HomeSelfieL’utopia l’umiltà la fantasia e la normalità dell’esistenza

L’utopia l’umiltà la fantasia e la normalità dell’esistenza

In tutte le tradizioni sapienziali, sia religiose che filosofiche (per quanto possano valere queste distinzioni categoriali), troviamo la divinizzazione (o per lo meno la canonizzazione o la eroicizzazione) di grandi figure esemplari: da Buddha a Pitagora, da Epicuro a Gesù…

I vantaggi pedagogici di queste mitizzazioni sono indubbi: in quei personaggi l’utopia si fa concreta e rassicura sulla praticabilità della via suggerita (o insegnata o rivelata o imposta).

Altrettanto incontestabili, però, gli inconvenienti: Egli o Ella era (nell’idealizzazione successiva se non nella storia effettiva) una persona speciale, dotata di eccezionali carismi, che a me – comune essere limitato – non sono stati concessi.L’utopia l’umiltà la fantasia e la normalità dell’esistenza

Devo dunque rassegnarmi a giocare tutta la vita in serie C: senza grandi intuizioni, senza gesti eclatanti, senza guarigioni miracolose, senza digiuni strabilianti, senza martìri conclusivi.

La consapevolezza del proprio essere impastato di terra (humus da cui “umiltà”) suggerisce modestia di aspirazioni, ma un confine troppo tenue separa la modestia dalla rassegnazione alla mediocrità (in senso riduttivo).

E’ possibile coniugare il desiderio di coerenza, di auto-realizzazione spirituale (nella speranza non che, da morti, venga aggiunta la nostra effige al pantheon dei semi-dei, ma che da vivi contribuiamo a elevare di qualche millimetro la qualità della vita sulla Terra) con la quotidianità di un’esistenza ‘normale‘ in totale condivisione con le piccole gioie e i grandi dolori di tutti gli esseri senzienti?

Forse non solo è possibile, ma addirittura necessario. Nessun aeroplano raggiunge le vertiginose altezze celesti se non decolla da una lunga pista terrestre. Se una voce interiore ci suggerisse di recarci in Grecia per saltare da un piede all’altro del celebre Colosso di Rodi, Esopo ci sfiderebbe ironicamente: Hic Rhodus, hic saltus…o Hegel con il suo Qui la rosa, danza qui.

Il taoismo ci inviterebbe, come la Maria dei cristiani secondo i Beatles, a lasciare che le cose avvengano come avvengono (Let it be), senza voler forzare l’ineluttabile; il buddhismo ad essere attento, concentrato, fedele a ogni gesto, anche minimo, della propria giornata.

Cosa significhi, in concreto, partire dalle basi, dalle fondamenta, per evitare che i nostri castelli ideologici, teologici, utopici crollino miseramente alle prime folate di vento? Solo ognuno può rispondere per sé. Purché al mattino si proponga di farlo e la sera non si addormenti senza una breve verifica del proposito iniziale.

In generale, comunque, il criterio è intuitivo: attraversare le strade della propria vita – breve o lunga che sia – lasciando l’  “impronta ecologica” più leggera che si possa e innaffiando le  potenzialità germinali proprie e altrui affinché “fioriscano” (per riprendere una metafora cara a Martha Nussbaum).L’utopia l’umiltà la fantasia e la normalità dell’esistenza

Quanto all’impronta ecologica, anche i manuali per bambini indicano come misurarla (secondo le abitudini di ciascuno riguardo alle scelte nell’alimentarsi, ai rifiuti prodotti, alla superficie di suolo occupato, alle merci acquistate, all’energia consumata e all’anidride carbonica dispersa nell’atmosfera…) e dunque, di conseguenza, come ridurla (per esempio orientando la nostra dieta in senso vegano, o per le meno vegetariano; comunque preferendo verdure e frutta di stagione che non debbano provenire da altri continenti; spostandoci in bicicletta o con mezzi pubblici piuttosto che con mezzi privati; spegnendo le lampadine e le spie di elettrodomestici, computer e televisori quando non sono in uso; moderare – evitando gli sprechi – l’attività dei condizionatori d’aria in estate e dei caloriferi in inverno).

Quanto alla fioritura della vita propria e altrui, non si tratta di andare “alla conquista della felicità” perché la felicità – almeno quegli sprazzi che ne possiamo sperimentare – non dipende da noi. Noi possiamo solo predisporci ad ospitarla qualora le capitasse di visitarci per un intreccio di circostanze fortuite: possiamo fare spazio, accogliere informazioni, fruire di bellezze naturali e artistiche, coltivare amicizie, aiutare chi ha bisogno di aiuto ad aiutarsi sempre di più, impegnarci in uno degli innumerevoli canali scavati collettivamente per migliorare la polis…L’utopia l’umiltà la fantasia e la normalità dell’esistenza

Nel Sessantotto auspicavamo, da angolazioni talora molto differenti, che la fantasia arrivasse al potere. Qualche volta ci è riuscita, purtroppo per sorprenderci non sempre in positivo.

L’auspicio resta valido ma, affinché si realizzi, è indispensabile che la fantasia – prima di insediarsi al governo della Cosa Pubblica – conquisti il nostro cervello e, da lì, dilaghi in ogni anfratto del nostro cuore e in ogni poro del nostro corpo.

Parafrasando Tolstoj, potremmo dire che coloro che sprecano l’unica vita disponibile sono tutti uguali (o monotonamente simili), mentre gli esseri che, evolvendo, facilitano l’evoluzione generale evolvono ognuno in maniera ogni volta irripetibile.L’utopia l’umiltà la fantasia e la normalità dell’esistenza

 

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Adriana Piancastelli
Adriana Piancastelli
Senior Osint and Media Analyst. Ha praticato il mondo delle investigazioni e dell’intelligence. Appassionata di mare cani rock e figlia non necessariamente in quest’ordine.
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