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Vivere bene ? Si con volontà cultura e intelligenza

by Augusto Cavadi

L’esortazione a “vivere bene” (il buen vivir dei latino- americani) ci raggiunge da molte fonti. Ma come possiamo interpretarla?

Certamente si vive bene quando la nostra dimensione corporea non é incrinata da malanni gravi e persistenti. La salute fisica é, in misura considerevole, un dato genetico ereditario e, per quanto riguarda le menomazioni conseguenti a incidenti, un privilegio della sorte.

Tuttavia, in misura meno rilevante ma non per questo irrilevante, dipende da molte scelte personali di cui siamo in esclusiva responsabili: il luogo in cui fissiamo la nostra dimora abituale, il cibo di cui ci alimentiamo, le sostanze che assumiamo per esempio fumando, la cura che riserviamo alla prevenzione delle malattie (con modesti esercizi fisici e regolari controlli medici). In una parola, si potrebbe dire: vivere in armonia con la natura dentro e intorno a noi. Vivere bene ? Si con volontà cultura e intelligenza

Ma, per quanto si possa essere attenti alla propria sfera individuale, la nostra relazione con l’universo è condizionata da scelte collettive che trascendono le nostre possibilità: l’inquinamento dell’aria, dei mari e delle acque potabili; i mutamenti climatici; le epidemie; lo spreco delle risorse agricole, anche per finanziare allevamenti intensivi di animali che vengono macellati dopo una vita di torture (per poi cucinarne la carne in quantità eccessive e smaltirla tra i rifiuti)…sono tutti fattori di degrado della qualità media della vita provocati da vaste aree della società con la complicità – almeno passiva – dei governi.  I quali spesso aggiungono, ai malesseri dovuti a squilibri nel rapporto con il mondo fisico, i disastri dovuti a conflitti interpersonali e interstatali.

Si può vivere bene in una piccola cabina dotata di molti conforti se il transatlantico sta lentamente, ma inesorabilmente, naufragando?

Molti di noi ci provano tappandosi occhi e orecchie, per non percepire i segnali di sofferenza della natura, degli altri esseri senzienti e di gran parte dell’umanità, nella previsione che il decesso individuale precederà il naufragio complessivo. Ma questa auto-limitazione non è senza costi: bisogna innaffiare pazientemente le nostre tendenze egoistiche, potare continuamente le nostre attitudini all’empatia e alla compassione, inventarci complicate scusanti ideologiche. Nessuno di noi nasce arido e insensibile come un legno secco: deve faticare per castrare le pulsioni alla solidarietà che – secondo le scienze umane – non sono meno reali ed esigenti delle pulsioni all’aggressività e al dominio.

Vivere bene ? Si con volontà cultura e intelligenza
Italo Calvino

Un’alternativa a ciò che Italo Calvino chiamava la rassegnazione all’inferno in cui viviamo sulla Terra e l’adeguamento progressivo ad esso (sino a non avvertirlo più come inferno, sino a considerarlo l’unico habitat concepibile e desiderabile) è cercare, in noi e nella cerchia delle persone che frequentiamo, qualche ragione per resistere.

E’ individuare, nella fase dell’inabissamento del transatlantico, qualche zattera a cui aggrapparsi; in cui radunarsi con i compagni di viaggio che non hanno rinunziato a sperare; da cui ripartire quando tutto sarà visibilmente perduto. Possiamo dare molti nomi a questa scialuppa di salvataggio (etica elementare, umanesimo basico, spiritualità laica…), ma l’essenziale è intuibile: si tratta di far fiorire il nucleo intimo, la radice generativa, della nostra persona.

Che significa coltivare la nostra persona? Assumere seriamente l’invito greco: “Divieni ciò che sei ! ”. Diventa, in atto, ciò che sei in potenza. Realizza le tue possibilità più gratificanti per te e per chi ti circonda, direttamente o mediatamente.

Soddisfa i tuoi cinque e più sensi, la tua vista, il tuo odorato, il tuo gusto, il tuo udito, il tuo tatto: ma con rispetto, e anche con sobrietà.  Misura l’impronta ecologica che lascerai dopo il tuo breve soggiorno terreno.

Non aver paura di sentire a trecentosessanta gradi, dunque neppure dei tuoi sentimenti: non rinunziare a sperimentare le emozioni di cui sei capace (siano essi la gioia, l’allegria, la letizia, ma anche il dolore, la tristezza, la mestizia). L’insensibilità è inversamente proporzionale alla vitalità.

Sei anche intelligenza, animale desideroso di intus-legere : di leggere dentro le cose, dentro gli avvenimenti. Di penetrare oltre il velo, oltre le apparenze: per capire, sia pur parzialmente, sia pur senza mai riuscire a comprendere (= conoscere totalmente e sino in fondo). E di contemplare quei frammenti di verità, quei bagliori di bellezza, che riesci a rintracciare nella trama per molti versi ingarbugliata della natura e della storia.

Sei volontà, appetito di ciò che vale (che è ‘bene’ per te): dunque desiderio di possedere e consumare, ma anche di comunicare e di fruire. Sei erotico perché eros è bisogno di ciò che ci manca, ma anche agapico perché agape è gratuità che dona ciò che manca all’altro. Poiché la forma più alta d’amore è l’amore per la polis, la patria/matria

, é mediante le svariate azioni ‘politiche’ che alimenti la tua fioritura. “Sii tu per primo il cambiamento che vorresti nel mondo!” suggeriva Gandhi. Ma egli stesso non si è limitato alla testimonianza personale, per quanto necessaria e preziosa: ha cercato di contagiare, di coinvolgere, quanta più gente possibile. Ha elaborato progetti, ideato strategie, cercato alleanze: è stato un soggetto politicamente instancabile.

Esplicitare la sensibilità, esercitare l’intelligenza, praticare la volontà-di-bene: forse sono queste alcune linee portanti del “ben vivere”, di una vita sensata perennemente in bilico sull’abisso del non-senso.

Se é con l’etica che ci liberiamo dai condizionamenti individuali, è con le varie forme della politica che possiamo contribuire a liberarci dai condizionamenti collettivi.Vivere bene ? Si con volontà cultura e intelligenza

 

 

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Augusto Cavadi
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Giornalista pubblicista, Filosofo. Fondatore della Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone di Palermo
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