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 Pianeta dimenticato: Africa, il nostro passato il nostro futuro

                      di Aldo Morrone*

africaCosa sappiamo dell’Africa, con i suoi 54 diversi Paesi, con strutture socioeconomiche e culturali diverse, con oltre 1 miliardo e 100 milioni di abitanti?  L’Africa va considerata semplicemente come un luogo disperato, patria di malattie incurabili, odi incomprensibili e problemi irrisolvibili? Chi ha visitato molti Paesi africani non per turismo, sa che la risposta è “no” e che occorre andare oltre i luoghi comuni. Credo che forse abbiamo dimenticato troppo in fretta i nostri passati legami con questo continente: i 10 milioni di schiavi e l’infinito saccheggio di risorse geominerarie e umane, di oggetti d’arte. Il commercio degli schiavi, in particolare, non solo uccise e privò della loro umanità milioni di persone, ma distorse in maniera irreversibile lo sviluppo della civiltà africana: famiglie intere furono disperse e numerose società andarono in rovina, aprendo in tal modo le porte all’invasione e alla colonizzazione europea del continente.

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Aldo Morrone

Oggi l’Africa è un continente che ha compiuto significativi progressi in campo politico, sociale ed economico e rappresenta una grande opportunità di cooperazione: non soltanto per gli elevati tassi di crescita registrati mediamente dagli Stati africani, ma anche e soprattutto perché in questo continente si concentrerà il maggiore incremento demografico e il più rilevante sviluppo economico di questo Secolo. L’ONU ha infatti rivisto le stime demografiche: nel 2100 l’Africa supererà Cina e India. Secondo le stime più attendibili gli africani saranno 4 volte di più. Gli europei quasi scomparsi, 1 su 10. Lagos, Kinshasa, Addis Abeba, Dar es Salaam e Niamey, le metropoli boom dei prossimi anni.  Questi dati, incrociati con le alterazioni climatiche del pianeta, in particolare con il riscaldamento globale, fanno ipotizzare una crescita esponenziale dei flussi migratori, regolari o irregolari che siano.  Quindi l’Africa non sarà solo il nostro passato. È da lì che circa 150 mila anni fa i nostri antenati di Homo anatomicamente moderno, partirono per colonizzare l’intero pianeta. Accadrà di nuovo? È probabile, perché l’Africa sarà anche il nostro futuro. Entro questo secolo, il grosso degli uomini e delle donne che popolano la terra, sarà originario dell’Africa. Cresce il Prodotto Interno Lordo (PIL) africano: ora si tratta di sanare gli squilibri tra i vari Paesi all’interno del continente. Infatti il prodotto interno lordo crescerà del 5% nel 2017, più della media mondiale, riportando le economie africane in scia a quelle asiatiche. Sempre più lontani dalla retorica del “terzo mondo”. Più lento lo sviluppo in Nord Africa (+4,4%) e soprattutto nell’area australe (+3,5%), frenato dalle difficoltà del Sudafrica. Resta la distanza fra città e campagna e soprattutto tra le aree remote rurali, dove i parametri socio-sanitari, sono tra i peggiori nel mondo. L’Africa è dunque il nostro futuro e la nostra nuova frontiera, anche se in pochi lo sanno.africaUno dei paradossi é che il continente é sottopopolato e non ci sarebbe la necessità di fuggire se non vi fossero guerre, dittature, fame e pandemie. Molti sono costretti a fuggire a causa dei disastri ambientali: salinizzazione dei mari, desertificazione, siccità e carestie. Un assurdo. L’Africa potrebbe avere la migliore agricoltura del globo, ci sono milioni di ettari incolti, paradossalmente oggetto delle mire di altri paesi extra africani (land grabbing).

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS), tra il 2000 e il 2012, la sopravvivenza in particolare  dei bambini è migliorata in modo significativo. Purtroppo l’Africa  resta anche un terreno di coltura per le peggiori malattie, dovute in gran parte alla mancanza di servizi socio-sanitari ed educativi. È un fatto triste che le malattie prevenibili e che mietono invece tante vite ogni anno, si localizzino proprio nelle più remote aree rurali. L’aspetto paradossale delle malattie più diffuse nel continente è la loro pericolosità solo per gli africani. Nessuna delle patologie che si osservano possono rappresentare un pericolo, attraverso i migranti o attraverso la mobilità delle merci. Intanto occorre sottolineare che l’Africa è il continente con la presenza del maggior numero di quelle che scientificamente vengono definite Tropical Neglected Disesases, cioè malattie tropicali dimenticate, che colpiscono ogni anno oltre 2 miliardi di persone, altrettanto dimenticate come le loro malattie.africa

