Scuola digitale un miraggio che fa arretrare l’Italia

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      La scuola digitale che non c’éScuola digitale un miraggio che fa arretrare l’Italia

“Non è il libro dei desideri….” si legge ancora oggi sulla pagina del sito ufficiale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che presenta il Piano Nazionale della Scuola digitale varato il 27 ottobre del 2015.

È la verità. Ma è una beffarda verità, perché la scuola digitale non è un desiderio e neppure un sogno. Soltanto un miraggio.

Un miraggio che fa innestare  la marcia indietro all’Italia. Lo dimostrano i dati di un’inchiesta particolareggiata pubblicata dall’Agenzia Italia.

Scuola digitale un miraggio che fa arretrare l’Italia

La fotografia dello stato della scuola digitale in Italia evidenzia soltanto l’elenco delle promesse non mantenute. Le sessanta ore di coding, assicurate dal Miur in tutte le scuole primarie, non ci sono ancora. La connessione in fibra ottica in tutte le scuole entro il 2018, poi rinviata al 2020, è ferma a poco più di una scuola su dieci.

L’unico impegno mantenuto riguarda la trasformazione in ogni scuola di un docente in animatore digitale, ma il piccolo fondo spese da mille euro l’anno per ogni singolo istituto e il contributo per il pagamento della connettività  sono in forte ritardo e stentano ad arrivare.

Il bilancio del mancato avvio del piano della scuola digitale è stato tracciato da una rilevazione fatta tra metà luglio e fine agosto 2017 dall’’Osservatorio scuola digitale.

La rilevazione si basa su un dettagliato questionario sottoposto a tutti i dirigenti scolastici con la richiesta di fornire una serie di indicazioni sulle scuole che gestiscono. In tutto il check up riguarda  27.458 plessi, di cui 22.200 del I° ciclo e 5.258 del II° ciclo.

Scuola digitale un miraggio che fa arretrare l’Italia

Non tutte le scuole sono ancora commesse con Internet. E la connessione veloce arriva solo in poche migliaia di plessi in tutta la penisola. Se ci atteniamo solo alle scuole che hanno risposto al questionario dell’Osservatorio, la fibra raggiunge in media il 13% dei plessi. In tutto 1134 scuole, di cui 889 del primo ciclo e 225 del secondo ciclo.

Guardando al dato per regione, le differenze sono enormi: in Emilia-Romagna sono raggiunti dalla fibra oltre il 35% delle scuole, oltre una su tre.  Seguono la Toscana e la Lombardia, con il 17%, e poi Puglia, Lazio, Friuli Venezia Giulia e Veneto con il 12%. In fondo alla classifica Abruzzo e Sardegna, con percentuali appena sopra l’1% e il Molise, dove la fibra pare non essere mai giunta.

In assenza di strutture e soprattutto di strumenti per la didattica digitale a scuola, molti insegnanti già da anni hanno avviato percorsi di didattica digitale basati sull’utilizzo degli strumenti propri dei ragazzi. Sul cosiddetto bring your own device, portare il proprio dispositivo, persistono resistenze da parte degli insegnanti in considerazione delle disparità economiche e sociali tra gli studenti e quindi tra gli strumenti disponibili.

In realtà, dalle sperimentazioni fatte in tante scuole, risulta ormai chiaro che il cellulare è in mano sostanzialmente a tutti, al di là del livello economico-sociale di appartenenza. E l’uso di piattaforme cloud dedicate alla didattica sia quelle in open source, che quelle messe a disposizione a titolo gratuito per le scuole da alcune aziende tecnologiche in protocolli di accordo con il Miur o con le regioni, azzera l’importanza dello strumento che serve quindi solo per accedere alla piattaforma, su cui poi tutti lavorano con le stesse potenzialità.

Il vero problema è la competenza digitale del docente, che deve avere, questo sì, una grande esperienza e autorevolezza per convogliare l’attenzione e le energie degli studenti sul lavoro in classe ed evitare, al contrario, la distrazione e l’uso inappropriato della rete.

Il piano scuola digitale ha comunque concretizzato, nelle scuole connesse, l’introduzione del registro elettronico introdotto nel 2012. Solo poco più di 4000 istituti italiani, uno su due, ha comunque attivato il registro elettronico del docente. Al primo posto c’è l’Emilia-Romagna, con il 57% degli istituti attrezzati e avviati all’uso del registro elettronico, seguita dalla Puglia, Liguria, Basilicata e Campania. Al penultimo posto il Lazio e all’ultimo la Sardegna.

I dati tracciano dunque una foto ancora molto sfocata della scuola digitale. Una scuola che riflette le differenze fra nord e sud. E conferma che sul Paese grava il macigno della burocrazia che di fatto impedisce che con la scuola digitale, e in genere con l’innovazione tecnologica, l’Italia ingrani il turbo dello sviluppo economico e culturale.Scuola digitale un miraggio che fa arretrare l’Italia

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