Matteo Collura e i baci d’amore e di denuncia alla Sicilia

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Matteo Collura e i baci d’amore e di denuncia alla Sicilia
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Rubrica di critica recensioni anticipazioniMatteo Collura e i baci d’amore e di denuncia alla Sicilia

by Antonino Cangemi

Matteo Collura, come ogni siciliano, ama la sua terra, ma il suo affetto per quanto caloroso non ne soffoca quella lucidità che gli fa scorgere e decifrare mali e contraddizioni in un’isola fascinosa e urticante, incantevole e deprecabile, accogliente e scontrosa, vittima di ingiustizie e assetata di giustizia.

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Matteo Collura

Il suo “Baci a occhi aperti” – sottotitolo “La Sicilia nei racconti di una vita” – edito da Tea e da poco negli scaffali delle librerie è una dichiarazione d’amore per la Sicilia, controversa e combattuta. Come l’autore rivela nella nota introduttiva, il titolo allude allo “sforzo di descrivere la Sicilia per quello che è, tenendo a freno l’orgoglio di esservi nato”.

Amore coniugato al diritto di indagarne e svelarne tutti gli aspetti, anche i meno edificanti, quello di Collura per la sua terra: “come se nel baciarla, la Sicilia, mi fossi sforzato di tenere gli occhi aperti, continuando, pur nella voluttà, a notarne guasti e difetti”.Matteo Collura e i baci d’amore e di denuncia alla Sicilia

Il saggio (467 pagine, 16 euro), nato su sollecitazione di diversi suoi lettori, raccoglie, ordinandoli per temi, alcuni suoi scritti sulla Sicilia, la maggior parte editi, qualcuno inedito. Per chi vuole scoprire la Sicilia, comprenderne la complessità interrogandosi sulle sue peculiarità, è un testo fondamentale. Ancorché di gradevole lettura (Collura, oltre che uno scrittore affermato, è un giornalista di vecchio corso dalla scrittura chiara e accattivante), “Baci a occhi aperti” è un libro di rilevo sociologico e letterario. Tanti trattati e manuali di sociologia – spesso astratti nella loro ricerca pretenziosa ingabbiata in linguaggi involuti – non riescono a smascherare, come “Baci a occhi aperti”, i segreti di una terra sospesa tra la “luce e il lutto”, per dirla con Bufalino, testimone di epocali eventi storici eppure a margine della Storia, culla di antichissime civiltà e tuttavia in condizioni di arretratezza perpetuati nei secoli. Una terra, la Sicilia, ai confini tra l’Europa e l’Africa e, proprio perché luogo di frontiera, unica come poche.

E come poche fucina di scrittori e poeti di altissimo profilo: da Verga a Pirandello, De Roberto, Tomasi di Lampedusa, Quasimodo, Vittorini, Brancati, Bufalino, Sciascia, sui quali Collura si sofferma raccontando momenti significativi della loro esistenza e meditando sui  loro capolavori. Regalandoci pagine gustosissime e ricche di puntigliose rivelazioni, come quelle sulla “nascita” de “Il Gattopardo” o sugli ultimi giorni di Sciascia e sull’enigma dell’epigrafe sulla sua tomba.

Naturalmente un libro sulla Sicilia non può tacere del cancro che l’ha afflitta e che tuttora l’affligge: la mafia, né trascurare i tanti misteri e intrighi che ne avvolgono la storia. Tra i quali quelli di Salvatore Giuliano e della scomparsa di Ettore Majorana. Né mancano, nel voluminoso saggio di Collura, figure ricche di estro, ai limiti della stravaganza, e di talento, quali il barone Pietro Pisani e il principe di Palagonia, espressioni entrambi della pirandelliana “corda pazza” dei siciliani. E, seppure a occhi aperti, senza mai farsi tradire dall’enfasi e dalla vanagloria dei siciliani poco vigili, Collura dispensa i suoi baci ai luoghi dell’isola che irradiano bellezza, prediligendo tuttavia quelli meno “gettonati”, più “nascosti”, più refrattari a una rappresentazione da stereotipo.

Ne sono passati di anni da quando Collura (correva l’anno 1979), cronista del Giornale di Sicilia, col romanzo “Associazione indigenti” conquistò  Italo Calvino – che concluse la sua scheda con l’annotazione “ottimo libro, da pubblicare subito” – e l’Einaudi. Da allora, lo scrittore e giornalista agrigentino ha continuato a scrivere sulla Sicilia, per Sciascia, il suo mentore, “metafora dell’universo”. E ora  “Baci a occhi aperti”, una sorta di summa dei suoi scritti, non sfigura accanto a saggi fondamentali sull’isola e su chi la popola come, uno per tutti, “Che cos’è questa Sicilia” di Sebastiano Aglianò, intramontabile ancorché risalente a tempi ormai lontani.Matteo Collura e i baci d’amore e di denuncia alla Sicilia

 

 

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