Tsunami Giustizia riforme essenziali: Anna Finocchiaro

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Tsunami Giustizia riforme essenziali: Anna Finocchiaro
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Dopo i magistrati esponenti del Csm Loredana Micciché e Paola Braggion i penalisti Enrico Sanseverino Francesco Caroleo Grimaldi il costituzionalista Giuseppe Lauricella il Senatore Piero Grasso il Presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca ed il Sostituto Procuratore della Dna Teresa Principato nel dibattito sulle riforme più urgenti ed essenziali per scongiurare lo tsunami che sta per abbattersi sulla Giustizia interviene il Magistrato già parlamentare e più volte Ministro Anna FinocchiaroTsunami Giustizia riforme essenziali: Anna Finocchiaro

by Anna Finocchiaro*

Pandemia e giurisdizione, processo e digitalizzazione.

L’introduzione dello strumento informatico nella gestione dei procedimenti giudiziari, in particolare  civili, è già iniziato da tempo, accompagnata da una riflessione che è stata prevalentemente volta agli aspetti di efficienza organizzativa e di efficacia in ordine ad alcuni parametri, primi fra tutti quelli della sicurezza dei dati, della loro accessibilità e affidabilità, della formazione degli operatori, della applicazione omogenea sul territorio nazionale, della indispensabile collaborazione tra giurisdizione e Avvocatura.

L’esperienza può dunque essere considerata positiva in campo civile, mentre suscita conflitto tra opinioni diverse la possibilità di una applicazione al procedimento penale, laddove allo schema del processo cartolare si oppone l’oralità del processo, l’effettività e la vivezza del contraddittorio, il libero convincimento del giudice che si forma nella compiuta e diretta percezione dell’interrogatorio reso dall’imputato, piuttosto che della dichiarazione testimoniale in dibattimento.Tsunami Giustizia riforme essenziali: Anna Finocchiaro

Non voglio negare che alcuna di queste obiezioni abbiano fondamento, ma ritengo che esista ancora spazio di efficientizzazione del processo penale che potrebbe essere utilmente colmato ricorrendo allo strumento telematico, e l’articolo di Piero Grasso pubblicato su questa tribuna ne da conto.

A me pare, però, che la questione che ci sta di fronte, sollecitata, e “ imposta“ dalle limitazioni conseguenti alla pandemia, sia un’altra, e riguardi l’uso della giurisdizione penale, risorsa preziosa e limitata sempre, non solo in un  tempo di emergenza come questo.

In questo senso, nel nostro e, come stiamo sperimentando, anche in altri campi, le nuove esigenze poste in campo da una pandemia che cambierà stabilmente non solo abitudini, ma anche organizzazione dei lavori e sistema delle produzioni, agire della P.A. , procedere di istituzioni nei settori diversissimi del loro operare ( dal sistema dell’istruzione a quello della sanità ) e tanto altro, possono rappresentare un potente fattore di accelerazione di processi di cambiamento sui quali abbiamo troppo a lungo discusso , senza però giungere alla prova di responsabilità di affrontarli, decidendo.

Ora, a me pare che, anche in questa tribuna con l’intervento del Professor Lauricella , si sia colta la necessità di una completa rivisitazione dell’uso dello strumento penale in una società moderna e democratica, rivisitazione che tenga saldo il principio di legalità, ma che finalmente rinunci all’eccesso di simbolico che quello strumento porta con sé, privilegiando effettività della sanzione, efficacia dell’attività di prevenzione e contrasto dell’attività , osservanza della regola, tenuta dei principi costituzionali (dall’obbligatorietà dell’azione penale  al principio di legalità, dal diritto alla difesa ai principi di cui all’art.11).

Ma perché questo accada, è necessario che la risorsa penale non venga dissipata per scopi simbolici (politici) che poco hanno a che fare con la severità, e serietà, di quei fini e che se ne faccia un uso pertinente ed efficace.

Discorso sinora reso difficile dall’accentuarsi, al contrario, di un “ sentimento” che ha avuto recenti manifestazioni ad esempio in materia di riforma della legittima difesa e del nuovo regime della prescrizione, e che per anni si è manifestato con la proliferazione di nuove fattispecie penali , con una produzione normativa extra codice che ha messo in forse la stessa conoscibilità della norma penale ( e, dunque , del principio di legalità) , con la scelta di limiti di pena che hanno tolto equilibrio al sistema penale. Potrei continuare. Il risultato è che, pandemia o no, risulta già  chiaro da tempo che il sistema non è governabile se non con forzature ( a cominciare dal nuovo sistema prescrizionale) e con un sovraccarico insostenibile del lavoro dei magistrati ( tra i più produttivi d’ Europa, è bene ricordarlo).

Ma oggi la questione si pone con drammatica urgenza.

Storicamente, strumento classico di questa riconduzione a fisiologia del sistema penale è stata l’opera di depenalizzazione. Ma non credo che debba essere questo il nuovo criterio ordinatore, almeno non solo quello.

Sono state fatte proposte autorevoli, da parte di alcuni che sono intervenuti in questo dibattito. Le condivido, a cominciare dall’estensione della procedibilità a querela e sino al non luogo a procedere per la minima offensività del fatto.

Ma penso che il tempo che stiamo vivendo, e quello che verrà, discontinuo rispetto al passato per i tanti mutamenti che si impongono, dovrebbe condurci a riconfigurare il sistema penale riordinando, anche gerarchicamente, il sistema di valori ( e dunque dei relativi beni ) che si intende proteggere con la risorsa, lo ripeto, limitatissima, del codice penale . Mi piacerebbe che di questo si  discutesse, e credo che ci sarebbe molto su cui riflettere.

Riterrei necessario, inoltre, che si scegliesse con chiarezza la riserva di codice ( tutto dentro al codice, niente fuori dal codice), perché questo sarebbe assai utile a garantire la conoscibilità della norma penale, principio ineludibile in un sistema democratico, e garantirebbe coerenza sistematica anche sotto il profilo sanzionatorio.

So bene che l’obiezione prima a quest’opera è che non dobbiamo ricorrere a soluzioni da “ massimi sistemi”, e che bisogna concentrarsi sull’esistente.Giustizia le tante riforme rese più urgenti dal coronavirus

Immagino che così sarà, alla fine. Ma avremo sprecato l’occasione pensando che basti limitarsi ad “ acconciare “ il vecchio al nuovo.

Mi auguro, peraltro, che questo avvenga  senza costi in termini di progresso nell’affermazione dei principi costituzionali che governano il sistema della giustizia penale. Non uso a caso il termine “ progresso” . Voglio intendere che non può esserci nessuno spazio al ribasso , e che l’opera di una sempre  più efficace attuazione dei principi costituzionali  non può conoscere sosta.

Per questo occorrerebbe che la discussione fosse limpida: non ci possono essere difese strumentali, come talora mi sembra che accada, ma non ci possono essere neppure cedimenti.

Tsunami Giustizia riforme essenziali: Anna Finocchiaro
Anna Finocchiaro

* Magistrato e già parlamentare. È stata Ministro per le pari opportunità nel Governo Prodi I, Capogruppo del Partito Democratico al Senato e Ministro dei Rapporti con il Parlamento nel Governo Gentiloni

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