Le malattie tropicali trascurate (TND) sono un gruppo eterogeneo di malattie trasmissibili che prevalgono in condizioni tropicali e subtropicali in 149 paesi e interessano oltre 2 miliardi di persone, con un costo per le economie dei Paesi in via di sviluppo (PVS), di miliardi di dollari ogni anno. Esse colpiscono principalmente le popolazioni che vivono in condizione di povertà, senza servizi igienici adeguati e in stretto contatto con i vettori infettivi e animali domestici e bestiame infetto.

Sono 18 le terribili patologie che provocano la morte di milioni di bambini, ma che non interessano ai Paesi ricchi, poiché sono causate da batteri, virus e microrganismi che assai difficilmente possono “migrare” in Europa. Si tratta in gran parte di patologie sconosciute in occidente, persino nelle facoltà di medicina:

  • ulcera di Buruli 
  •  malattia di Chagas
  •  Dengue e Chikungunya
  •  Dracunculiasi (malattia Guinea-verme)
  •  Echinococcosi
  • treponematosi endemiche (Framboesia)
  •  trematodiasi di origine alimentare
  •  tripanosomiasi africana umana (malattia del sonno)
  •  leishmaniosi
  •  La lebbra (morbo di Hansen)
  •  filariasi linfatica
  •  oncocerchiasi (cecità fluviale)
  •  La rabbia
  •  schistosomiasi
  •  elmintiasi suolo trasmesse
  •  Teniasi / Cisticercosi
  •  tracoma
  • Scabbia

Il 28 maggio 2016, la 69 ° Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato una risoluzione che riconosce anche il micetoma come una malattia tropicale dimenticata. La malaria è certamente la prima e più terribile malattia dell’Africa. La malattia trasmessa dalla zanzara anofele, colpisce più di 500 milioni di persone all’anno, uccidendo tra un milione e un milione e mezzo di persone, ogni anno, ed è ampiamente considerata come la malattia più letale al mondo. L’Africa sub-sahariana soffre di più, con quasi il 90 per cento di questi casi, e i bambini sono quelli più colpiti perché hanno maggiori difficoltà a proteggersi dalle punture delle zanzare. La malattia non si trasmette da individuo a individuo, ma solo dopo la puntura dell’anofele.

L’altra grande patologia è rappresentata dall’infezione HIV e AIDS che è in costante crescita. Degli oltre 33 milioni di persone colpite in tutto il mondo, il 65 per cento vive in Africa sub-sahariana. Mentre le opzioni di trattamento specifico sono in crescita, il prezzo elevato dei farmaci antiretrovirali, gli unici attualmente in grado di controllare la malattia, rimane uno dei maggiori ostacoli alla lotta contro l’epidemia.

La tubercolosi o TB è diventata una delle malattie più letali in Africa, spesso andando di pari passo con l’HIV e l’AIDS. Più di 9 milioni di nuovi casi di tubercolosi si registrano ogni anno, e oltre la metà di quelli infettati, se non trattati, muoiono. Si stima che una nuova infezione tubercolare si verifichi ogni secondo a causa della malnutrizione, la mancanza di vaccinazione, e la prevalenza dell’infezione da HIV, che riduce drammaticamente le difese immunitarie degli abitanti, già compromesse dalle pessime condizioni ambientali, alimentari e igienico-sanitarie. Un’ulteriore malattia, poco nota in occidente è la dengue anch’essa trasmessa dalle zanzare. Colpisce oltre 50 milioni di persone ogni anno. Le epidemie sono più comuni in Africa e in Asia, con febbre alta, mal di testa martellante, dolori muscolari e articolari ed insufficienza cardio-vascolare.

La tripanosomiasi africana, o meglio nota come malattia del sonno, è trasmessa dalla mosca tse-tse in molti paesi africani, la malattia può causare gravissimi danni neurologici con conseguente morte. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima più di 450.000 casi si verificano ogni anno.

Un’altra malattia legata alle condizioni ambientali è il colera che si diffonde attraverso l’acqua contaminata. E ‘stato molto difficile da combattere in Africa sub-sahariana. Sierra Leone e Ghana entrambi avevano epidemie gravi recenti con decine di migliaia di persone infette. I governi hanno dovuto dichiarare emergenze nazionali per affrontare la malattia. Senza una corretta idratazione e la rimozione dalla fonte di condizioni insalubri, il colera può spesso portare alla morte.

