Scuola politica cultura e burocrazia a 50 anni dal ‘68

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Scuola politica cultura e burocrazia a 50 anni dal ‘68

by  Augusto Cavadi

La vicenda è nota. Degli alunni di un Istituto Tecnico di Palermo, nel Giorno della memoria, come risultato di una ricerca personale, espongono in aula magna un cartello con due foto accostate: a sinistra una pagina del “Corriere della sera” sulle leggi razziali fasciste e, a destra, una foto di Salvini che delibera la chiusura dei porti alle navi di soccorso. Il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, al termine di un’indagine, punisce con la sospensione dal lavoro e dallo stipendio per quindici giorni l’insegnante dei ragazzi per non aver censurato il cartellone.

Le questioni che si pongono sono molteplici, ma forse sintetizzabili sotto due profili principali: di merito e di metodo.

Dal punto di vista del merito, si potrebbe disquisire a lungo se le politiche attuali di questo governo siano razziste o meno.

A mio avviso, per esempio, non lo sono: convinto che le “razze” non esistano, penso che vietare il soccorso in mare di naufraghi non sia  un crimine contro una determinata etnia, bensì contro l’umanità.

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Matteo Salvini

Ma, proprio perché se ne potrebbe discutere a lungo, significa che l’opinione affermativa non è manifestamente infondata. Dunque un burocrate non è qualificato, in quanto tale, a dirimere la questione.

Ma, ammesso che la tesi dei ragazzi fosse manifestamente infondata, si aprirebbe una questione formale di metodo: a scuola le opinioni vanno censurate in nome dell’autorità o discusse (ed eventualmente confutate) in nome della cultura?

La logica del provvedimento disciplinare è obiettivamente spaventosa: le idee di un alunno possono essere censurate dal docente, quelle del docente dal dirigente scolastico e così via, risalendo la scala gerarchica, dal dirigente scolastico al dirigente regionale, dal dirigente regionale al ministro dell’Istruzione, dal ministro dell’Istruzione al Presidente del Consiglio dei Ministri…

Qualcuno potrebbe sostenere che la mobilitazione a difesa dell’insegnante non sarebbe così massiccia se le opinioni espresse dagli alunni fossero state di orientamento ideologico opposto.

Per quanto mi riguarda ho i ritagli di quotidiani in cui, una quindicina di anni fa, presi pubblicamente posizione a favore di un alunno militante di destra che, nelle ore pomeridiane, al liceo classico “Garibaldi” di Palermo, teneva dei seminari sul nazismo.

Alcuni studenti, con l’avallo di professori di sinistra, chiesero che venisse vietato al compagno filo-fascista l’uso dei locali scolastici (la polemica attirò anche la troupe delle “Iene” che mandarono in onda un servizio): dichiarai anti-costituzionale e anti-pedagogica la richiesta.

Gli studenti anti-fascisti avrebbero dovuto rispondere a quella che ritenevano una provocazione con gli stessi strumenti: per esempio, offrendo anche loro ai compagni , nelle stesse ore o in ore diverse, dei seminari di critica del nazismo o di illustrazione delle teorie politiche alternative.Scuola politica cultura e burocrazia a 50 anni dal ‘68

La vicenda palermitana di questi giorni non può chiudersi all’italiana. Se la Digos può entrare oggi in un’aula scolastica per reati di opinione, dove potrà entrare domani?

L’opinione pubblica deve esigere che intervenga la magistratura e che eventuali abusi di ufficio vengano severamente perseguiti.

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www.augustocavadi.com

 

 

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