Vie d’uscita dal terrorismo: web security e controllo radicalizzazioni

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Pubblichiamo l’intervista del Giornale di Sicilia  all’esperta di antiterrorismo Michela Mercuri 

intervista gianfranco d'anna

Terrorismo: in Europa poca prevenzione e sinergia

Strategia antioccidentale, tattica individuale. Dall’Europa alla Turchia il terrorismo islamico alterna attacchi contro luoghi simbolo, come il mercatino natalizio di Berlino o la discoteca internazionale di Istanbul, e azioni apparentemente solitarie. “La scelta degli obiettivi fa pensare a motivazioni ben precise e interventi preordinati, ma lasciati all’iniziativa delle cellule terroristiche” denuncia Michela Mercuri, docente di Storia contemporanea dei paesi Mediterranei all’Università di Macerata  e analista di strategie internazionali.

  • Dall’estate scorsa il pendolo dello stragismo fondamentalista ha oscillato fra Nizza, l’assalto in Normandia alla Chiesa di Rouen, Ankara dove è stato assassinato l’Ambasciatore Russo, Berlino, Istanbul: c’è una concausa siriana?

C’é indubbiamente un legame con ciò che accade in Siria. L’Isis ha perso, negli ultimi mesi, più del 40% del territorio che controllava in Libia, Siria e Iraq.  Ma lo Stato islamico non è ancora morto e risponde alle sconfitte sul terreno con azioni tanto terribili quanto spettacolari. Le cancellerie europee, invece, nonostante i tanti attentati che hanno insanguinato l’Europa nell’ultimo anno, non hanno capito che ciò che accade in Medio Oriente ci riguarda da vicino. Per la Turchia i 13 attentati compiuti negli ultimi mesi hanno anche una motivazione determinata dal doppio gioco svolto dal Presidente islamista Erdogan, prima fiancheggiatore dei gruppi jihadisti, poi alleato di Putin….

  • Cioè manca un intervento complessivo dell’Europa contro il terrorismo islamico?

Tutte le capitali, lo abbiamo visto, hanno notevolmente aumentato il livello di guardia contro una possibile offensiva terroristica. Si tratta, però, di politiche di risposta che mancano ancora di unastrategia di prevenzione adeguata e soprattutto sinergica. Non esiste nessun paese che, da solo, possa esser in grado di affrontare una minaccia che non ha confini. Se da un lato è evidente che è impossibile prevedere tutte le mosse di attentatori, incitati dallo Stato islamico a colpirci in occidente, nelle nostre case, nei nostri ritrovi e dove meno ce lo aspettiamo, dall’altra è legittimo attendersi qualcosa di più. Il caso di Berlino è emblematico. Un paese dove nel 2015 è arrivato un milione di rifugiati e nel quale ci sono già stati diversi attentati non è stato in grado di creare un archivio dati affidabile, al punto che la polizia tedesca ha perso tempo con un pakistano estraneo ai fatti, mentre Amri era già stato fermato dai tedeschi con documenti falsi.vie-duscita-dal-terrorismo-michela-mercuri

  • Evoluzione del contesto prevenzione-sicurezza in Italia dopo  il conflitto a fuoco di Sesto San Giovanni e  l’eliminazione di Anis Amri?                                                                                                                 Maggiore prevenzione e coordinamento a livello continentale sono un’esigenza non più rinviabile. L’Italia non ha fin qui subito attentati ma gli attacchi che hanno sconvolto l’Europa negli ultimi due anni evidenziano assenza di coordinamenti fra varie polizie e servizi di intelligence  a livello nazionale e continentale. Questo è un problema anche italiano.
  • E’ possibile intervenire efficacemente nel nostro paese per scongiurare la radicalizzazione e l’arruolamento via web dei parte dell’Isis?               

Il Parlamento italiano ha approvato, già dal 2015, la legge che prevede il reato di propaganda via web. Nel nostro paese, dunque, non è possibile utilizzare internet per fare “apologia del terrorismo”. Detta in altri termini è possibile avviare un’indagine contro coloro che utilizzano la rete per inneggiare allo Stato islamico, ma non si può perseguire una persona che, magari, confida ad un amico di simpatizzare per Isis o ha idee violente. Ricordiamo, ad esempio, che il personale delle carceri italiane in cui era stato detenuto l’attentatore di Berlino, Anis Amri, avevano rilevato il suo processo di radicalizzazione. Nonostante tutto è stato scarcerato. Stessa cosa accade per coloro che, magari, consultano siti di propaganda dello Stato islamico. Guardare un documento dell’Isis, non equivale ad apologia del terrorismo e non è sufficiente per essere condannati. Ma basterebbe per attivare controlli e indagini. E se poi quella persona commette un attentato? Ecco il principale cortocircuito cui sono sottoposti gli inquirenti. Un problema oggettivamente arduo da risolvere.

  • Come cambieranno gli scenari dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca?

Donald Trump ha prospettato un radicale mutamento della politica estera americana. Il passaggio verso una sorta di neo-isolazionismo dell’America con un maggior ruolo russo. Questo richiederà all’Europa uno sforzo decisamente maggiore nel Mediterraneo. Le opzioni sono due. O l’Europa coglierà l’occasione per costruire una maggiore autonomia, oppure il suo ruolo verrà marginalizzato. Inoltre, per assumere un ruolo di guida nella Nato, l’Europa avrebbe bisogno di una volontà comune e di una chiara leadership. Al momento manca di entrambi.

intervista gianfranco d'anna

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