L’oncocerchiasi è una malattia trasmessa da un verme che provoca la cecità. La malattia è nota come cecità dei fiumi. La causa è un verme parassita che può entrare nel corpo umano e vivere lì per anni. Quasi il 100 per cento dei casi di 18 milioni di cecità fluviale sono stati registrati in Africa. Le vittime soffrono di infezioni della pelle, lesioni e disabilità visiva spesso con conseguente cecità completa.

Un’altra patologia dovuta all’inquinamento dell’acqua è la diarrea. Anche se in alcuni casi può essere lieve, la diarrea grave può essere fatale, soprattutto per i bambini o nelle persone denutrite. La diarrea è spesso associata ad altre malattie, ma è la prima causa di morte nei bambini in Africa. Eppure si poterebbero salvare oltre 1 milione e mezzo di bambini, semplicemente somministrando loro un bicchiere di acqua potabile don un pizzico di sale e zucchero.

Per quanto riguarda l’epidemia del virus Ebola, dichiarata dall’OMS estinta, in Liberia, in Guinea e in Sierra Leone, i tre Paesi drammaticamente colpiti, abbiamo potuto osservare come la malattia sia rimasta sostanzialmente entro i confini di questi tre Paesi, senza creare danni, sia all’interno dell’Africa che nei paesi occidentali dove sono arrivati pochissimi casi, in genere di operatori sanitari che aveva curato i pazienti affetti dall’infezione.

Il virus Zika invece è trasmesso dalla puntura di una zanzara appartenente al genere Aedes, la stessa che trasmette la dengue, la febbre gialla e chikungunya. Si tratta di un virus noto già dal 1947 quando fu isolato in Uganda in un centro studi all’interno della foresta Zika, vicino a Entebbe. Il virus negli anni si è diffuso, attraverso la zanzara, in America centrale e meridionale, nella Polinesia francese, in Alaska, ma anticorpi contro il virus sono stati rinvenuti in molti altri Paesi come l’Egitto, l’Etiopia, l’India e il Pakistan. Ora sembra diffondersi in Florida e in Europa.  In genere provoca una banale sintomatologia simil influenzale, senza grandi conseguenze. Solo nelle donne in gravidanza potrebbe dare gravi malformazioni al feto, localizzandosi nel cervello e provocando danni irreparabili e irreversibili, sino al decesso del feto stesso.africa

Se l’Occidente, in particolare l’Europa, avesse investito risorse in Africa per la ricerca scientifica, almeno pari a quelle depredate nei vari anni di colonizzazione, oggi si sarebbero potute salvare milioni di persone e certamente contrastata la diffusione di numerose malattie.La grande buona notizia per l’Africa e il resto del mondo, soprattutto per i pazienti colpiti dalle NTD, viene all’Accademia delle Scienza di Stoccolma, che nel 2015 ha assegnato il Premio Nobel per la medicina a tre grandi ricercatori, l’irlandese William C.Campbell, il giapponese Satoshi Omura e la cinese Youyou Tu, che avevano dedicato tutti i loro studi scientifici per individuare farmaci contro le malattie tropicali dimenticate, cioè le malattie della povertà e che colpiscono i poveri dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, ovvero oltre due miliardi di persone.  I primi due per una nuova cura, l’ivermectina, che combatte le infezioni causate da parassiti, come l’Oncocerchiasi, la scabbia e altre. La Youyou Tu, invece, per un nuovo farmaco anti-malarico, l’artemisina, a base di un’antica pianta originaria della Cina: l’Artemisia. Ho avuto modo di testare l’efficacia di questi farmaci nel corso di diversi progetti in Etiopia coordinati insieme all’OMS, al Tigray Health Bureau e al ministero della Salute italiano.

Grazie a questi tre scienziati anche le persone impoverite del Sud del mondo potranno curarsi, sebbene questi farmaci siano ancora molto costosi. Ma il premio Nobel assegnato nel 2015rappresenta un primo passo per ricordare a tutti noi che il senso più profondo e più autentico della medicina è di accogliere, ascoltare, curare e consolare tutte le persone malate, a partire da quelle più povere, dovunque si trovino.africa* Aldo Morrone: Direttore Servizio Salute Globale e Dermatologia Internazionale e Coordinatore Clinico-Scientifico IFO, Istituto San Gallicano, Roma

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