Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla

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Quando Andrea Camilleri sui perse nella bolla
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Rubrica di critica recensioni e anticipazioni

imago — Not to be Reproduced (1937) - René Magritte.

by Augusto Cavadi

Nel 1993 fui invitato a Porto Empedocle per intervenire alla presentazione di un volume maneggevole, edito da Sellerio, dal titolo enigmatico “La bolla di componenda”.

Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla
Andrea Camilleri, 6 settembre 1925, Porto Empedocle; 17 luglio 2019, Roma

Fu l’occasione per conoscere l’autore di cui non avevo mai sentito parlare: un certo Andrea Camilleri che, secondo le informazioni trasmessemi, era molto attivo come sceneggiatore e regista presso la Rai. Di che si trattava?Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla

Per orientarsi, bisogna premettere che, secondo la teologia cattolica, il penitente che confessa a un sacerdote i propri peccati può ricevere l’assoluzione delle colpe, ma agli occhi di Dio egli resta debitore di pene proporzionali alle colpe commesse. La teoria del purgatorio, elaborata nel Medioevo, nacque proprio per rispondere alla domanda: che ne è di tutti i peccatori assolti dal sacramento della ‘confessione’?

All’inferno non sarebbe giusto precipitare; ma – se non si è avuto il tempo e il modo di compensare i mali arrecati – neppure il paradiso, sic et simpliciter, sarebbe una méta appropriata. Da qui la tesi di una fase intermedia di ‘purificazione’ tra la morte e l’ammissione nella pace eterna.

Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla
Cattedrale di Palermo

Ci sarebbe però una possibilità: rimediare già in vita, con opportune ‘penitenze’, ai danni provocati con i propri peccati. Per esempio, restituire la refurtiva a un proprietario o risarcire un soggetto ferito in un attentato. Ma nel caso che il proprietario non fosse più rintracciabile o il ferito non fosse più in vita ?

Il testo di Camilleri mi rese edotto di un’istituzione che sconoscevo totalmente: in Sicilia, per alcuni secoli e fino al 1915, veniva emanata una “bolla” nella quale si elencavano i reati più diffusi e, per ognuno di essi, la tariffa che il peccatore poteva versare a risarcimento dei danni provocati (dunque per evitare del tutto, o ridurre di molto, la relativa pena in purgatorio).Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla

Lo scrittore siciliano, ormai prossimo a spiccare il volo della fama nazionale, aggiungeva a queste informazioni due ordini di considerazioni.

La prima, e più importante, era che la ‘bolla’ fosse una delle cause della corruzione diffusa in Sicilia dal momento che, al di là delle intenzioni della chiesa cattolica, costituiva un forte incentivo a delinquere: tanto, in un modo o nell’altro, c’era sempre modo di rimediare a suon di quattrini!

Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla
Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri

La seconda considerazione gli era stata suggerita da Leonardo Sciascia: nessuno aveva mai visto con i propri occhi una ‘bolla di componenda’ in formato cartaceo e sarebbe stato difficilissimo, per non dire impossibile, che l’omertà ecclesiastica ne facesse rinvenire copia in qualche archivio parrocchiale.Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla

Per anni le mie conoscenze, e le mie occasionali riflessioni sulla ‘bolla’, sono state ferme al saggio di Camilleri. Ma in questi mesi un mio caro amico, don Francesco Michele Stabile, ha finalmente pubblicato un saggio, di cui mi parlava da anni, intitolato “Chiesa madre, ma cattiva maestra?” Sulla ‘bolla’ di Andrea Camilleri (Di Girolamo, Trapani 2020, pp. 232, euro 15,00) nel quale, con tutto il rispetto verso il celebre autore siciliano, vengono decostruite – e in un certo senso ribaltate – le tesi di quest’ultimo.

Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla
Don Francesco Michele Stabile

Cominciamo dalla seconda affermazione di Camilleri: nessuno ha trovato né potrebbe mai trovare una copia cartacea della ‘bolla’.

Don Stabile dimostra il contrario e, nella documentazione in appendice al suo saggio, riporta la foto della pergamena originale con la trascrizione di una Bolla promulgata nel 1847. Aggiunge che un’altra bolla del 1867 è stata pubblicata nell’Ottocento e si chiede se davvero Camilleri ignorasse questi precedenti o piuttosto facesse finta di ignorarli per costruire, con “un artificio letterario”, “un intrigante romanzo giallo”.

Più grave la prima tesi di Camilleri – circa l’intrinseca immoralità delle ‘bolle’ – e infatti la smentita  di Stabile è molto più argomentata e documentata.

Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla
Esempio di bolla papale in pergamena

Lo storico siciliano, infatti, dimostra che Camilleri, depistato da testimoni animatamente anticattolici, abbia distorto alcuni dati oggettivi: le bolle non servivano per assolvere a priori gli autori dei delitti, ma solo per consentire loro di pagarne le conseguenze a posteriori.

Non in tutti i casi, ma solo quando fosse stato impossibile risarcire le vittime originarie; i soldi non andavano alle casse ecclesiastiche ma…allo Stato (il Regno delle Due Sicilie, prima; il Regno d’Italia, dopo).

“Per secoli in questa prassi della composizione, residuo della mentalità giuridica medievale e di un ruolo tradizionale di mediazione o di composizione della Chiesa, si credette di trovare la soluzione della Bolla per quietare le coscienze, ma anche per far emergere il sommerso e restituire alla società almeno una parte dei beni”.

“Il linguaggio della Bolla a volte poteva essere equivocato nel suo vero significato”? Senza dubbio. Ma individuare alla radice dei mali siciliani l’istituzione della ‘bolla di componenda’ risulta, agli occhi di don Francesco Stabile, “semplificazione di una realtà che gli storici  meglio e in modo più convincente fanno risalire a cause ben più precise e più complesse”.Quando Andrea Camilleri si perse nella bolla

Egli riconosce a Camilleri l’ammirevole “intenzione di moralizzazione della vita pubblica odierna” e ne condivide le preoccupazioni per il “vecchio connubio fra Chiesa e Stato”.

Tuttavia non può tacere che questa volta si sia lasciato contagiare dalla “acredine della polemica anticlericale della borghesia postunitaria”, realizzando “un’ambigua operazione di mistificazione della verità”. Insomma: Camilleri è stato dotato di una grande, estrosa, fantasia che, preziosa quando si scrivono romanzi, diventa pericolosa quando si prova a fare gli storici.

E’ vero – conclude don Stabile, ben lungi dal voler “fare apologetica spicciola” – che tante volte la chiesa cattolica si è dimostrata “mater ma cattiva magistra”: “purtroppo anche i grandi”, però, “in alcuni casi possono diventare cattivi maestri”.

Dispiace che Camilleri si sia spento quando la monografia di don Stabile era ancora in bozze. A me piace immaginare che avrebbe accolto le critiche con il suo sorriso abituale e magari, come mea culpa, avrebbe riletto due righe di pagina  88 del suo testo: “Mi sono abbandonato alla fantasia, all’invenzione, e forse è atteggiamento disdicevole in un contesto tanto serio”.              www.augustocavadi.com

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