Renzi: un domani chiamato referendum

0
1131
futuro-chiamato-referendum
Condividi

Pubblichiamo l’intervista al Giornale di Sicilia del 16 novembre dell’editorialista Peppino Caldarola 

futuro-chiamato-referendum
Peppino Caldarola

La boccata d’ossigeno sul Pil e la prospettiva favorevole di un via libera, condizionato, ma pur sempre un via libera di Bruxelles alla legge di stabilità, facilitano la volata finale di Matteo Renzi sul referendum costituzionale.

Ma non sono rose e fiori. Il voto del 4 dicembre avrà infatti l’incidenza di uno stress test politico, per Governo, leader e alleanze. “Ormai molta parte dell’opinione pubblica vive questo referendum come un giudizio di Dio sul governo. Il merito tende a scomparire” osserva l’editorialista e saggista Peppino Caldarola.

  • Matteo Renzi in progress. Su quali dei molti fronti aperti rischia maggiormente?

“Proprio sul fronte su cui è molto impegnato, cioè la sovraesposizione. A questo punto a Renzi resterebbero due strade. O quella di far vivere il referendum da solo mandando in tv costituzionalisti e opinionisti. Oppure continuare a fare il pivot del SI. E’ nella sua natura fare questa seconda scelta.”

  • Che prospettive si aprirebbero per il Premier e per l’Italia se al referendum prevalessero i Si?

“Il Paese non avrebbe all’orizzonte un cambio di governo, sarebbe un segno di stabilità che, comunque si giudichi il lavoro del Premier, è fondamentale in una fase di incertezze accresciute da risultato americano. Molti dirigenti della sinistra Pd temono che un Renzi vittorioso non farebbe prigionieri. Credo di no. Renzi ha bisogno di avere una sinistra interna.

Circolano idee su un rassemblement centrista e moderato da lui guidato. Non credo sia possibile. Renzi continuerebbe a cercare di guidare quello schieramento che ha guidato finora. Forse si avrebbe anche la possibilità che lui al congresso rinunci a tenere assieme le figure di premier e di segretario. Insomma un Renzi vittorioso, darebbe più vantaggi di un Renzi perdente.”futuro-chiamato-referendum3

  • E se dovessero prevalere i no? Passaggio alle Camere del Governo o si prospetta un gabinetto tecnico di scopo per legge elettorale e baricentro economico?

“Il NO vittorioso creerebbe instabilità politica. Renzi si dovrebbe dimettere. Non può restare in sella un premier che perde la sua battaglia più importante. Renzi poi ha fatto capire che questa è la sua intenzione e che non avrebbe voglia di trattare. Del resto se restasse i vincitori del NO creerebbero un Vietnam parlamentare che Renzi non accetterebbe e non sarebbe in grado di affrontare. Il NO non ha un governo che sostituisca Renzi. Un nuovo premier, tecnico o politico, dovrebbe fare i conti con opposizioni più ringalluzzite, soprattutto i 5 Stelle, e con quella parte del gruppo parlamentare che segue il Segretario che darebbe filo da torcere. Renzi  se perde convocherà il congresso del Pd e lì davvero non farebbe prigionieri.”

  • Lo scontro interno al Pd si accentuerà in ogni caso ?

 “Il Pd è ormai sempre più, come disse D’Alema, un amalgama non riuscito. Il rischio della scissione è perenne. Una parte della sinistra, intendo dei militanti di sinistra, detesta Renzi, il quale, dicono i sondaggi, ha dalla sua il SI delle regioni rosse, quindi il famoso popolo comunista si spaccherebbe in due.

Dove andrebbero gli eventuali scissionisti? Fuori dal Pd c’è un pullulare di sigle. Potrebbe nascere un nuovo Pdup, che in pochi anni si scioglierebbe. Credo che questo, alla fine, convincerà tutti a stare assieme in una convivenza sempre più faticosa.”

  • Su fronte Europeo, da Bruxelles sarebbe in arrivo un ok condizionato alla legge di stabilità. Quindi, come dice Renzi, i burocrati della Commissione volevano davvero penalizzare l’Italia?

“ Anche se ha esagerato con alcuni toni verso l’Europa e ha sbagliato a togliere la bandiera europea dietro la sua scrivania, durante le conferenze stampa o le interviste in tv, Renzi ha tuttavia scelto una linea di contestazione dell’Europa attuale che è sacrosanta. Sui migranti è il leader europeo più avanzato, nel rifiutare i rigidi diktat sulla austerità trova consensi nella pubblica opinione italiana.

Se vincerà con il SI si presenterà a Bruxelles con il vento in poppa e la burocrazia europea dovrà fare i conti con lui. Un governo tecnico sarebbe più manovrabile dagli eurocrati.”

  • Centro destra in cerca di leader e ondata populista post Trump: fattori che favoriscono più il Presidente del Consiglio o Grillo?

“Favoriscono Grillo perché il centro-destra si sta estremizzando invece di cercare un leader moderato. Qui è la difficoltà di Stefano Parisi. Berlusconi, se avesse cinque anni di meno, risolverebbe da solo il problema. Oggi deve fare i conti con Salvini e con la fronda dei suoi che non accettano Parisi. Il centrodestra, pur rappresentando potenzialmente una forza grande elettorale, rischia l’emarginazione politica. Se diventa estremista, Grillo è più forte di loro.”danna-jpg1

 

Facebook Comments
Condividi