Renzi vuole arrivare alle elezioni da premier del governo dimissionario

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Renzi vuole arrivare alle elezioni da premier del governo dimissionario

Pubblichiano l’intervista al Quirinalista del  Corriere della Sera Marzio Breda apparsa l’otto dicembre sul

Giornale di Sicilia  crisi-governo Renzi

Natale a casa Pd. Metafora di una doppia crisi di governabilità e di identità politica. La lotta sottile per la premiership e il nuovo mosaico di Governo e istituzioni si intreccia con la strategia in progress di Matteo Renzi.

“Una strategia del Premier uscente ricondotta alla saggezza istituzionale grazie al Presidente della Repubblica Mattarella che gli ha fatto constatare l’impossibilità di immediate elezioni anticipate” sottolinea il Quirinalista del Corriere della Sera, Marzio Breda.

Dalla mezzanotte di fuoco della pesante sconfitta referendaria di Renzi, il faro costituzionale del Capo dello Stato rappresenta e  non solo per Palazzo Chigi  un punto di riferimento essenziale per far decantare veleni e tensioni della campagna elettorale più lunga della storia repubblicana e ritrovare l’essenziale convergenza istituzionale.

Gli scenari sono convulsi e delicati,  ma la rigorosa serenità degli interventi di Sergio Mattarella  hanno già delineato un percorso condiviso da tutte le forze politiche per individuare la soluzione più rapida e rispondente gli interessi del Paese. E scongiurare soprattutto che la crisi si avviti su se stessa.

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INTERVISTA MARZIO BREDA DI GIOANFRANCO D'ANNA

  • Che piega sta prendendo la crisi di Governo?

Dalle rapide consultazioni il Capo dello Stato verificherà quali margini parlamentari hanno le varie ipotesi per assicurare la governabilità. Se Renzi non dovesse essere disponibile ad un reincarico o risultasse divisivo, toccherà a un tecnico, ad un arbitro istituzionale, oppure ad un politico formare un Governo per l’approvazione della riforma elettorale e il mantenimento del baricentro economico ed europeo.

  • Renzi bis senza Renzi?

Bisognerà constatare se in definitiva l’obiettivo del Premier dimissionario non sia quello di presiedere il Governo che, dopo l’approvazione lampo della legge elettorale, condurrà il Paese alle elezioni anticipate.

  • Alternative?

Almeno tre: un garante politico-economico, Pier Carlo Padoan, per un Governo di scopo che costituisca un baricentro per Bruxelles e approvi la riforma elettorale sulla base delle valutazioni della Corte Costituzionale. Oppure esecutivo di garanzia, per assicurare la riforma elettorale e il rilancio economico,presieduto da un esponente super partes delle istituzioni come il Presidente del Senato Piero Grasso. La terza ipotesi riguarda la formazione di una nuova maggioranza politica parlamentare attorno al nome di un esponente del Pd  e con un programma concordato con le altre forze politiche. Una sorta di riedizione del centro sinistra.

  • La posizione del centrodestra e di Berlusconi?

Non facile, ma meno critica dei mesi scorsi. L’ex Cavaliere ha bisogno di tempo per riorganizzare un partito che ha subito esodi e scissioni a ripetizione. Proverà a recuperare Verdini e Fitto e a contrattare una legge elettorale che non tagli fuori i suoi candidati. Il tallone d’Achille di Berlusconi rimane la successione politica. L’ultimo delfino designato sembra Paolo Del Debbio. Bisognerà vedere se reggerà o seguirà la sorte di Toti e  Parisi, per citare gli ultini successori designati.

  • È possibile che Grillo incorra nella sindrome di Segni, l’eclissi cioè di chi stravince un referendum e viene travolto dal riflusso?

In effetti il movimento 5 Stelle è un vulcano. Fra i grillini sono esplose numerose faide per la premiership: Fico e Di Battista attaccano Di Maio, per non parlare degli scontri in corso a Roma fra Virginia Raggi, eletta Sindaco  a furor di popolo, e le pasionarie Lombardi e Taverna. Per Palazzo Chigi molti esponenti di base del movimento intendono candidare Chiara Appendino o Milena Gabanelli.

  • Giuliano Pisapia si è fatto avanti per guidare il vasto arcipelago formato da Sel, dai dissidenti e dai probabili futuri scissionisti del Pd, dalle formazioni col simbolo della falce e martello e dall’associazionismo. E’ un leader possibile?

Metterli tutti d’accordo non sarà facile, soprattutto per un garbato intellettuale che ha guidato la metropoli più ricca e meno disastrata d’Italia. Faccio un esempio: persino Renzi è d’accordo con Pisapia. “Ha iniziato a porre questioni tutt’altro che banali, il tema della riunificazione della sinistra c’è, è chiaro e forte e lo affronteremo”  ha detto il Premier. Parole che faranno quanto meno storcere il muso ai militanti storici

  • Salvini e la Lega hanno alzato maggiormente la voce, ma l’analisi del voto del No evidenzierebbe che un leghista su tre avrebbe votato Si…

Salvini dopo aver gonfiato il petto è stato parecchio ridimensionato nell’ambito dello schieramento del centro destra, dove trovano più spazio le posizioni razionalmente più politiche della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Le due formazioni sono costrette a convivere e a spartirsi territorialmente i consensi. Fratelli da Roma al sud e al Nord Salvini. Ma alla fine se il centro destra dovesse entrare in maggioranza verrebbe privilegiata l’esperienza e la concretezza politica della Meloni.

INTERVISTA MARZIO BREDA DI GIOANFRANCO D'ANNA

 

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