Il trionfo del kitsch: da coatto a tascio. L’Italia del pessimo gusto

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Il trionfo del kitsch: da coatto a tascio. L’Italia del pessimo gusto.

Il trionfo del kitsch da coatto a tascio

Fenomenologia del kitsch. Il cattivo gusto portato all’estremo, sia involontariamente che intenzionalmente, è diventato un fenomeno di massa.  Abbigliamenti e spesso anche atteggiamenti stravaganti ed eccentrici nei quali ci si imbatte ovunque, ma più spesso per strada, al supermercato, in metropolitana, negli aeroporti , in tv e al ristorante. Eclatante l’ostentato esempio di Gerardo Di Liberto, cultore per protesta (contro il caro assicurazione) del  trionfo del kitsch di strada.

Attore comico, 61 anni, soltanto omonimo per cognome del più celebre Pif, Di Liberto è autore di un fondamentale  libro autobiografico: “Tascio è bello”.

 

“Per anni sono stato considerato tascio” , spiega Gerardo Di Liberto, che gira per Palermo con una singolarissima  bicicletta floreale dotata di cuccia per cane.  “Prima mi offendevo – aggiunge-   poi sono andato a fondo per scoprire ogni aspetto, pensieri e sentimenti del personaggio, per elaborare questa sorta di“status sociale” che mi avevano affibbiato .

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Gerardo Di Liberto

E alla fine mi sono preso le mie soddisfazioni, rilanciando ironicamente e creando il personaggio di Tanino, un uomo ignorante e disprezzato da tutti, che un giorno decide di ribellarsi e di andar fiero della propria identità a tal punto da volerla insegnare e trasmettere anche agli altri».

Il Libro si è trasformato così nella sceneggiatura di un esilarante cabaret, andato in scena per anni al Teatro Lelio di Palermo

La fenomenologia del kitsch interpretata da Diliberto assume tuttavia una valenza nazionale, perché il termine marcatamente palermitano di tascio trova una ricchissima e variegata corrispondenza nelle definizioni gergali e alcune letterarie di tutte le città e le regioni d’Italia:

  • Tascio indica a Palermo personaggi di pessimo gusto. E’ un singolare incrocio di due termini: il primo, che  si rifà a Taxius, governatore romano della Sicilia nel 40 a.C. e persona notoriamente dai gusti nauseabondi,  ha generato  l’inglese trash, spazzatura, ed è stato snobisticamente  ritradotto in  siciliano.
  • Coatto a Roma addita le persone  volgari, rozze provenienti dalle borgate e dalle marane.
  • Burino altro termine romanesco che sta per  contadino, dal latino  buris, il manico dell’aratro.
  • Buzzurro  termine di origine tedesca con cui nella Capitale venivano soprannominati gli ambulanti svizzeri che in inverno si offrivano di pulire i camini.
  • Tamarro  espressione meridionale: originariamente umile, dall’arabo tammār ,venditore di datteri. Poi ha assunto il significato di infimo, non stimabile.
  • Paninaro Milano e dintorni.Il trionfo del kitsch da coatto a tascio3
  • Gabibbo a Genova era un  termine originariamente spregiativo per indicare i meridionali.
  • Maragli  in Emilia Romagna, indica i ragazzi grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone.
  • Tarpano  in Abruzzo è la  persona dai modi rozzi, villani.
  • Truzzo a Napoli, nel gergo giovanile, indica l’ individuo rozzo che si veste in modo appariscente, frequenta abitualmente le discoteche e ostenta atteggiamenti di vanità e autocompiacimento.
  • Cuozzo  sempre a Napoli il cuozzo è la sottospecie di truzzo . Rozzi, rumorosi e si trovano tra i primi posti nella classifica mondiale delle cose più fastidiose del pianeta, assieme alle zanzare, agli allarmi delle auto e ai sassi nelle scarpe.
  • Cozzalo in Puglia originariamente indicava il contadino:‘u czzale in barese è infatti l’agricoltore. Ora cozzalo si riferisce al ragazzo azzimato, lampadato, che veste firmato, attillato, e che in discoteca inforca gli occhiali da sole.
  • Gargio  a Palermo è lo sprovveduto e maldestro
  • Ciané  altro termine tipico di Palermo, ma il greco Kyánē, il latino Cyăne e l’omomimo vino non c’entrano nulla. Per ciané  lo slang palermitano intende una persona da poco, anzi da nulla.
  • Zallo a Messina è l’individuo volgare sia nel linguaggio che nel vestire.
  • Zaurdu a Catania è sinonimo di “cafone”. Originariamente si riferiva ai braccianti agricoli, ora indica una persona maleducata o che si veste fuori moda.
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