del ravvedimento: “ ll discorso di Papa Giovanni Paolo II nel1993 nella Valle dei Templi, con quel suo il monito “Lo dico ai responsabili: convertitevi ! ”, mi ha fatto molto riflettere, ho capito che dovevo uscire da quella vita. Ho visto le immagini del Papa che incontrava i genitori di Livatino e ho ancora quell’immagine impressa nella mente. I loro sguardi. Queste due persone non hanno mai espresso parole di condanna, ma solo di perdono e di vicinanza ai nostri genitori.”

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Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi

La terza circostanza sono le guarigioni attribuite all’intercessione di Rosario Livatino, ed in particolare l’inspiegabile ristabilimento da un tumore di Elena Valdetara Canale, affetta da un linfoma di Hodgkin diagnosticato nel 1993 e che secondo i medici l’avrebbe condotta alla morte in meno di due anni.

Non è un caso se a conclusione delle circa quattromila pagine di documenti e testimonianze, del processo di canonizzazione, spicchi sulla prima pagina dell’agenda personale che Livatino aveva nella cartella da lavoro, la mattina dell’assassinio, la sigla “STD” iniziali di “Sub tutela Dei”.

Era la dimostrazione che il giovane magistrato si affidava al Signore non solo come cittadino, ma anche nell’esercizio di una funzione così delicata. Circostanza confermata anche da un’altra frase scritta di suo pugno e sottolineata nell’agenda: «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili

Il decreto col quale Papa Francesco ha promulgato la beatificazione del magistrato evidenzia infatti che viene riconosciuto “il martirio del Servo di Dio Rosario Angelo Livatino, Fedele laico ucciso in odio alla Fede”.

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Rosario Livatino

La prova del martirio “in odium fidei” del giovane giudice siciliano, è rappresentata dalla conferma arrivata grazie alle dichiarazioni rese da uno dei quattro assassini materiali dell’omicidio, che ha testimoniato durante il processo di beatificazione che chi ordinò quel delitto conosceva quanto Livatino fosse retto, giusto e attaccato alla fede e che per questo motivo, non poteva essere un interlocutore della mafia e della criminalità. La coerenza della fede e della giustizia.L’altare della santità per la coerenza di Rosario Livatino

“In un momento di grande crisi valoriale che investe la magistratura – ha sottolineato in una dichiarazione all’ Adnkronos il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio –  la beatificazione di Rosario Livatino è per i magistrati cattolici un dono e un segno, per tutti gli altri magistrati è comunque un esempio da seguire pur con i limiti che quotidianamente condizionano il difficile mestiere del giudicare spesso diviso fra istanze e tensioni ideologiche e sociali difficilmente conciliabili”.

Lo scorso settembre il Procuratore Patronaggio aveva organizzato con l’Associazione Nazionale Magistrati distrettuale un convegno alla presenza del Presidente della Camera Roberto Fico per ricordare il ‘giudice ragazzino’ ucciso da Cosa nostra

 

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