Tutti gli alibi di Di Maio e le scosse di una crisi mutante

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Tutti gli alibi di Di Maio e le scosse di una crisi mutante
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Moltiplicazione di punti programmatici, taglio dei parlamentari, delegazioni a confronto, vertici a sorpresa: l’andamento a zig zag di una crisi mutante, che sta centrifugando leader e istituzioni, potrebbe evidenziare anche il tentativo più o meno inconscio di una ricerca di alibi e giustificazioni per tenersi le mani libere.Tutti gli alibi di Di Maio e le scosse di una crisi mutante

E’ questa la chiave di lettura sulla quale, dopo l’impennata “no Conte no governo”, si sta riflettendo soprattutto al Nazareno. Una chiave di lettura che riguarda in particolare Luigi Di Maio, ma non esclude gli esponenti del Pd.

Se quello di Di Maio sia un bluff o rappresenti invece un ultimatum lo si capirà fra poche ore. In particolare in relazione all’incessante richiamo di Matteo Salvini e dei leghisti ai 5 Stelle per riannodare le fila della maggioranza giallo verde.Tutti gli alibi di Di Maio e le scosse di una crisi mutante

A fare rialzare la temperatura della crisi è appunto la tattica del doppio forno, in apparenza subliminale ma che ha dei punti di contatto con vari esponenti grillini del governo dimissionario.

Tanto fra la cerchia dei consiglieri del Segretario Nicola Zingaretti, quanto in ambienti che hanno avuto scambi di idee con lo staff del Quirinale, si sta facendo strada l’ipotesi che la richiesta di un Conte bis, subito rispedita al mittente da Zingaretti che aveva già concordato la decisione con Renzi, sia servita in realtà a Di Maio a lanciare la propria candidatura a Palazzo Chigi, una premiership – ecco l’aggancio subliminale ai due forni – che già gli viene offerta platealmente da Salvini.

Tatticismi che rischiano di bruciare chi indugia su entrambi i fronti dei forni. Tutti gli alibi di Di Maio e le scosse di una crisi mutante

Rispetto alla calma apparente che caratterizza il Pd, dove i renziani per prendere l’iniziativa attendono e sperano che si concretizzi l’accordo con i grillini, il Movimento 5 Stelle è invece una polveriera con vari esponenti in rotta di collisione.

In particolare sono in contrapposizione da una  parte il gruppo che fa capo al Presidente della Camera Roberto Fico, che ritiene essenziale l’alleanza col Pd e dall’altra parte Alessandro Di Battista, il senatore Gianluigi Paragone, la vice Presidente del Senato Paola Taverna e il sottosegretario uscente Stefano Buffagni, che capeggiano i parlamentari M5S favorevoli a tenere aperto anche l’altro forno con il partito di via Bellerio o che, comunque, alle eventuali nozze con i dem preferirebbero il voto.

“Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta” diceva Platone.Trattative e aspettative tutte le svolte della crisi

 

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